Giovanna Ballirano, la donna che racconta storie con una matita

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Giovanna Ballirano, architetto e graphic designer

Ha aperto da poco il suo primo e-commerce, dove vende articoli di cartolibreria creati da lei

Giovanna Ballirano, classe 1989, ischitana d’origine, ma vive a Padova da tempo. Una laurea in architettura in tasca, che l’ha portata in una direzione diversa rispetto ai percorsi tradizionali che si percorrono dopo studi simili. Un pizzico di ingegno, incoscienza e coraggio hanno portato Giovanna a creare il suo primo shop online, dove possiamo ammirare le sue stupende creazioni.

Allora, Giovanna, nasci come architetto e sei diventata, possiamo dire, una imprenditrice. Ti aspettavi tutto questo?

Assolutamente no. Ho seguito il naturale andamento delle cose. Inizialmente non avevo un piano preciso, sono andata un po’ allo sbaraglio, come tutte le cose che nascono. Poi pian piano le cose si sono evolute, ho dovuto iniziare a fare tanti piani. E le cose iniziano a prendere forma.
Ci sono tante cose che non sai una volta uscito dall’università. L’università ti forma la mente, poi sbatti il muso contro la realtà sotto tanti punti di vista. Non avevo idea di cosa ci fosse dietro un’attività.

Diventi all’improvviso contabile, capo di te stessa, cercatore di fornitori di fiducia, creativo, ideativo, progettista, disegnatore. E se non hai un buon piano, le cose ti scivolano di mano. La cosa che mi tiene sempre su, è trovare un lato positivo anche quando va tutto male. Esempio è stato il 2020 sul fronte matrimoni. Senza l’e-commerce probabilmente sarei fallita. E adesso si va avanti, cercando uno spiraglio di entusiasmo nel nuovo anno.

Come hai fatto ad incrementare quelle che sono le competenze necessarie per il mondo del lavoro, dato che parli dell’università solo come “formatrice della mente”?

Ho studiato. Ovviamente l’università ti forma la mente e ti consente di avere gli strumenti necessari per capire cosa vuoi fare, poi quando entri in contatto col mondo del lavoro, capisci cosa ti piace di più o cosa meno. Architettura ha mille sfaccettature. Io mi sono avvicinata al mondo del disegno industriale. Capita la strada, ho studiato i mezzi per arrivare a quell’obiettivo.

E questo obiettivo ti ha portato fino a Padova: come mai questa scelta, Giovanna?

Matteo, il mio compagno! No, scherzi a parte. 50 e 50. L’isola mi stava iniziando a stare stretta. In questo mondo hai bisogno di confrontarti con tanti fornitori. E l’isola non mi offriva quello che stavo cercando. In più con Matteo stavamo capendo dove dislocarci e per ora siamo qui. Magari fra un anno saremo altrove, non lo sappiamo.

Parli spesso anche di Matteo su Instagram, che oltre ad essere il tuo compagno è anche un bravissimo fotografo. Vi aiutate anche nelle vostre professioni?

Matteo si diletta nella fotografia, non è la sua professione, anche se spesso ne parliamo. Matteo è il mio braccio destro, è il mio punto di riferimento, stiamo bene perché ci divertiamo. Un giorno ci piacerebbe assolutamente lavorare insieme, avere uno studio tutto nostro, ma bisogna fare le cose per gradi, perché va bene l’entusiasmo, ma i conti devono tornare.
È la sua passione, la sua valvola di sfogo e magari un giorno tutto prenderà la giusta piega.

Glielo auguro! Altri tuoi punti di riferimento anche nella vita lavorativa sono tua sorella e tuo padre. Che ruolo hanno loro nel tuo progetto?

Lo è tutta la mia famiglia. Anche mia mamma. Senza mamma e papà non avrei avuto la possibilità di studiare proprio nulla. Loro mi hanno sempre appoggiata anche quando non avevo alcuna certezza, dicendomi che a prescindere dal risultato, ci sarebbero comunque stati sempre a darmi una mano. E io gliene sarò sempre grata. Mia sorella è la mia metà. Siamo agli opposti, abbiamo avuto sempre caratteri contrastanti, però vivere insieme da sole durante il periodo universitario, ci ha fatto legare tantissimo.
Lei spesso di prendeva cura di me quando ero stressatissima e viceversa.
Ci facevamo da mamma a vicenda.

Quindi loro tre sono senza dubbio le fondamenta di tutta sta storia.
Se proprio la vogliamo dire tutta, mi sono iscritta ad architettura per riscattare papà dalla sua malattia, la retinite pigmentosa, una malattia ereditaria che porta progressivamente alla perdita della vista. Andavo bene in tutte le materie, non sapevo cosa fare, cosa fosse più nelle mie corde.

Si mi piaceva disegnare, ma nulla in più rispetto al resto. Papà faceva il geometra. Allora pensai: “Beh, se divento architetto almeno posso dire di aver fatto qualcosa di buono nella vita”. A 18 anni è difficile capire cosa vuoi dalla vita e non lo sapevo neanche a 24-25 quando mi sono laureata, l’ho capito sul campo: un po’ di coraggio e si va.

È proprio vero, a 18 anni si è maggiorenni solo sulla carta, ma in realtà non si capisce nulla. Hai dei ricordi dei tuoi primi passi nel mondo del disegno? La tua prima commissione?

Le prime esperienze sono state per dei concorsi di architettura. Ho dei ricordi bellissimi, lavoravamo in team. Poi ho iniziato a disegnare partecipazioni per amici e parenti, come si fa all’inizio. E poi è diventato il mio lavoro a tutti gli effetti.

Giovanna, come nascono le tue idee per i prodotti dello shop? Da cosa ti lasci ispirare?

Domanda da un milione di dollari. Il cervello non si ferma mai, soprattutto prima di dormire quando poggio la testa sul cuscino. L’idea molto spesso non ha un filo conduttore, viene all’improvviso, davvero molto spesso è una lampadina. A volte è una cavolata, a volte è quella giusta. Poi quando la metti su carta e vedi che funziona, è davvero una gran bella sensazione, soprattutto quando la vedi trasformarsi in prodotto finito… Non si può spiegare a parole quella sensazione di adrenalina, per questo poi non riesco più a farne a meno.

Per finire, altri progetti in vista per questo 2021?

Un paio top secret di cui non parlo per scaramanzia. Sicuramente ci sarà una evoluzione delle box col progetto “smell the box” che nel 2020 è piaciuto molto e si sta allargando. Anche qui, la ricerca di fornitori e artigiani italiani con cui collaborare è fondamentale. E alcuni progetti di branding per piccole realtà imprenditoriali di cui sono davvero contenta!

Ottimo! Tanti progetti in cantiere!

Speriamo bene! Posso dare un in bocca al lupo enorme a tutte le attività e dire ai giovani ragazzi di non mollare!?

Devi!

Prima o poi tutto arriva, bisogna solo avere pazienza e perseveranza, un po’ di incoscienza, ma soprattutto le carte in regola! Cerchiamo di portare avanti questo Paese con onestà!

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.