Jim Morrison e il complesso di Edipo

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Jim Morrison morì il 3 luglio 1971, a causa di un’overdose. Il suo animo era tormentato principalmente dall’odio verso il padre. Del suo complesso edipico ne parla nella celebre canzone “The End”

Jim Morrison è stato un grandissimo cantautore e poeta statunitense, nonché carismatico leader della band rock The Doors. Egli morì a soli 27 anni, il 3 luglio 1971. La versione ufficiale sostiene che fu trovato morto nella vasca da bagno del suo appartamento di Parigi, per un arresto cardiaco dovuto ad una eccessiva quantità di eroina.

Morrison, faceva infatti da tempo uso di droghe ed alcool per l’incapacità di gestire il successo ma soprattutto perché possedeva un animo tormentato a causa del difficile rapporto con i genitori, specialmente con il padre.

Jim Morrison: un orfano con i genitori erano ancora in vita

Jim Morrison, per inseguire la sua passione, compromise per sempre il rapporto con i genitori e in particolare con il padre. George Stephen Morrison era un militare rigido e tutto d’un pezzo, che mal sopportava lo stile di vita del figlio ( un “senza dimora”) e le sue scelte artistiche.

Egli avrebbe voluto che il figlio seguisse le sue orme, diventando a sua volta militare e non appoggiava assolutamente la passione di Jim per la musica, come ammise anni addietro durante un’intervista:

Quando andavamo in macchina da un capo all’altro del Paese a tutti noi piaceva cantare, ma era solo un passatempo. Non credo che nessuno di noi avesse la voce giusta. Un giorno gli dissi: “Sei sul binario sbagliato. Trovati un lavoro, fare il cantante non è un lavoro vero”

A dispetto delle aspettative paterne, Jim Morrison si iscrisse all’Università di Los Angeles per intraprendere gli studi cinematografici e coltivò senza riserva la sua passione per la musica. Interruppe però da quel momento ogni tipo di rapporto con i genitori, non potendo contare né sulla loro fiducia nel proprio talento né sul loro appoggio.

La delusione fu però immensa, infatti ai Doors, Jim aveva detto di essere orfano, e la sua biografia ufficiale affermava che entrambi i genitori erano deceduti. Ma Clara e George Morrison erano vivi e vegeti. Moriranno infatti molti anni dopo il figlio. Jim raggiusee in ogni caso il successo desiderato grazie al suo talento, ma logorato per l’assenza dell’affetto e stima paterna, ne cerò un sostituto nelle droghe e nell’alcol.

Jim Morrison descrive il suo complesso di Edipo nella canzone The End

Da quando Jim Morrison interruppe i rapporti con i genitori, si evidenziò ancora di più in lui il complesso di Edipo che, secondo le teorie freudiane, coinvolge inconsciamente ogni individuo.

In Morrison fu evidente a tutti, poiché lo esternò letteralmente in un verso della famosa canzone “The End”: “Father, .., I want to kill you Mother, I want to f…. you”.

In realtà questa frase non faceva parte della versione iniziale della canzone. Nacque infatti dall’improvvisazione di Jim durante un’esibizione. Ovviamente ciò destò molto scalpore, infatti la band fu cacciata dal locale.

La canzone parla di “una fine”, intesa come fine di una relazione amorosa, della vita stessa o di una fase della vita.

Nel 1969 Morrison stesso spiegò: “Ogni volta che ascolto quella canzone, per me assume un significato diverso. È nata come una semplice canzone d’addioprobabilmente era rivolta solo a una ragazza, ma mi rendo conto che potrebbe essere interpretata anche come l’addio all’infanzia in un certo senso. Non saprei davvero. Penso sia sufficientemente complessa e universale nel suo immaginario, al punto che potrebbe essere interpretata in qualsiasi modo vogliate”.

George Stephen Morrison riuscì a ricredersi sul figlio

Dopo anni dalla morte di Jim Morrison, il padre ormai 87enne fu intervistato. Con tutta la dolcezza che contraddistingue un uomo anziano e con il rammarico nel cuore confessò:

Mi hanno detto che Jim era una star internazionale. È stato bello rendersene conto. Avrei dovuto accorgermene prima.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.

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