Intervista a Matteo Macchioni: da Amici ai palcoscenici internazionali

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Matteo Macchioni è stato il primo tenore ufficiale della scuola di Amici nel 2009, oggi è un artista di fama internazionale; noi di Ambasciator gli abbiamo fatto qualche domanda per scoprire qualcosa in più su di lui!

Matteo Macchioni, tenore di fama internazionale dall’animo Rock

Matteo Macchioni nasce a Sassuolo ed è un giovane tenore di fama internazionale dall’animo un po’ Rock (d’altronde anche Freddie Mercury amava molto l’opera).

La sua passione per la lirica nasce in un secondo momento, dopo gli studi al conservatorio; nel frattempo cresce sulle note dei Queen e i Guns N’ Roses; insomma per i più diffidenti: l’una non esclude l’altra!

Partecipa ad Amici di Maria De Filippi nel 2009 come primo tenore ufficiale del talent e dopo l’esperienza televisiva, la strada si apre in salita verso una carriera internazionale nel mondo operistico e della lirica.

Nel 2019 dà il via ai Concerti di Natale, tour di musica sacra in alcune delle più suggestive chiese italiane. Nel 2020, invece, sceglie Sassuolo (sua città d’origine) per festeggiare i suoi primi 10 anni di carriera, esibendosi in un incantevole concerto.

Matteo Macchioni e il successo internazionale

Ha calcato i palcoscenici dei più prestigiosi Teatri d’Opera e sale da concerto del mondo, come il Teatro Regio di Parma, il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro del Bicentenario di León in Messico, l’Opera di Lipsia in Germania, la Royal Opera di Copenaghen in Danimarca, la Welsh National Opera di Cardiff in Gran Bretagna, la Grand Concert Hall del Conservatorio Statale di Musica “P. I. Čajkovskij” e la International House Of Music di Mosca, l’Auditorium Parco della Musica di Roma e molti altri.

Ha partecipato a numerosi festival in Italia e all’estero e in scena ha interpretato importanti ruoli di personaggi di celebri opere come: il “Barbiere di Siviglia”, “Così fan tutte”, “La Gazza Ladra”, “Madama Butterfly” e tante altre.

Matteo Macchioni debutta come cantautore

Ultimamente ha debuttato come cantautore regalandoci un brano inedito, interamente scritto, prodotto e registrato da lui, dal titolo: “QUEL GRANDE ALBERO”; un albero che diventa archetipo dei suoi sentimenti familiari e ideale da preservare; un viaggio nei ricordi con un sguardo energico e positivo verso il futuro.

Noi di Ambasciator abbiamo fatto a Matteo qualche domanda per scoprire qualcosa in più su di lui.

Ciao Matteo, come stai? Innanzitutto volevo chiederti come è nata la tua passione per la musica; la lirica è stato il tuo primo amore o all’inizio eri interessato ad altri generi musicali?

Ciao Valeria, bene grazie. Allora, io sono figlio del mio tempo, quindi ho sempre ascoltato la musica che mi ha girato intorno: il Pop e il Rock da ragazzino; quindi l’amore per la lirica è arrivato durante gli studi al conservatorio.
Poi è diventata una professione, ma io da piccolo sono cresciuto ascoltando i Toto, i Queen, i Guns N’ Roses, tutti gruppi pop che andavano di moda in quel momento lì. Quindi quella per la lirica non è proprio una passione nata nella mia infanzia.

Questo periodo di reclusione lascia spazio a profonde riflessioni personali, nel tuo caso ne è venuto fuori un brano: “QUEL GRANDE ALBERO”, il tuo primo pezzo da cantautore, dedicato alla tua città. Un viaggio nei ricordi, in cui parli anche di una persona che non c’è più. Ascoltandolo mi è venuto in mente un proverbio che dice: “Quando non sai dove stai andando ricordati da dove vieni”; può in qualche modo avere a che fare con l’esigenza espressiva del tuo brano?

Assolutamente si! Ti spiego anche il perché, il lockdown ci ha imposto di rimanere nelle nostre case, nel mio caso (come nel caso di tutti gli artisti del mondo dello spettacolo) anche di non lavorare per un lungo periodo e questo tempo potevo dedicarlo a fare il “pantofolaio” oppure a pensare e a riflettere. Quindi sono tornato nei luoghi della mia infanzia, luoghi che erano dei prati verdi, ma dove c’erano degli alberi adesso ci sono villaggi artigiani, industrie, cemento e questo mi ha lasciato un velo di tristezza e mi ha fatto riflettere molto, perché “quel grande albero” sotto al quale andavo da bambino a chiacchierare con questa cara persona, il mio bisnonno che non c’è più da tanti anni, adesso non c’è più, ma non perché sia morto; bensì perché al suo posto è stato messo del cemento.

Questo mi ha fatto riflettere molto su quello che siamo, su quello che vorremmo essere e su quello che eravamo; forse quello che eravamo non era poi così malvagio rispetto a quello che siamo adesso. Ho fatto una riflessione anche di positività ed energia per il futuro, ma con un paradigma mentale diverso, perché non possiamo prescindere dalla nostra madre terra. Secondo me dobbiamo imparare a rimettere le mani sull’erba e imparare a piantare due alberi per ogni albero che abbattiamo altrimenti non potremo tornare a respirare davvero liberi!

