Julia Roberts: la femminilità non va in vacanza

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Quando la femminilità non va in vacanza

Non è semplice vivere in un mondo pervaso dall’omologazione a stereotipi “perfetti”. Stereotipi imposti da una società che sembra mettere su radici di impoverimento etico, di distorsione educativa, di corrosione morale. Tra le mille sfumature di cui la nostra vita si compone, ci troviamo giorno dopo giorno, di fronte una società che oscilla tra la “perfezione” come forma di accettazione e l’istruzione che sembra passare sempre di più in secondo piano.

La perfezione come forma di accettazione

Qual è il mondo che stiamo abitando? Un mondo pervaso dall’idea di una perfezione che risiede esclusivamente nella bellezza estetica.
Una bellezza dominata dall’ignoranza di coloro che credono che nella vita la realizzazione avviene mediante l’apparenza, sull’ostentazione della bellezza, sulla continua ricerca di approvazione per quel che si mostra e non per quel che si è. Spesso si finisce per costruire un’immagine di sé che è il riflesso del pensiero altrui.

Mentre la maggior parte della popolazione crede che sia questo il giusto mezzo per raggiungere la vetta, credo sia giusto valorizzare l’importanza di una donna di fama mondiale. Esempio di vita e di femminilità: Julia Roberts

Julia Roberts: la femminilità non ha tempo

Attrice e produttrice cinematografica di fama mondiale, interprete di numerosi film di successo. Nel 2001 vince l’Oscar come miglior attrice per la sua interpretazione in Erin Brockovich: “Forte come la verità”.

Prima di essere attrice, Julia Roberts è una donna, una mamma che, sottoposta ad innumerevoli critiche da parte degli haters, decide di scagliarsi duramente contro parole di impoverimento morale. Spesso lo scotto da pagare per chiunque decide di esporsi su un grande schermo, è la gogna mediatica.

“Stai invecchiando, sei brutta. Ancora non hai fatto ricorso alla chirurgia estetica”.

Sono queste le parole che si scagliano duramente verso questa notevole celebrità; sì, le parole pesano e spesso diventano muri di cemento difficili da abbattere. Julia Roberts risponde così:

“sto invecchiando con dignità, umorismo e serenità. Non faccio ricorso al al lifting o al botox e so che per gli standard di Hollywood sto rischiando la mia carriera. Se non vogliono darmi un ruolo perché sembro vecchia, vorrà dire che il progetto me lo produco io e scelgo chi voglio. L’importante è non prendere questo mestiere troppo sul serio”.

In maniera netta e ferma Julia Roberts porta alto il suo pensiero, aggiungendo:

“ho altre paure. Paura per i miei figli, di non riuscire a proteggerli da chiunque voglia approfittarsi di loro. Per me è più importante star bene e far vivere bene la mia famiglia. Sono fortunata e apprezzo tutto quello che ho. Ringrazio mio marito e i miei figli tutti i giorni”.

Dietro il mondo dello spettacolo, ci sono mondi da scoprire, mondi scanditi da vite diverse, ognuno con una propria storia da raccontare, validi insegnamenti che talvolta vengono soppiantati da una società che umilia e castiga chi studia e investe tempo e denaro nella cultura.

Stiamo vivendo la cultura del contenitore che disprezza il contenuto

Il tempo insegna che nella vita c’è sempre spazio per progredire mentalmente, che la bellezza non ha taglia o misure, ma solo una cosa non regala il tempo: non regala la nobiltà d’animo. Perché l’intelletto non ha misure o taglie da mostrare e la finzione insegna che a furia di ostentare di averne uno, si finisce nel baratro della povertà d’animo.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.