Vaccinato con ReiThera, Ilario Arena senza Green Pass

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Ilario ha scelto a marzo 2021 di sottoporsi alla sperimentazione del vaccino italiano ReiThera, ma non potrà ottenere il Green Pass

Ilario Arena è un uomo transgender di 26 anni, attivista di Antinoo Arcigay Napoli e lavora come responsabile in una pasticceria al centro di Napoli. Quando ha scelto di vaccinarsi a marzo 2021, grazie alla sperimentazione del vaccino italiano ReiThera, mai avrebbe immaginato che si sarebbe ritrovato con gli anticorpi, ma senza Green Pass.

Purtroppo, poiché la sperimentazione è stata sospesa dalla Corte dei conti, dunque non è stato approvato, le persone che si sono affidate alla scienza non potranno ottenere la certificazione verde. Ad oggi, i volontari, non chiedono che venga approvato questo vaccino dall’EMA, bensì che venga riconosciuto loro lo status di soggetto vaccinato. Questo anche alla luce dei dati preliminari della fase due della sperimentazione, i quali hanno mostrato che ReiThera è efficace al 99% e possiede un buon profilo di tollerabilità.

Se non verrà esteso il Green Pass anche a coloro che hanno partecipato alla sperimentazione, potrebbero riscontrare delle difficoltà sia sul posto di lavoro (rischiando il licenziamento), sia dal punto di vista della vita sociale, impedendo loro di viaggiare e stare con gli altri. Tutto questo, soltanto perché hanno compiuto un nobile gesto, mettendo a rischio anche la propria salute, per il benessere di tutti.

Noi di Ambasciator abbiamo contattato Ilario, per farci raccontare la sua esperienza e per contribuire, nel nostro piccolo, alla sua causa. Una buona e giusta causa.

Ilario, come mai hai deciso di partecipare alla sperimentazione?

La sperimentazione in realtà mi è stata proposta perché la responsabile del gruppo salute (che si occupa anche delle malattie sessualmente trasmissibili) dell’Antinoo Arcigay Napoli, è una dottoressa del Cotugno.

Ho deciso di partecipare alla sperimentazione grazie a questa collega, nonché amica, dell’associazione, perché era previsto allora che io non facessi il vaccino prima dell’autunno. Questo perché tra febbraio e marzo i vaccini non erano aperti a tutti. Quindi io, avendo 26 anni, sono stato il più giovane dell’associazione a cui è stata proposta la sperimentazione al Cotugno. Io, ovviamente, ho accettato subito, perché appunto, chissà quando mi sarei vaccinato.

Quando hai iniziato la sperimentazione, Ilario?

Ho iniziato la sperimentazione il 31 marzo, quando mi sono recato per la prima volta al Cotugno. Eravamo un’ottantina di persone, e mi venne spiegato che un gruppo avrebbe effettuato il placebo, un gruppo una sola dose e un gruppo doppia dose. Però noi eravamo ignari di quale ci avrebbero iniettato, poi ovviamente l’abbiamo scoperto dopo.

E come l’hai scoperto? Facendo le analisi?

Esatto, le analisi e gli esami anticorpali. In realtà poi c’è stato consegnato un questionario per monitorarci già dalla prima notte. Ed effettivamente ho avuto tutti quei sintomi che erano presenti all’interno del questionario, dunque febbre a 40, nausea, dolori e da lì abbiamo iniziato a capire che avevo avuto il vaccino. Ovviamente, però, non sapevamo se avessi ricevuto una dose o due dosi, perché l’intento era quello di far approvare il vaccino con un’unica dose (come Johnson). Facendo poi gli esami successivamente si è capito che io sono uno di quelli che ha ricevuto la doppia dose.

Quanto sono durati gli effetti collaterali?

48 ore.

Sei riuscito a metterti in contatto con l’autorità per risolvere la questione Green Pass?

Al momento è stata presentata un’interrogazione parlamentare. Ci stanno aggiornando passo dopo passo, ma purtroppo non sappiamo a questo punto di chi sia la responsabilità, perché ho cercato risposte dai medici del Cotugno e anche loro non sanno come muoversi.

Inizialmente ci avevano detto che il vaccino sarebbe stato approvato verso settembre/ottobre, però non era una preoccupazione perché non si parlava di Green Pass e intanto io ero tranquillo, perché ero stato vaccinato. Il problema nasce nel momento in cui è stato previsto questo Green Pass, perché a noi non può essere dato in questo momento, cioè non risultiamo vaccinati e non posso accedere a un altro vaccino, perché sarebbe rischiosissimo provare a fare un altro vaccino dato che ho un livello di anticorpi altissimo.

Secondo te quale potrebbe essere un’alternativa al Green Pass che possa aiutare a contrastare la pandemia?

Guarda, io sono uno di quelli favorevoli al Green Pass, perché in qualche modo tutela le persone vaccinate. Il problema è che il Green Pass è stato dato, ad esempio, a chi ha avuto il covid e quindi non può fare il vaccino. Il Green Pass quindi la trovo una cosa intelligente, ma bisogna allargare la prospettiva e vedere a chi darlo, perché tra l’altro anche chi ha fatto lo Sputnik non può accedervi (perché non approvato dall’EMA, ndr). Quindi c’è una fetta di popolazione, che non ha fatto Pfizer, Moderna, AstraZeneca o Johnson che non può avere il Green Pass e lo trovo assurdo.

Pensi che avrà un impatto sulla tua vita lavorativa, Ilario?

L’altro giorno ci è stato comunicato a lavoro che riceveremo nei prossimi giorni un dispositivo dove tutte le persone che entreranno nel locale dovranno mostrare il Green Pass per potersi sedere e mangiare all’interno. Non so quindi, se questo discorso varrà anche per i dipendenti, se potrò continuare ad andare al lavoro.

All’inizio mi era stato detto dai medici del Cotugno che potevo anche non preoccuparmi perché se c’era l’approvazione del Green Pass, chi non voleva vaccinarsi poteva anche solo mostrare il tampone. Il problema però è che il tampone non è il Green Pass. Io rischio di perdere il lavoro, di stare fuori dalla socialità, perché sono considerato come un no vax, nonostante abbia partecipato alla sperimentazione.

Ti sei pentito di aver partecipato alla sperimentazione?

Il rammarico c’è perché l’ho fatto, personalmente, per me e per il bene comune, ma anche dando fiducia non solo ai medici del Cotugno, ma proprio allo stato. Non è possibile pensare di approvare un Green Pass escludendo chi ha partecipato alla sperimentazione, perché intanto siamo vaccinati.

Ovviamente siamo monitorati dall’ospedale, vi è un supporto continuo, non siamo stati abbandonati a noi stessi. Per i controlli, per i prossimi due anni, il Cotugno si è assunto ogni responsabilità. Dicono che ReiThera sia anche uno dei vaccini che copre di più e lo sto vedendo su me stesso, visto che ho ancora gli anticorpi alti: infatti non è previsto un vaccino per me fino a gennaio 2022, se tutto procede bene (a settembre ho il controllo).

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.