71esima Giornata nazionale per le vittime del lavoro: i numeri che non contano

vittime incidenti sul lavoro

Quella delle morti sui posti di lavoro, è uno dei drammi che oggigiorno continua a mietere vittime

Oggi 10 Ottobre, si celebra la 71esima giornata nazionale delle vittime sul posto di lavoro. Una strage senza fine, una statistica in forte crescita. Registra l’INAIL solo nei primi otto mesi è stato presentato un incremento. Circa 772 sono le vittime, dati che preoccupano se pensiamo a tutte le cautele e prevenzioni che dovrebbero necessariamente essere tenute d’occhio. In primis dai datori di lavoro, in modo da assicurare una garanzia e tutela per i diversi lavoratori. Basti pensare all’incidente del 6 maggio, dove la giovanissima Luana, appena 22enne ha perso la vita in un’industria tessile.

Morti sul lavoro: è sempre colpa degli altri

Sempre di più sono le notizie di decessi sul luogo di lavoro, completamente inaccettabile se si considera che tutte queste vittime potevano essere evitate. Di fronte a tale incremento però, il governo insieme ad altri organi quali: Cgil (Confederazione Generale Italiana del lavoro), Cisl (istituto di consulenza per le famiglie) e infine l’Uil (Unione italiana del lavoro) ha deciso di mobilitarsi. Infatti lo scorso 30 Settembre è stata stilato un patto di tutela, secondo il quale è prevista l’assunzione di circa 2300 nuovi ispettori del lavoro. Recita ancora il patto, adottando quindi sanzioni dove vengano accertate adempienze. Misure sufficienti, se fossero state realmente applicate, infatti è triste il fatto che un problema venga realmente preso in considerazione solo, quando è un fatto di cronaca nera ad attestarlo.

Ciò che un datore DEVE fare

Sotto questo punto di vista la documentazione è molto vasta, sono obblighi quelli che un datore di lavoro deve necessariamente svolgere. È un principio secondo il quale è la Costituzione a tutelare la salute, come diritto dell’individuo. Ma iconico è in questo caso l’articolo 41 della nostra Costituzione, il quale recita chiaramente nell’ultima parte che non si può recare danno alla sicurezza, libertà e dignità umana.
La teoria è chiara, allora perché tale non viene messa in pratica? È forse così futile il benessere e la sicurezza di un individuo?

Bisogna fare di più

Il presidente dell’Inail Franco Bettoni dichiara che non è sufficiente ciò che si fa ogni giorno, non basta indignarsi. Bisogna agire, afferma battendo pugno soprattutto sulle norme, che talvolta nonostante la loro presenza vengono ignorate. Ma egli non è l’unico infatti:

le norme in materia di infortuni sul lavoro e le malattie professionali (dlgs n.81/2008 e successive modifiche) assegnano delle funzioni essenziali ai rappresentanti dei lavoratori in azienda o a livello del territorio

(Giuliano Cazzola)


I diversi casi di infortunio

Proprio segnalate negli scorsi giorni diversi casi di vittime, venute a mancare per infortuni, spesso mortali.
Ad Andria il caso di Nunzio Cognetti, deceduto dopo essere precipitato in una vasca di mosto, incastrato nel macchinario per la vinificazione. Così come a Lavarone la precipitazione dal ponteggio di un cantiere edile, la vittima ha riportato troppi traumi gravi, rivelatisi fatali per l’uomo. La precipitazione ha riguardato a Mantova invece, un 45enne che finendo contro un escavatore, è stato più fortunato, non ha perso la vita ma ha riportato un trauma al cranio e alle gambe. E a Brindisi due operai sono rimasti ustionati in seguito all’incendio riguardo il Petrolchimico della medesima città.

Vittime sul lavoro

È per tutti facile parlarne mentre coinvolte sono le famiglie, completamente stravolte, alle quali viene strappato un membro fondamentale. Vengono aperti fascicoli, ricostruzioni, indagini, anche per un eventuale omicidio colposo. Ma quanto è difficile per le persone andare avanti? Quanto è complesso inglobare una perdita così importante? Ricevendo la notizia secondo la quale una persona, mentre stava svolgendo le proprie mansioni base, si è ritrovata vittima di ciò che fondamentalmente svolgeva per portare avanti la sua famiglia.



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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.