Jago, “Lookdown” all’alba del nuovo DPCM

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La nuova scultura di Jago, nel bel mezzo di Piazza del Plebiscito, è un invito a guardare in basso, verso chi si trova in basso, coloro che stanno risentendo di questa situazione difficile

5 novembre 2020, è ancora buio: all’alba del nuovo DPCM, che ha dichiarato la Campania zona gialla, ecco che viene calata la statua di un bambino, nudo, rannicchiato in posizione fetale. Opera di Jago, un famoso scultore.

Un bimbo dagli occhi stanchi e chiusi di nome Homeless (privo di casa, letteralmente, un clochard). Un metro e sessantacinque di marmo bianco, per altrettanti centimetri di larghezza.

Delle pesanti catene tengono inchiodato il bambino a terra, un terreno da cui non può più staccarsi, simbolo di un destino ineluttabile.

Un’immagine cruda, che suscita dolore e inquietudine.

Perché Look-down?

È inevitabile non notare la lampante somiglianza del nome dell’opera Look down, con il termine forse più pronunciato nell’ultimo anno, lockdown.

I significati però sono ben diversi: se lockdown vuol dire isolamento, confinamento, coprifuoco, “Look-down” vuol dire guarda in basso.
Un grido silenzioso a guardare in faccia i problemi che affliggono la società e le persone sempre più fragili a causa della pandemia.

Ed è proprio questo il significato dell’opera, anche secondo quanto dichiarato dallo stesso artista:

«Il significato della mia opera? Andatelo a chiedere a tutti quelli che, in questo momento, sono stati lasciati incatenati nella loro condizione».

La scultura presente adesso in Piazza del Plebiscito è valutata già un milione di euro.

Il video

Ecco il video che immortala questo momento storico, dove possiamo notare il paesaggio suggestivo della piazza più famosa di Napoli, che con i suoi colori incornicia alla perfezione l’opera, mettendola ancora più in risalto.

Lo stesso video è stato messo su Instagram dallo scultore.
L’evento è stato documentato anche da Gaetano Balestra, della Fondazione di Comunità San Gennaro che ha fornito anche uno dei suoi bellissimi scatti alla redazione.

Ma chi è Jago?

Jago è un personaggio conosciuto nel territorio campano. Recentemente, nel Rione Sanità, più precisamente nella Chiesa di S. Aspreno ai Crociferi, ha tenuto una mostra.

La chiesa, rimasta chiusa per 40 anni, è stata riaperta il 15 settembre 2020, allo scopo proprio di consentire all’artista di usufruirne in qualità di laboratorio.  

L’opera, la Pietà di Jago, è una rivisitazione della Pietà di Michelangelo, sebbene questa volta sia un uomo a sorreggere una donna e non viceversa, come nella scultura marmorea di Buonarroti.

Qualche altra notizia su Jago

Jago, all’anagrafe Jacopo Cardillo, è nato a Frosinone 33 anni fa.

Ha ottenuto svariati riconoscimenti per la sua arte, sia in Italia che all’estero. A 24 anni, Vittorio Sgarbi lo ha selezionato per partecipare alla 54esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.

Nel 2012, invece ha avuto l’onore e l’onere di ricevere dal papa la Medaglia del Pontificato, al fine di realizzare un busto in marmo raffigurante Benedetto XVI coperto dalla veste pontificia, traendo ispirazione dal ritratto di papa Pio XI di Adolfo Wildt.

Nel 2019, ha completato il Figlio Velato, scolpendo un blocco in marmo Danby del Vermont. L’opera rappresenta un bambino disteso coperto da un velo. Anche quest’opera, come La Pietà, risiede nel rione Sanità di Napoli, ma presso la Cappella dei Bianchi della Chiesa di San Severo Fuori le Mura.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.