Italia-Macedonia: e se il calcio non producesse più talenti?

italia-macedonia

Il day after di Italia-Macedonia del Nord deve portare a qualche riflessione prima che a delle scelte di pancia

Italia-Macedonia è letteralmente Italia-Svezia 2.0; e non lo sapevamo prima di ieri sera. Ma potevamo aspettarcelo? Potevamo davvero credere che, l’Italia di Mancini dei 30+ risultati utili consecutivi, l’Italia che sconfigge il Belgio, la Spagna, l’Inghilterra, l’Italia che solleva l’Europeo a Wembley, fosse la stessa Italia (Chiesa più Chiesa meno, Spinazzola più, Spinazzola meno) che avrebbe rimediato una figuraccia del genere contro la Macedonia?!

Forse, sì. E vediamo perché.

Italian job

“Ascoltare un racconto e sentirlo proprio è come ricevere una formula per aggiustare il mondo.”

E partiamo da un racconto che, come con tutti i racconti, necessita di un patto tra chi legge e chi vi scrive. Marco ha 12 anni. Nato e cresciuto in un piccolo comune meridionale. Ama il calcio fin da quando se ne ricorda. E Marco ama anche giocare, a calcio. E gioca con i suoi coetanei nella sgangherata squadra di paese.

La squadra di paese calca un campo da calcio dissestato, ha un complesso sportivo con degli spogliatoi fatiscenti che si allagano ad ogni scroscio d’acqua e dei mezzi di allenamento che, nel chiamarli di fortuna, si fa un torto all’improvvisato.

Ad allenare la squadra c’è una vecchia gloria del paese, uno che addirittura è arrivato a calcare i campi della Serie D. Ha i suoi metodi di allenamento, la sua mentalità, le sue idee. Non è propriamente cool, o alla moda, o come si direbbe su internet, hipster. I difensori difendono, gli attaccanti segnano. Principio basilare del calcio.

Ma Marco ha del talento. Marco vede il calcio per come sarà in divenire, piuttosto che com’è. Ha la capacità di leggere il gioco, di anticipare le soluzioni e di crearne delle alternative. Potrebbe essere il prodigio del calcio italiano e infatti ha un provino da fare con una squadra di Serie A.

Ma durante un allenamento si rompe il crociato, inciampando in una buca di quel pessimo campo da calcio, e sta fuori un anno. L’anno successivo torna, ma non è più come prima, sente di aver perso un treno che, già di suo, era molto lontano. Addio al prodigio.

Il modello tedesco

Come Marco ce ne sono tanti. E per tanti motivi diversi i talenti si perdono per strada. Qualcuno emerge: Donnarumma, Bastoni, Barella, Raspadori, Scamacca. Ma ipotizziamo che, geneticamente, non nascessero altri talenti. Stop alla produzione. Cosa farebbe l’Italia?

In Italia-Macedonia i talenti emersi non ce l’hanno fatta. Basarsi su una sola partita è miope, e nonostante tutte le attenuanti di una partita maledetta, l’analisi non può che essere caustica. E infatti il problema a monte resta. Perché anche con quei talenti che ce l’hanno fatta, il Mondiale lo vedremo da casa.

In Germania esistono i cosiddetti Centri giovanili deccellenza. Ne sono 57 in tutto il paese e si appoggiano ai club di Bundesliga, Bundesliga 2, terza serie, e leghe regionaliper il sostegno e la crescita dei talenti migliori, dagli Esordienti alla Primavera.

Questi centri non si limitano ad essere delle fucine di talenti, ma si impegnano ad essere una palestra di crescita tecnica, fisica e mentale per le giovani promesse. A tal proposito sono state varate le linee guida da seguire pedissequamente in ogni centro:

  • per la fase difensiva;
  • per la fase offensiva;
  • per la crescita mentale

Principi di gioco: siamo noi non io, vogliamo la palla, non speculiamo, aggrediamo.
Teoria calcistica: ampiezza, profondità, come smarcarsi, come marcare preventivamente, uso degli spazi. Pratica calcistica: lavoro sulla tecnica, gestione del possesso e della riaggressione. Ed ecco un esempio di Tabella di Sviluppo della DFB:

Cortesia di ideacalcio

Ovvie conclusioni

Manco a dirlo, un sistema del genere in Italia non è neppure lontanamente esistente. Ogni allenatore in Germania, coadiuvato da uno staff competente e metodico, può portare la propria idea di calcio ai più giovani, ma non può cambiarne i principi di base e gli obiettivi da raggiungere.

In Italia c’è un’evidente discrasia tra il Nord del paese – meglio strutturato, con più risorse – e il Sud. E non solamente in termini calcistici. Ma restando nell’ottica della produzione di talenti, la discrasia non genera soltanto un ovvio scompenso sociale, ma anche lo spreco di potenziali ottimi talenti. Cosa che in Germania non accade.

E non solo: l’idea di tracciare dei sentieri comuni, forgiare delle idee condivise dando al sistema calcio un’identità precisa, porta anche al poter sopperire (nel caso) ad una cronica mancanza di talento con il gioco. E Mancini aveva fatto esattamente questo agli Europei: l’11 è mediocre, ma ha puntato sul gruppo unito e su un’idea di calcio.

Ora immaginate se questa idea potesse proiettare la propria traiettoria su un intero sistema calcistico come l’Italia: dalle giovanili ai campionati maggiori, passando per tutte le tappe del calcio. Un’idea di non facile realizzazione ma che deve essere l’obiettivo da porsi, da raggiungere, da conquistare: altrimenti il Mondiale sarà sempre più sporadico per gli Azzurri e, di Italia-Macedonia ne vedremo ancora tante, con o senza Mancini.