Infodemic: i 7 motivi per cui dovreste vedere il documentario di Barbascura

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Cosa fanno un chimico ed un astrofisico a zonzo per l’Italia durante una pandemia? Facile: parlano dell’infodemia. Infodemic è il documentario ideato da Barbascura X, Luca Perri e Matteo Foresti che parla di Fake News in relazione alla pandemia (e non solo)

Infodemia è un termine coniato da David J. Rothkopf nel 2003 per indicare una circolazione di informazioni non vagliate con accuratezza, o più semplicemente: Fake News. Ed è proprio di questo che si occupa Infodemic – Il virus siamo noi, il documentario scritto da Barbascura X (chimico e divulgatore scientifico), Luca Perri (astrofisico e divulgatore scientifico) e Matteo Foresti (il regista -un po’ timido- dell’intera operazione). Inizialmente disponibile esclusivamente su Amazon Prime Video, da qualche settimana è disponibile anche su YouTube, per permettere a tutti di guardarlo. Noi vi diamo sette motivi per farlo (cliccando comodamente qui):

1 – Non il solito documentario

Infodemic non è il solito documentario di due ore che concilia il sonno. Anzitutto perché dura un’ora e ventotto minuti, poi perché sembra esser più un’interessante chiacchierata tra amici scienziati ed opinionisti (mi si perdonino i termini poco specifici), che un documentario vero e proprio. Questo effetto è dato da molteplici fattori: anzitutto la scrittura fluida e colloquiale, adatta ad un pubblico maggiore; poi gli ospiti (di cui parleremo dopo) giovani, interessanti e molto conosciuti; infine la regia, che lascia quei piccoli errori colloquiali e quelle battutine che nei documentari solitamente non si vedono. Insomma, non sarà un documentario di Alberto Angela, ma riesce comunque a tenere incollati allo schermo.

2 – Non solo Fake News

Quello che il documentario del magico trittico intende fare va ben oltre l’informare sul come informarsi. Durante la pandemia, infatti, il tasso di Fake News è volato alle stelle e con esse anche il numero di complottisti, terrapiattisti, negazionisti e chi più ne ha più ne metta. Per quanto Infodemic prenda le mosse a partire dalla pandemia, si allarga rapidamente a molteplici campi: dall’allunaggio (spoiler: non è opera di Kubrick) al surriscaldamento globale, con una particolare attenzione sulla fusione (e non scioglimento) dei ghiacciai. Insomma, sono temi forti, importanti e sempre presenti che vanno ad intaccare quotidianamente le nostre vite e quelle degli esperti.

3 – Infodemic contro l’inquinamento

Forse il motivo più importante per guardare Infodemic è la collaborazione con Treedom, un’associazione nata nel 2010 che si pone l’obiettivo di ripopolare le foreste. L’importanza dell’operazione viene esplicata da due degli ospiti del documentario: Federico Garcea e Martina Fondi. Treedom aiuta non soltanto l’ecosistema controbilanciando l’emissione di CO2, ma aiuta anche l’economia delle popolazioni del terzo mondo. Cosa c’entra Infodemic in tutto questo? Semplice: tutti i ricavati del video vengono (e verranno) utilizzati interamente per piantare alberi in giro per il mondo. Quindi, guardare il video, è il modo più semplice e pigro per aiutare l’ecosistema. E per chi volesse fare di più, c’è anche il loro sito!

4 – Intelligenti, simpatici e belli: gli ospiti di Infodemic

Adrian Fartade, secondo la mia modesta opinione, è un sex symbol. Sarà il suo sorriso, saranno i capelli lunghi e la barba o sarà il fascino della Romania. Scherzi (ed implicite frecciatine ad Amadeus) a parte, uno dei maggiori punti di forza del documentario sono le guest star. Ospiti d’eccezione, in grado di ironizzare quanto di prendersi sul serio. Ma soprattutto esperti, divulgatori e conoscitori della loro materia. Innamorati ed in grado di farti innamorare di tutto ciò che dicono, non hanno bisogno di presentazioni: Adrian Fartade, Alessandro Masala (in arte Shy o “quello di Breaking Italy“), Massimo Polidoro, Serena Giacomin, Roberta Villa, Luca Parmitano (hanno scomodato persino un astronauta) e tanti altri.

5 – L’Italia più bella: i magnifici set del documentario

L’Italia, il bel paese, luogo natio di poeti ed artisti, e mio luogo natio (ogni paese ha i suoi difetti). Ma il bel paese è bello davvero ed Infodemic ce lo dimostra. I set del documentario sono sparsi per l’intero paese, mostrandoci i più begli scorci di Venezia e delle Alpi, il bellissimo Palazzo Terzi di Bergamo, gli incredibili musei di Milano in cui è riposta una pietra lunare, e chi più ne ha più ne metta. Insomma, non soltanto gli ospiti sono un piacere per gli occhi, ma lo è l’intero documentario, con i suoi sfondi e le sue luci.

6 – Animazioni stupende e Sio

A proposito di piacere per gli occhi, un’ampia nota di merito va fatta ai disegni ed animazioni di Matteo De Longis: semplici, ma efficaci, che ricordano un po’ l’atmosfera dei film di fantascienza degli anni ’80. Perché infondo alle idee di quegli anni, alcuni ci credono ancora. E poi c’è Simone Sio Albrigi. Il Sio che col suo Dottor. Culocane ci ha insegnato che sette è il numero massimo di ogni cosa (difatti sette sono anche i motivi che vi spingono a vedere Infodemic) e che in questo documentario ci insegna che due è minore di quattordici. A qualcuno potrà sembrare fuori luogo, ma la sua comicità nonsense è un ottimo stacco dalla triste realtà che ci mostra il documentario.

7 – Barbascura X

Dulcis in fundo e sempre un piacere per gli occhi, uno dei motivi è proprio Barbascura X. Senza nulla togliere a Luca Perri, ma il nostro scienziato pirata del web è ciò che rende unico e leggero il documentario. Col suo accento pugliese, le sue battutine e le sue camicie coi gattini tacos è in grado di rendere più allegra la nostra vita. È da ammettere però che il contributo di Luca Perri è stato essenziale. La coppia risulta comica proprio grazie al contrasto tra la serietà di Luca e la poca serietà (ma non pari a 0) di Barbascura. Particolarmente interessanti anche le t-shirt di Perri, che si fanno notare silenziosamente.