L’influenza francese nella lingua napoletana

L’influenza francese nella lingua napoletana

Alcuni esempi di francesismi nel nostro dialetto. L’influenza francese ha avuto un ruolo importante nella lingua partenopea

Napoli, una città ricca di storia, arte e tradizione, ha attraversato nel corso dei secoli un intricato intreccio di influenze culturali che hanno contribuito a plasmarne l’identità unica. Tra le molte influenze esterne che hanno lasciato il loro segno, l’influenza francese occupa un posto di rilievo, contribuendo in maniera significativa a plasmare l’aspetto culturale, architettonico e linguistico di questa affascinante metropoli. L’influenza francese su Napoli raggiunse il suo apice durante il periodo napoleonico.

Nel corso della prima metà del XIX secolo, sotto il dominio di Giuseppe Bonaparte e successivamente di Gioacchino Murat, Napoli fu trasformata architettonicamente. Piazza del Plebiscito, con il suo maestoso palazzo reale, è uno degli esempi più evidenti di questo periodo. Il Palazzo Reale stesso, progettato da Domenico Fontana e terminato da Gaetano Genovese, porta tracce di stile neoclassico e influenze tipiche dell’epoca francese.

Influenze francesi nella lingua partenopea

L’impronta francese è anche evidente nella lingua napoletana, che ha assimilato nel corso del tempo numerosi termini e locuzioni provenienti dal francese. Queste parole, adattate in modo caratteristico al suono e al ritmo del dialetto, contribuiscono a creare un linguaggio unico e variegato che riflette l’intricata storia linguistica di Napoli.

L’incontro di due diverse culture e lingue ha arricchito il tessuto linguistico partenopeo, dando vita a nuove espressioni e creando ponti tra due nazioni così lontane eppure così vicine. Un affascinante esempio di questo fenomeno si manifesta proprio nel processo di trasformazione delle parole dal francese al napoletano, creando una fusione unica di suoni e significati che si intrecciano in maniera inaspettata.

Il viaggio delle parole dal francese al napoletano è una storia intrigante di influenze culturali e di adattamenti linguistici che hanno segnato il corso del tempo. Molte di queste hanno trovato la loro strada verso il dialetto napoletano attraverso incontri storici, scambi commerciali e il flusso continuo di idee tra diverse comunità.

Alcuni esempi

I prestiti linguistici dal francese non hanno fatto la loro comparsa solo durante il breve periodo napoleonico, ma risalgono anche a epoche precedenti, come durante il dominio normanno e degli Angioini.

Ad esempio, il verbo “acheter” in francese, che significa “comprare“, trova la sua controparte napoletana nel termine “accattà“. Allo stesso modo, la parola “boîte“, che significa “scatola” in francese, assume in napoletano la forma “a’ buatta“, mentre “bouteille“, che significa “bottiglia“, diventa “butteglia” nel dialetto partenopeo.

Ancora, “tire-bouchon“, tradotto come “cavatappi” in francese, si trasforma in “tirabusciò” in napoletano, e “toupet” diventa “tuppe“.

Alcuni prestiti linguistici francesi nel napoletano non sono altro che una trascrizione grafica in dialetto del suono francese. Ad esempio, l’espressione “sanfasò“, che indica una persona dal comportamento scorretto o sconveniente, corrisponde a “sans façon” in francese, che significa “senza maniere“. Analogamente, “sciantosa” deriva da “chanteuse” in francese, traducibile come “cantante“. L’espressione colorita “vajassa” viene frequentemente impiegato a Napoli per descrivere una donna dalle maniere rozze e volgari, e trae origine dal termine francese “baiasse“, che significa “servetta“. Dall’altra parte, l’aggettivo “bisciù” è comunemente attribuito a individui di bellezza e grazia notevoli. Questo termine ha le sue radici nella lingua francese, precisamente da “bijou“, con il significato di gioielli, e più specificamente fa riferimento a un anello indossato sulle dita.

Il viaggio delle parole dal francese al napoletano è un affascinante intreccio di storia, cultura e lingua. Le influenze culturali francesi, giunte a Napoli attraverso le vie della storia, si sono fuse in modo armonioso con il dialetto locale, aggiungendo un tocco di eleganza e raffinatezza al ricco patrimonio linguistico della città.

Un esempio tangibile di come le parole possano viaggiare, adattarsi e arricchire l’esperienza umana, questo fenomeno linguistico rappresenta un capitolo affascinante nella storia delle lingue e delle culture.

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