Il Superman napoletano

Il Superman napoletano

“La leggenda del Superman napoletano” è una semplice canzone o voglia di cambiamento?

Cos’è una canzone se non una poesia cantata? Certo, ci son poeti e poeti così come cantanti e cantanti ma il succo non cambia. Se una canzone ti tocca l’anima, allora è scritta bene. Già sapete come la penso, il giudizio su cosa emoziona non mi appartiene e non dovrebbe appartenere a nessuno dato il vissuto di ognuno di noi. I gusti personali sono un’altra cosa, non confondiamo i concetti, partiamo dalle basi.

Ascoltando vagonate di musica e provando a spaziare tra più generi per conoscerne quanta più possibile, per cercare di trovare nuove emozioni, per arricchirmi, anni fa, era il 2014, mi imbattei in un cantautore napoletano ai tempi poco conosciuto che con solo una chitarra ed una voce dolce e gentile toccò alcune corde che pensavo non avere più.

Credetemi quando vi dico che la musica può letteralmente salvarvi la vita.

Sto parlando di Tommaso Primo e, nello specifico, parliamo di “Posillipo interno 3”. La canzone, semplice nella sua complessità, tratta di un argomento molto delicato. L’apparire, l’essere visto come quello che non ha bisogno di chiedere prendendo e basta, la mancanza di empatia. Tommaso, nelle sue canzoni, fa l’esatto opposto, propone qualcosa che apre e che cerca di far aprire chi, a differenza sua, non riesce a fare. Esternare i propri sentimenti è un qualcosa che tutti dovremmo imparare, empatizzare col prossimo cercando di apparire meno ed essere di più.

“Che a finale dinto ‘a vita è sul na questione ‘e core”

Cosa può rappresentare questa frase? Tutto e niente. Ognuno di noi è diverso e vive la vita con i propri principi, c’è chi ne ha di più, chi di meno, chi calpesterebbe il prossimo pur di arrivare primo e chi, invece, prova a migliorare sé stesso per avere ciò che vuole. L’introspezione è ciò che ci distingue gli uni dagli altri. Tutto è soggettivo

Nel corso degli anni ho continuato a seguire Tommaso Primo e devo dire che ogni suo pezzo è riuscito a prendere qualcosa di me e risvegliarlo, a creare qualcosa di nuovo, ma vorrei fermarmi su un’altra canzone che può rappresentare bene lo spirito del nostro popolo.

Ne La leggenda del Superman napoletano si ipotizza l’atterraggio di Clark Kent a Napoli e non nelle campagne americane. Una serie di stereotipi simpatici fatti di nomi, Ciro o Gaetano (sarebbe diventato Clarkè, così, perché da noi il nome è sempre vezzeggiato) ipotizzati da Tommaso, di una madre devota a Santa Rita e di un costume realizzato con calzamaglie, pennarelli e di un’immancabile maglia di Maradona. Canzone simpatica e leggera ma con un tocco di amarezza.

Non voglio analizzarla rigo per rigo, figuratevi, ma il concetto è facile da intuire. Se Superman fosse atterrato a Napoli, avrebbe combattuto contro la camorra, contro i soprusi, contro gli arroganti ed i prepotenti, avrebbe aiutato i più deboli anche semplicemente facendo una partita a carte con qualche vecchietto fuori ad un vascio o ad uno dei circoletti che riempiono la città.

Una domanda, però, mi ha riempito il cervello. C’è davvero bisogno di un super uomo per salvare la città da quello che non va bene?

Cosa si può fare?

Il popolo napoletano è ricco di sfumature. Vero, ogni essere umano è così, anche in quel di Singapore, ma da noi c’è qualcosa di diverso. Durante i miei viaggi non ho mai incontrato un modo di pensare, di vivere, di prendere la vita come quello napoletano. Il bene va sottolineato ed il male, purtroppo, accettato. Senza che ce ne rendessimo conto tanto siamo quasi diventati refrattari. Perché è più facile non vedere, far finta di non vedere. Non tutti, non completamente, ma volete per caso dire che non è così se ragioniamo da “popolo”?

Piccolo, piccolissimo esempio. Na cosa a piacer vi fa venire in mente qualcosa? Sapete quante figure che si vestono di autorità per il ruolo ricoperto ho visto acconsentire a quella semplice, semplicissima richiesta, pur di fermarsi a due metri dal posto in cui devono entrare piuttosto che farsi 5 minuti a piedi? Mi direte voi, perché tu non lo hai mai fatto? Ipocrita! Avete ragione, ma è proprio questo il punto.

