Hitler morì suicida il 30 aprile 1945 insieme a sua moglie Eva Braun

Morte di Adolf Hitler il 30 aprile 1945

Il 30 Aprile 1945 Hitler si tolse la vita, ma non morì solo. Insieme al dittatore c’era Eva Braun: sua moglie da appena poche ore

Il 30 Aprile 1945, dopo soli dieci giorni dal suo 56esimo compleanno, Hitler decise di suicidarsi e a togliersi la vita insieme a lui fu Eva Braun: la compagna di una vita, che era diventata sua moglie da sole poche ore.

 Il loro matrimonio ebbe dunque la funzione di precedere, anzi, accompagnare verso la morte; una morte decisa in questi termini, pur di non cadere nelle mani nemiche e risultare dalla Storia gli “sconfitti”.

Hitler non si faceva più illusioni sull’avanzata dei russi a Berlino: gli Alleati stavano sconfiggendo le forze tedesche ed avevano intenzione di vendicarsi sui capi del nazismo, per le innumerevoli e imperdonabili spietate azioni di cui si erano macchiati durante la II Guerra Mondiale.

Il Fuhrer aveva quindi avuto paura di fare la stessa fine di Benito Mussolini e Claretta Petacci, (uccisi dai partigiani il 28 aprile), poiché la definitiva sconfitta della Germania era prossima e il governo tedesco sarebbe stato presto chiamato a rispondere di crimini di guerra e contro l’umanità.

Il matrimonio e poi la morte

Consapevole del suo destino, ormai segnato, Hitler decise quindi di pilotare ancora una volta gli eventi, gestendo “l’inevitabile” e scrivendo la parola “fine” a modo proprio.

Nella notte tra il 28 e 29 aprile Hiter e la Braun convolarano segretamente a nozze. La mattina del 30 aprile, Hitler venne infatti a sapere che ormai anche le ultime sacche di resistenza, a Berlino, erano state circondate e fatte prigioniere: la fine era dunque vicina.

Dopo aver pranzato si ritirò quindi nel suo appartamento privato (nel Bunker alla Cancelleria del Reich) con la moglie e quando, dopo un’ora, un collaboratore entrò nella stanza, li trovò entrambi morti: il Fuhrer con un colpo della sua pistola Walther PPK, alla tempia, mentre la Braun aveva ingerito acido cianidrico, un potentissimo veleno, morendo in pochi istanti. Quel pomeriggio i loro resti, seguendo le disposizioni dello stesso Hitler, furono portati via, cosparsi di benzina e bruciati in una fossa all’esterno del rifugio.

Ma chi era davvero Eva Braun?

Ma chi era questa elegante donna che decise di sacrifcare la sua vita per un uomo? E non un uomo qualunque, bensì l’artefice di tanti crimini orribili contro l’umanità?

Di certo era una donna spinta non solo dall’amore, ma da qualcosa che va addirittura oltre: un vero e proprio atto di fede.

Basti pensare che, se da giovane aveva sognato di diventare una fotografa professionista, una volta incontrato Hitler, decise di stargli sempre accanto, diventando una sorta di sua segretaria personale. Fu però considerata la donna più infelice del regime, poiché, nel corso del tempo, furono innumerevoli le assenze e i tradimenti subiti da Hitler. La sofferenza della donna fu profonda al punto di tentare il suicidio più volte, per un solo scopo: attirare l’attenzione dell’uomo che amava.

Il suo fu un amore che andò oltre tutto: resistette ai crimini commessi da Hitler e agli innumerevoli rifiuti: Hitler aveva sempre evitato di sposarla prima di allora, perché temeva che il matrimonio potesse indebolire la sua immagine di leader. Ma Eva scelse il sentimento, nonostante tutto. Infatti, dopo una vita di attese, acconsentì a diventare la moglie di Hitler, quando ormai era caduto in rovina, scegliendo ancora una volta di unirsi per sempre a lui, prima in vita e poi in morte.

Ambasciator