Il mastino napoletano, tra storie e leggende

mastino napoletano

Il mastino napoletano: l’origine del suo nome e il suo legame con la città

Il mastino napoletano è una razza canina italiana dalle origini antiche, discendente diretta dei molossi assiro-babilonesi, diffusa poi all’epoca dell’Antica Roma. È caratterizzato da una struttura massiccia, pelle rugosa e un temperamento protettivo. Si distingue da altre tipologie di cani per una caratteristica particolare: la forte lealtà alla famiglia.

Quest’ultimo possiede inoltre, la capacità di essere un efficace cane da guardia. I requisiti fondamentali per la sua gestione includono una socializzazione precoce, un’esercitazione moderata e attenzione alla salute, dato che è altamente soggetto a rischi fisici come la displasia dell’anca.

Storia del mastino napoletano e origine del nome

La prima testimonianza del mastino napoletano risale ad un bassorilievo assiro del IX secolo a.C., conservato oggi al British Museum di Londra. Altre ipotesi affermano invece, che fu grazie ai fenici che la razza si diffuse in tutto il mediterraneo. Ciò che è certo però, è che le prime notizie attestate riguardano il periodo dell’Antica Roma, ove le fonti dimostrano il loro uso nelle arene contro belve o come cani da guardia delle ville di campagna.

Noto per le sue grandi dimensioni e per la sua forza, il mastino napoletano rappresenta l’esempio di una razza canina che è giunta sino a noi. Prima di acquisire l’attuale nome, veniva definito “Cane ‘e presa“, mentre ancora dopo verrà rinominato mastino, termine che deriva da “massatinus“, guardiano della masseria.

Il suo nome completo attuale, pertanto, ha origine dalla sua riscoperta partenopea successiva al presunto rischio d’estinzione durante la prima parte del XX secolo. Con la Prima Guerra Mondiale, infatti, è stato quasi decimato, ma poi la razza è stata riscoperta e portata alle antiche glorie dallo scrittore Piero Scanziani, a Napoli nel 1946. In questo periodo, essa veniva utilizzata essenzialmente per sorvegliare i poderi nell’entroterra partenopeo.

Il legame con la città

Il mastino napoletano si trovava soprattutto nelle ville patrizie di luoghi come Cuma, Pozzuoli e Sperlonga, dove acquisiva un aspetto largo, possente, con arti corti e forti e una testa imponente.

Anche nel mondo dell’arte assume la sua importanza: alla Reggia di Caserta è possibile trovare la rappresentazione di questa tipologia di cane nell’opera del gruppo scultoreo Diana e Atteone (modello complessivo realizzato da Tommaso Solari), una fontana con due gruppi di statue su finte rocce di fronte a una cascata d’acqua, che vede raffigurato nel gruppo di sinistra, un uomo con la testa di cervo assalito da cani, tra cui mastini e danesi, tutto immerso in una vasca semicircolare con bordatura rustica.

Nonostante le sue certificate origine lontane e la sua attuale residenza in tutto il mondo, il mastino ha trovato nella città di Napoli il suo habitat naturale fino a stabilirsi nel territorio e assimilarne il nome.

Egli è noto per il suo aspetto imponente e il carattere protettivo, ma è anche affettuoso e devoto alla sua famiglia. Se adeguatamente rispettato nella sua natura, non è aggressivo senza motivo e difende il territorio solo quando necessario.

Considerando questo lato del suo carattere, sembra quasi aver assorbito dalla popolazione l’atteggiamento forte e protettivo, ma dal cuore buono. Quindi, il mastino napoletano rispetta stranamente i tratti partenopei e trova similarità anche nel suo comportamento, mostrandosi fedele e fortemente legato alla famiglia, peculiarità che contraddistingue da sempre il popolo napoletano.

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