Il modello neozelandese: come si vince il coronavirus?

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Nuova Zelanda vincitrice nella battaglia contro il coronavirus.

Situato nel cuore dell’oceano Pacifico, il piccolo Stato della Nuova Zelanda oggi è al centro dell’attenzione mondiale. Si parla difatti di modello neozelandese. Per la seconda volta in meno di un anno il coronavirus è stato sconfitto. Lo annuncia con soddisfazione il Ministro della Salute neozelandese Chris Hipkins:

“ E’ una grossa pietra miliare. I neozelandesi ancora una volta hanno schiacciato il virus grazie al loro comportamento collettivo.”

I numeri parlano chiaro : il 30 Ottobre è stato registrato un solo caso di contagio in 24 ore, cosa che si è replicata tre volte durante tale settimana. Nell’ultimo mese solo tre volte si sono contati più di dieci casi al giorno: il primo ottobre con 12 nuovi contagiati, il 21 ottobre con 25 e il 24 ottobre con 11. La mortalità è ridotta al minimo: solo l’1,3 %. Alla fine dei conti il Paese ha registrato alcuni dei numeri più bassi al mondo: in sei mesi 1.861 casi e 25 morti. Sono dati inequivocabili, dinanzi ai quali s’impallidisce guardando al contempo il collasso odierno italiano e dei vicini europei.  

Il modello neozelandese: una chiara strategia

Vien naturale chiedersi come si siano raggiunti allora tali risultati. Alcuni gridano al “miracolo”, altri semplicemente hanno individuato un modello neozelandese. Sin dall’inizio della pandemia la giovane premier neozelandese Jacinda Ardern ha messo in campo una ferrea strategia delineata nei minimi dettagli che le ha permesso di annunciare la vittoria sul covid-19: nel corso di una conferenza stampa ha dichiarato che le possibilità che il Paese abbia eliminato la trasmissione del virus si aggirano intorno al 95%.

” Il virus è di nuovo sotto controllo. Possiamo sentirci ancora una volta orgogliosi di questo risultato che abbiamo raggiunti tutti insieme, uniti più che mai”.

Con estremo orgoglio ed emozione ha corollato il discorso con una similitudine finale:

” La nostra piccola squadra ha fatto quello che fanno sempre le nostre nazionali sportive: ha abbassato la testa e tirato avanti.”

Il modello neozelandese: la prima ondata di contagi

Sin dalla prima ondata di contagi che si è registrata a Marzo, la Nuova Zelanda ha risposto con fermezza: il 23 Marzo, con nessuna vittima e solo 102 casi accertati la premier ha dichiarato il lockdown generale. Una misura restrittiva,talvolta giudicata fin troppo dura, che si è accompagnata ad un efficiente azione governativa mirata a mantenere sotto controllo il virus. Sin da febbraio sono state chiuse le frontiere per i cinesi, da marzo per tutti i non residenti. A ciò si aggiungono tamponi di massa e un programma rigoroso di tracciamento dei contatti grazie ad un app di contact tracing ( simile ad Immuni). Il livello di allerta non si è mai abbassato ed il governo si è sempre mostrato vigile ed attento in ogni sua mossa.

La nuova emergenza

Nel complesso, quest’estrema pianificazione ha permesso di non arrivare ad un punto estremo del contagio. Tale modello si è celermente replicato dinanzi ad una nuova ondata ad inizio agosto. Da inizio giugno il Paese registrava zero contagi. Immediato è stato l’allarme profuso al divampare di un focolaio in un caseggiato popolare di Auckland, città più densamente abitata, dove vive circa metà della popolazione del Paese. L’intervento è stato duro e mirato di nuovo a debellare il virus. Un nuovo lockdown stringente, libertà limitata di spostamenti, chiusura delle frontiere e tamponi di massa. (Solo nella settimana di Ferragosto sono stati fatti più di 20 mila test al giorno in un Paese che arriva a poco più di 5 milioni di abitanti.)

«Vedo nel resto del mondo come funzionano le alternative, e non mi sembra ottimo», ha detto Jacinda Ardern con tono severo.

Il modello neozelandese: uniti si vince

Indiscussa leader del modello neozelandese, la giovane premier Jacinda Ardern ha riscosso ammirazione ma soprattutto consensi agli occhi dei suoi cittadini per la gestione accurata, rigorosa ma anche empatica con la quale ha affrontato l’emergenza. Più volte ha difatti mostrato la sua vicinanza alla popolazione, puntando sul concetto di comunità, non distinta dallo Stato. Tutto il Paese vive una medesima situazione difficile e non vi è differenza tra personalità di spicco, politici e ceti medi, comuni. Il motto è ben chiaro: uniti si vince. Non vi è un antagonismo tra governo e popolazione bensì armonia, solida connessione.
Immediato e spontaneo è il parallelismo generato con il contesto italiano, ove regna il malcontento e le accuse ad uno Stato negligente ed indifferente alle sofferenze dei cittadini sono predominanti in ogni focolaio di protesta.

Uno straordinario successo

Il successo raggiunto nella lotta al covid-19 è stato determinante anche per il trionfo della Ardern alle elezioni tenutesi il 17 Ottobre. Una vittoria schiacciante quella della donna con il partito laburista che avrà circa 64 seggi in Parlamento su un totale di 120. (Più del 50%) Di certo i cittadini hanno premiato la gestione efficiente ed il conseguente blocco della diffusione dell’epidemia. Necessario è, tuttavia, non abbassare la guardia e non proclamare in modo avventato l’uscita dall’emergenza : “Vogliamo tutti evitare ulteriori restrizioni, per questo dobbiamo restare vigili”.
Il miracolo neozelandese può divenire un esempio concreto da seguire? Ci si può rivolgere con fiducia ad un modello appurato ed efficiente?
Sembra che le grandi nazioni europee, abbagliate dal loro eurocentrismo, da un’alterigia diffidente, si limitino a guardare con distacco i risultati virtuosi di altri piccoli Stati.

Photocredit: @JacindaArdern

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.