Siamo un cane che si morde la coda, ognuno di noi dovrebbe fare la propria parte e non solo lamentarsi. Negli ultimi anni, nel mio piccolo, piccolissimo, sto provando a migliorare la città anche semplicemente non acconsentendo a quelle richieste, rispettando i segnali stradali, richiamando chi, per esempio, getta per terra il mozzicone della sigaretta. E mozzonieri non esistono più. Evitiamo.

Immaginate quanto, semplicemente pensando alla pulizia delle strade, sarebbe più vivibile Napoli se ogni padrone di cane alzasse gli escrementi del proprio cucciolo e lo gettasse negli appositi contenitori, che ci sono, nun facit ‘e quaqquaraqua (mi perdonassero gli amici siciliani per il prestito), se ogni fazzoletto fosse gettato nei cestini. Immaginate quanto si potrebbe camminare più serenamente per il lungomare di Mergellina se i motorini non sfrecciassero che manco Valentino Rossi ai tempi d’oro al Mugello. Semplicemente pensate. Piccoli gesti, da Normalman (qualcuno, i più grandi, si ricorderanno De Luigi ma no, non mi riferivo a quel tipo di eroe).

Lo so, disabituarsi a ciò che è comodo per noi stessi rendendolo un poco meno comodo per un bene comune non è facile (quante volte avete assistito ad un parcheggio in curva sulle strisce perché tizio o tizia doveva prendere una cosa in farmacia, solo 5 minuti, che problema può creare?). Anche a Singapore lo fanno, ma pensiamo a noi.

Recentemente si è letto della signora aggredita da una baby gang e poi rapinata (con tanto di video annesso). Si dipinge Napoli così quando, invece, cose del genere accadono in tutte le parti del mondo. Purtroppo aggiungerei. Anche a Singapore.

Sto Singapore non deve essere accogliente come città, eh?!

Il male non si estirpa con le sole buone intenzioni dei cittadini, le autorità e le istituzioni dovrebbero fare molto di più, ma questo discorso non può essere certo affrontato da uno come me, definito un sognatore, a volte nu scem (mentre scrivo di musica tra l’altro), per il semplice fatto di pensarci. Napoli è sempre stata così, è inutile che fai, nun ce penzà. Questa filosofia mi manda in bestia. Nun ce penzà?

Anche il Superman napoletano ha il suo punto debole

Nella canzone, il buon Primo mette come nemico che toglie le forze al Superman napoletano il verde kriptonite (se non siete amanti dei fumetti colpa vostra) della Lega Nord. Certo l’accostamento ci sta ed è metaforico, ma penso che il nemico giurato di questo supereroe sia lo stesso popolo napoletano, almeno quella fetta che non vuole smettere di girarsi dall’altra parte. Fa paura e sarebbe stupido ed altrettanto incosciente dire il contrario, pensare di combattere veri e propri Sistemi (la lettera maiuscola è voluta) con le proprie forze è impossibile, ma possiamo renderci migliori e rendere migliore la città.

Siamo un grande popolo, perché non potremmo diventare l’esempio di civiltà e cultura, di accoglienza e civiltà che potremmo essere? Leggere il cuore delle persone non è semplice ma ci siamo rivoltati contro tutto e tutti quelli che hanno provato a conquistarci, perché se il nemico è interno ci giriamo dall’altra parte? Perché se un milanese parla male di Napoli ci infervoriamo e poi acconsentiamo a richieste come l’esempio fatto in precedenza?

Certo, ad avercelo un Ciro o Gaetano coi superpoteri, tutto sarebbe più facile, ma purtroppo non c’è. Non voglio cambiare il mondo, così come non vuole cambiarlo Tommaso Primo con la sua musica ma, indirettamente, lo ha fatto. Lo fa. Perché non potrei riuscirci anche io, nu scem, con qualche riga scritta?

Vi saluto con l’ultima strofa della canzone

“E a chi le chiere ancora “Ma che ce staj a fa?” Rispunness “È n’onor a essere nato ‘cca!”

Che dite, vogliamo essere noi stessi il supereroe che la nostra città si merita? Ce pruvamm?

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