Giornata Mondiale della fotografia, intervista a Ilaria Rosso: “è stata la fotografia a scegliermi”

giornata mondiale della fotografia

Ricorre oggi, 19 agosto, la giornata mondiale della fotografia. Per l’occasione Ambasciator ha intervistato Ilaria Rosso giovane fotografa specializzata in ritratto ambientato

La fotografia è da sempre, un mezzo amatissimo, utilizzato per immortalare i momenti più importanti, le serate più divertenti, i luoghi più belli. Nata nel 1839, è presente nelle nostre vite sempre più, come mai prima d’ora.

La data del 19 agosto per celebrare la Giornata Mondiale della fotografia, fu scelta nel 2010 perché, proprio in questo giorno, ricorre la nascita del dagherrotipo: il primo procedimento di sviluppo scoperto dai francesi Joseph Nicèphore Nièpce e Loui Daguerre nel 1837.

Per celebrare questo giorno nel modo più efficace possibile, noi di Ambasciator abbiamo contattato Ilaria Rosso: una giovane ragazza che ha fatto della sua passione, il suo lavoro. Non senza una sana dose di determinazione. Una giovane ragazza che ha saputo raccontarci, e ha saputo farci vivere attraverso le sue parole, l’amore che da sempre la lega al mondo della fotografia.

Chi è Ilaria Rosso? Raccontaci un po’ di te

Sono Ilaria Rosso, in arte @revefotografie e sono una fotografa specializzata in ritratto ambientato. Sono nata e vivo in Piemonte dove ho studiato scienze della comunicazione: lo spoiler è che non ho mai studiato fotografia se non due corsi da 10 lezioni sulle basi della tecnica fotografica e sulla post produzione con light Room. Ho 25 anni, e sono una ragazza molto carica ed energica, desiderosa di fare 1000 cose, che cerca ogni giorno di ampliare i propri orizzonti lavorativi: proprio per questo oltre alla fotografia mi sto specializzando in digitale in graphic design and communication, grazie ad un master.

Come e quando hai capito che la fotografia era la tua passione e il sogno di un lavoro futuro?

Da sempre ho un pensiero fisso: non sono stata io a scegliere la fotografia, è stata la fotografia a scegliere me. In casa ho una foto di me a sei anni con una macchina fotografica giocattolo in mano. Ma ho iniziato a fotografare solo all’età di 16 anni, con la speranza di poter dare spazio e libertà alla mia creatività. Da lì non mi sono più fermata: ho iniziato ad avere i primi clienti e dopo qualche anno sono arrivata ad aprire partita Iva.

Suoi tuoi account (instagram e tik tok) supporti molto la body positivity. Come le insicurezze dei modelli incidono sullo shooting e come fai a far sentire i tuoi modelli a proprio agio?

A differenza di altri colleghi e colleghe non mi piace utilizzare la fotografia come strumento di vanity metrics personale, ma solo come strumento che possa, tramite i miei occhi, donare un rimando della realtà e della bellezza che le persone hanno intrinsecamente. Per questo motivo, per etica personale, non andrò mai a modificare i connotati dei volti di chi fotografo, non toglierò mai le rughe e non trasformerò le forme dei corpi. Quello che voglio fare con il mio modo di fotografare, è ridonare all’altro la bellezza invisibile che si ha dentro, tramite delle immagini empatiche, e non per forza belle (per chi poi?). I miei scatti infatti sono molto semplici e spontanei, preferisco lasciare la finzione e gli artefatti a chi sa gestire.

Ci parli del tuo ebook?

A gennaio 2020 ho lanciato il mio primo e-book che parla di fotografia e comunicazione efficace. Questo progetto nasce dal desiderio di mettere in pratica i miei studi semiotici riguardanti le immagini, e soprattutto dalla mia necessità di fornire alle persone appassionate di fotografia, uno strumento in più per comprendere il modo in cui poter creare delle immagini, non solo tecnicamente valide ma anche ,compositivamente efficienti: parlo di linee, diagonali, cerchi, ma anche di teoria del colore e molto altro.

Cosa ti piace maggiormente dei tuoi progetti fotografici e qual è la parte che più ami del processo di creazione e realizzazione (shooting, editing, ecc)?

Amo follemente creare il set da zero, a partire dalla location per poi passare all’outfit, al mood e successivamente gli scatti e la post produzione di questi ultimi. Inutile dirlo, la parte che senza alcun dubbio, mi diverte di più è andare alla ricerca degli oggetti di scena vintage che identifichino al meglio il mio stile e lo rendano riconoscibile.

Hai una musa ispiratrice? Qual è l’artista che è per te esempio ed ispirazione?

Anni fa avrei detto Alessio Albi e Marta Bevacqua, adesso invece ti dico: la natura e la musica. Da un anno a questa parte mi sono resa conto che osservare troppo l’immagine altrui suscitava in me un senso di inadeguatezza e di poca competenza: mi sembrava sempre di non fare mai abbastanza. Poi ho capito che non era funzionale per me osservare i lavori altrui ma era decisamente più naturale e sano ispirarmi a quello che amo: il verde, i campi di campagna e la musica nelle orecchie. Di Muse in fondo ne ho ben due: in primis la natura e subito dopo la musica con cui vado a braccetto tutti i giorni.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.