Questo è un po’ lo spirito del pezzo, non ti nego che ci ho versato tante lacrime. Io sono un cantante d’opera non sono un cantautore, ma scrivo musica per diletto da quando ero bambino e di solito le canzoni nascono di notte, quando ti svegli piangi e ti metti al pianoforte; quindi è stato molto emozionante da questo punto di vista perché è un percorso nei miei ricordi profondi.

Dopo questo brano pensi di scriverne altri? Ti affascina l’idea di Matteo Macchioni cantautore?

Il mio mestiere è fare il cantante d’opera al cento per cento, l’ho fatto per dieci anni anche se ho avuto modo di fare delle esperienze diverse, dalla televisione a un disco con la Sugar della Caselli, che era un po’ un ibrido. Sono iscritto alla Siae da più di 21 anni, quindi mi è sempre piaciuto scrivere e comporre, ma da qui a dirti che ci sarà un seguito non lo so! Questa canzone è nata come nasce l’erica sul bordo della strada, per germinazione spontanea, è stata un’esigenza di condivisione, non c’è stato dietro nient’altro che il voler regalare qualcosa alle persone. Quindi non lo so, non escludo niente a priori, la pandemia ci ha insegnato che di certezze non ne abbiamo neanche una, quindi vedremo!

Nel 2009 hai partecipato ad Amici di Maria De Filippi, sei stato il primo tenore ufficiale del talent, quanto è stata importante quell’esperienza? Ha contribuito al tuo successo, come è cambiata la tua vita da allora?

Quell’esperienza l’ho affrontata con tanta spensieratezza, non avevo nessun tipo di aspettativa, anche perché non ero un cantante a quei tempi (almeno non un cantante professionista) avevo appena preso una laurea in pianoforte.
Ho studiato pianoforte al conservatorio e avevo passione per il canto a 360° e quell’esperienza è stata un bel modo per rendermi visibile e udibile agli addetti ai lavori, ma non ho mai pensato che la mia vita sarebbe cambiata dopo; mi ha aiutato, è stata una bella esperienza, che ricordo con tanto affetto e tanta gioia, perché sono esperienze uniche! Poi catapultato dal conservatorio alla televisione nel giro di un anno è una cosa che non capita a tutti. Però ho continuato a studiare, a fare delle esperienze, tant’è vero che la carriera vera, cioè quella continuativa, è partita solo nel 2014, quindi tre o quattro anni dopo.

Nel 2020 hai festeggiato i tuoi primi 10 anni di carriera con un suggestivo concerto a Sassuolo, una carriera “internazionale”. Hai calcato i palcoscenici dei più prestigiosi teatri d’opera e sale da concerto del mondo; c’è ancora molto terreno da conquistare per te o pensi di essere arrivato?

Il giorno che penserò di essere arrivato sarò morto! C’è tantissimo da fare, io ho calcato alcuni palcoscenici importanti, ma ho tantissima fame e per un cantante lirico i primi 10 anni (di cui soltanto 5 o 6 ad alto livello) sono proprio l’inizio, quindi ho tanta, tanta fame ancora!

In scena hai interpretato ruoli di personaggi di celebri opere, qual è il tuo preferito?

Il ruolo del Conte di Almaviva del “Barbiere di Siviglia” di Rossini mi da sempre tanta gioia; è un personaggio che deve interpretare diverse facce, diverse maschere all’interno di tutta l’opera, perché si finge povero per farsi amare per quello che è, si finge maestro di musica e poi alla fine si trasforma in quello che è, cioè un conte, per sposare Rosina; è un ruolo bellissimo, giovane, frizzante, quindi mi piace molto.

Credi che l’opera lirica abbia bisogno di più spazio in televisione o questo, in qualche modo, rischia di “svilirla”?

Assolutamente no! più ci sarà spazio per far vedere e sentire l’opera lirica attraverso qualsiasi piattaforma multimediale, più avremo una cultura alla portata di tutti.

Che rapporto ha l’Italia con l’opera lirica oggi?

L’opera l’abbiamo inventata noi in Italia, la esportiamo nel mondo, fa parlare italiano in tutti i continenti; ma il nostro paese potrebbe fare di più, al di là della televisione, ma soprattutto per formare. Ad esempio, quando un bambino va a scuola elementare, bisognerebbe fare un corso (vero) non dei progetti speciali che vengono fatti ogni tanto.
Bisogna insegnare musica e far approcciare da subito i bambini all’arte; questo potrebbe essere un grande carburante per il futuro, da questo punto di vista, però bisogna essere coraggiosi, fino adesso (mi dispiace dare questo giudizio) non lo siamo stati abbastanza, secondo me.

Oggi un ragazzino che si avvicina alla lirica deve fare i conti con tantissimi generi musicali molto distanti che riscuotono un successo incredibile, questo potrebbe scoraggiare secondo te? Hai qualche consiglio da dare?

Mi sento di dire che ci sono tante possibilità, a livello internazionale, per un giovane che tenta la strada dell’opera lirica. Bisogna studiare tanto, ma è un mestiere che da tanto appagamento. Vedi il mondo, io ho sempre fatto 25/30mila km all’anno in aereo; se calcolo i km fatti per aria ho girato la terra tre o quattro volte! É un mestiere che ha un dinamismo incredibile, è il contrario dello smart working, secondo me è un mestiere che può far sognare. Ci sono tante difficoltà, ma basta metterci tanta passione, bisogna essere portati ed essere portati anche a lavorare tanto e fare tanti sacrifici; ma poi le soddisfazioni ci sono!

Noi di Ambasciator ringraziamo Matteo Macchioni e gli auguriamo un futuro ancora ricco di successi!

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.