Jelecrois… Io ci credo

Jelecrois

Dalla periferia al palco. Una nuova storia di rivalsa

Partiamo da qualche giorno fa.

Andiamo in una nota birreria e, tra una chiacchiera e l’altra, vedo entrare una persona che conosco. Mentre io dico Uuuu, Mary! Un amico dice Uuuu, Jelecrois!

Poi mi guardano e la domanda risuona all’unisono

Ma comm ‘a saje!?

Ho fatto per anni un lavoro che non mi piaceva e che mi ha tolto molto ma c’è sempre l’altra faccia della medaglia e, in questo caso, è rappresentata dalle conoscenze e le amicizie che si stringono. Mary la conosco o, meglio, si è fatta conoscere, anni fa quando ci trovavamo nello stesso ambiente ma su due lati diversi della barricata.

Lei cercava di far entrare quante più persone possibili mentre io cercavo di limitare. Inflessibile, tranne che con lei che è stata l’unica con la quale si è creato un feeling per cui non si chiudeva un solo occhio ma entrambi. Perché? Perché, semplicemente, è una brava persona e, credetemi, è difficile trovarne in questi ambienti.

Jelecrois

Qui però parliamo di musica, quindi concentriamoci non più su Mary ma spostiamo l’attenzione su Jelecrois, dal francese IO CI CREDO.

Quando sentii del programma che stava realizzando Netflix, Nuova Scena, nonostante tra i giudici ci fosse il nostro Geolier, ho un po’ storto il naso, della mia idiosincrasia nei confronti dei reality ve ne ho già parlato, ma ho commesso un errore. Mi sono perso qualcosa che poi ho recuperato ultimamente scoprendo così che Mary non solo è diventata famosa ma che si merita tutto il successo che si sta affacciando nella sua vita.

È arrivata seconda (ah, il vincitore è stato Kid Lost, napoletano anche lui. Andiamo forti eh!?) il che può suonare come una sconfitta, una porta che si chiude, in realtà è l’esatto opposto. La fine del programma simboleggia l’inizio di quella che spero per lei possa essere una carriera splendente di una rapper vera.

Esistono davvero differenze?

Si fa spesso una distinzione tra Rap maschile e femminile, il secondo sempre un po’ snobbato, basato molto sulla fisicità dell’artista che si concentra su quello che è il suo pubblico, appunto femminile, essendo questo purtroppo ed ancora un mondo fatto per la maggiore di uomini. Non sto qui a professare nulla, sto solo dicendo che Jelecrois esce fuori da questi schemi. Mary fa Rap e lo fa bene, benissimo. Uomo o donna che tu sia non potrai che restare entusiasta dalla sua presenza scenica, dalla forza delle sue parole e dalla sua metrica.

Mi spingerò oltre, lo fa meglio di molti artisti conosciuti e blasonati ma monotematici, noiosi e stonati (ah si, dimenticavo, è anche intonata. Autotune cosa?) che non fanno altro che parlare di soldi, donne, armi ed “infami” senza aver percorso realmente certe strade. Mary sì, Mary le ha conosciute essendo di un quartiere poco facile di Napoli, facendo nascere Jelecrois, facendo in modo che le sue parole fossero d’ispirazione per gli altri.

Allentare la presa ed omologarsi? Perché mai quando puoi sbocciare come un fiore di loto? In passato ci sono stati i Co’Sang (che faranno nuovamente un concerto insieme, Dio sia lodato), oggi, e spero anche domani, Jelecrois.

Ascoltate i suoi testi, ascoltateli bene, capirete quanto sia diversa dagli altri, in un mondo quasi esclusivamente maschile, nella scena italiana mancava una figura come la sua. Durante le semifinali ha duettato con Madame che, possa piacere o meno, è una delle punte di diamante della nuova scena musicale italiana ed è stata, a mio parere, il perfetto incontro di mondi lontani ma vicini.

Ancora con questo genere?

Ora molti di voi penseranno che si parli sempre della stessa cosa. Rap, di nuovo di Rap, ancora di Rap. Lo ripeto da ultimo della classe, copiando le parole dei primi, di chi questo genere musicale l’ha inventato e ne ha fatto la storia, cercando di prendere un sei in pagella.

IL RAP È LA VOCE DI CHI NON HA VOCE

Perché prima dicevo che è diversa? Beh, ascoltate il suo ultimo inedito, quello che ha portato in finale. Partenope.

Inneggia a Napoli, prega per un miglioramento non solo economico e personale ma spera, aprendosi e raccontando un po’ di sé, che la vita della sua famiglia, delle persone che ama, migliori. I soldi? Sono importanti e non stiamo qui a raccontarci frottole ma davanti alla salute, mentale o fisica che sia, davanti al sorriso di chi si ama, nulla ha più valore. Non è buonismo, chi di voi ci è passato sa cosa significhi pregare pur di vedere le “nostre” persone felici, bene, di nuovo in salute. Rinunceremmo a tutto pur di vedere realizzato quel sogno.

Vi saluto con una sua strofa che, decontestualizzata, può voler dire tutto o niente ma che spero possa portarvi a conoscere, se non la conoscete già, questa grande artista. Ascoltatela e mi ringrazierete.

È un’identità, difendila!

Print Friendly, PDF & Email
Ambasciator