Il gioco fa crescere e scioglie la paura

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Importanza del gioco di fantasia nello sviluppo del bambino

I bambini amano giocare, passano ore ed ore a costruire, smontare e rimontare inventando che una sedia è una gru; un letto un ponte e sotto il tavolo c’è una grande caverna.

Perché per i bambini è così importante giocare

Il gioco è un luogo protetto dove il bambino sperimenta sé stesso e il suo potenziale, senza timore di sbagliare o di essere giudicato.
Da questo si comprende l’importanza del gioco.

Giocare è un’esperienza fondamentale, permette di crescere sperimentando le proprie capacità e i propri limiti.

Infatti può capitare che giocando si cada, ci si faccia male o che i giochi si rompano; ma basta poco per ricominciare da capo, trovare una soluzione creativa e continuare il gioco.

In effetti il bello è che da un gioco inventato si può passare ad un altro, come una catena senza fine. Quindi in questo mondo del “possibile infinito” l’errore non esiste, il bambino può contare sul fatto che c’è sempre un’altra possibilità che si può sperimentare e ancora un’altra e un’altra, fin quando semplicemente non ci si è stancati.

Come mai i bambini inventano situazioni estreme per gioco

Mi ricordo che quando ero bambina costruivo insieme alla mia amica intere città dei Playmobil, case per le bambole, cliniche veterinarie, ma il gioco preferito era sempre creare percorsi avventurosi immaginando di essere in mezzo alla natura e scampare a tantissimi pericoli, frane, eruzioni vulcaniche, strapiombi, tutto questo in una normalissima stanza.

La fantasia è un’ enorme risorsa, perché permette di superare i limiti della realtà e di ribellarsi alle regole spazio-temporali.

Infatti nei giochi di fantasia è possibile immaginare di essere sulla cima di una montagna; oppure di scendere negli inferi o ancora di essere a cavallo di un drago.

Il bambino da’ forma alla realtà, immaginandola a proprio piacimento. In questo senso il bambino giocando al “fare finta di” sperimenta la sua onnipotenza.

Donald Winnicott, psicanalista infantile del 900,  descrive proprio come  attraverso il giocare si crei un “luogo” a metà strada tra la realtà esterna, fatta di regole, e la realtà interna. Uno “spazio di illusione” in cui il bambino può sperimentare sé stesso senza limiti. Essendo onnipotente nel gioco il bambino può far apparire e scomparire quello che vuole.
Può diventare chi gli pare, può morire e risorgere infinite volte e sconfiggere qualsiasi tipo di mostro utilizzando magari una semplice penna come spada.

Se la realtà è fatta di cose concrete che senso ha immaginare cose che non esistono

Il bambino è in difficoltà nella realtà concreta, perché non la controlla e non sa come muoversi. Invece il mondo fantastico lo tranquillizza perché è capace di determinarlo e di dominarlo.

Inoltre attraverso il gioco il bambino mette in scena il suo mondo interiore, fatto di emozioni ricordi e pensieri, esattamente come quello degli adulti. Ma se un adulto utilizza principalmente le parole per condividere quello che prova, il bambino, non avendo ancora padronanza del linguaggio, lo fa attraverso il gioco.

Giocare è quindi comunicare. L’importanza del gioco sta nel fatto che esso è una delle attività più importanti durante lo sviluppo di un bambino; attraverso di esso si sviluppano il cervello, le capacità comunicative e l’elaborazione di emozioni e vissuti.

In che senso giocare può essere terapeutico

Se osserviamo il modo di giocare di un bambino potremmo comprendere se sta vivendo un momento di tranquillità oppure di forte tensione e paura.

Il gioco, di fantasia, di movimento e anche il disegno libero sono grandissimi  strumenti per tirare fuori i vissuti ed elaborarli, hanno quindi un effetto catartico.

Ad esempio Anna Freud osservò che i bambini che avevano vissuto situazioni aggressive o stressanti attraverso il gioco mettevano in scena una situazione in cui diventavano loro stessi gli aggressori e questo gli permetteva di passare da una posizione passiva (sperimentata nella realtà) ad una attiva.

Questo ribaltamento di ruolo permetteva al bambino di sentirsi molto meglio, perché si sentiva finalmente liberato dalla frustrazione di aver vissuto qualcosa di poco piacevole senza aver avuto scelta. Ad esempio un bambino che vive la sua maestra come un tiranno, potrebbe giocare a fare finta di essere lui stesso l’insegnante cattiva con i suoi bambolotti, con un effetto liberatorio.

Importanza del gioco: perché  si gioca a morire o a rischiare la vita

Nel momento in cui il bambino mette in scena una circostanza pericolosa, non è affatto spaventato da essa. Al contrario si sente sicuro e fiducioso di poterla superare, di poterne uscire sano e salvo. Quindi quello che sperimenta non è una reale paura, bensì gioca a fare finta di avere paura, in questo modo riesce a domare questa complessa emozione. Tutto questo aumenta nel bambino la fiducia nelle sue capacità.

Nel momento in cui un bambino è impegnato ad inventare un gioco, con uno scenario pericoloso o avventuroso, la sua mente è aperta e libera. Tutto può essere, tutto può accadere, non ci sono limiti personali, si può volare, si può fare apparire degli oggetti, si può leggere nel pensiero e immaginare di fare dei salti chilometrici.

Giocare è una tappa fondamentale dello sviluppo

Attenzione quindi a non cadere nell’errore di pensare che giocare sia un passatempo inutile. Il gioco è una vera e propria tappa dello sviluppo e varia nelle caratteristiche e modalità a seconda dell’età del bambino.

Quindi a mano a mano che si cresce il gioco diventa sempre più complesso e articolato, ad esempio i neonati si limitano a maneggiare oggetti, mentre i preadolescenti strutturano veri e propri giochi di squadra.

In conclusione giocare è altrettanto importante di studiare e fare sport, tanto che i bambini che avranno passato più tempo a giocare in maniera libera e creativa avranno più possibilità di diventare adulti risoluti, perché avranno avuto modo di sviluppare la loro creatività e fiducia.

Nel gioco tutto è possibile  per questo è così  affascinante  perché qualsiasi cosa può prendere forma superando la limitatezza della realtà. Quindi giocare non è solo un passatempo divertente, è una vera e propria tappa dello sviluppo.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.