La casa del calcio a Napoli compie 61 anni

Dallo “Stadio del Sole” allo “Stadio Diego Armando Maradona”. Sessantuno anni della nostra storia

Lo Stadio del Sole viene inaugurato nel 1959, quando a seguito della demolizione dello Stadio Partenopeo fatto costruire dal presidente Giorgio Ascarelli (e precedentemente ribattezzato proprio Ascarelli, postumo alla sua morte) e vista l’impossibilità di utilizzare lo stadio Collana per la sua ridotta capienza (20.000 spettatori circa).
Si decise di costruire uno stadio più capiente che potesse evitare i problemi di ordine pubblico che al Vomero si erano susseguiti in quegli anni (tifosi assiepati a bordo campo, invasioni di tifosi ad ogni decisione arbitrale contraria, il crollo di una tribuna dopo il gol di Lushta in un Napoli – Bari del 1946).

L’idea di un nuovo stadio

E fu così che l’amministrazione comunale decise di costruire il suo stadio a Fuorigrotta, quartiere che allora era interessato da un forte processo di urbanizzazione. Quest’esempio di architettura brutalista venne concepito negli anni ’50, quando il Napoli giocava al Collana, al Vomero.
Il progetto è dell’architetto napoletano Carlo Cocchia, autore anche della Torre del Policlinico, dell’acquario tropicale nella Mostra d’Oltremare e di alcuni rioni di case popolare a Napoli.

Il primo bozzetto in realtà era diverso da quello definitivo: infatti era previsto un solo anello, poi si optò per due anelli distinti. L’allora sindaco e presidente del Napoli Achille Lauro diede il suo benestare e il progetto di costruzione del nuovo stadio napoletano ebbe inizio, e si concluse il 2 dicembre del 1959, quando lo stadio fu consegnato al Comune di Napoli. Le chiavi dello stadio furono consegnate al custode, l’ex leggenda azzurra Attila Sallustro, che nel frattempo aveva trovato un dignitosissimo e simbolico lavoro comunale.

Quattro giorni dopo ci fu l’inaugurazione. Si giocava Napoli – Juventus 

Era il 6 dicembre del 1959 quando venne finalmente inaugurato lo Stadio del Sole. Di fronte c’era la Juventus di Boniperti, Charles e Sivori. Ma il Napoli affrontò i bianconeri a testa alta e andò in vantaggio con gran botta di Vitali nel primo tempo. Bugatti salvò i suoi con grandi parate, e nella ripresa fu Vinicio, ‘o Lione,  a raddoppiare con una bella girata che terminò alle spalle di Vavassori. A un minuto dal termine i bianconeri accorciarono con un rigore trasformato da Cervato. Allo stadio scoppiò la festa, fuochi e mortaretti vennero accesi già all’interno dell’impianto.
Una Piedigrotta calcistica“, la definì il notiziario dell’epoca. 

Nel 1963 diventò ufficiale la denominazione Stadio “San Paolo”

Dopo quattro anni dalla sua inaugurazione si decise di intitolare lo stadio a Paolo di Tarso che, secondo le cronache della storia, nell’anno ’61 d.C. giunse in Italia attraccando proprio al porto di Pozzuoli, della cui Diocesi fanno parte i quartieri occidentali di Napoli, compresa l’area dello stadio.

I lavori di ristrutturazione

Nel 1980, per permettere il regolare svolgimento degli Europei di Calcio, furono eseguiti i primi lavori di “ammodernamento” dello stadio San Paolo. In quell’occasione vi fu l’edificazione della tribuna Posillipo e l’installazione, nell’intersezione dei settori Distinti e Curva A, di un tabellone luminoso dotato di un orologio. Inoltre furono risolti i problemi di illuminazione dello stadio. I lavori costarono 1 miliardo di lire.

Dopo pochi anni, altri lavori interessarono lo stadio, dal 1988 al 1990, utili allo svolgimento dei Mondiali di Italia ’90. In quell’occasione fu costruito il famoso terzo anellouna struttura in ferro che aveva l’intento di proteggere gli spettatori in caso di pioggia. Inoltre furono installati i sediolini di colore rosso, inizialmente numerati. Questi lavori portarono il numero di spettatori massimo a 72.810. 

Inoltre furono terminati i lavori per l’installazione di due ascensori di collegamento con la tribuna stampa, la realizzazione una struttura sopraelevata denominata “Dirigibile” e destinata a ospitare telecronisti e regie televisive, l’ammodernamento della pista di atletica e dell’impianto di illuminazione, oltre che l’installazione di due display fissati alla balaustra al posto del tabellone luminoso, poi ancora la ristrutturazione degli ingressi e la costruzione di un parcheggio sotterraneo
I lavori però non furono mai terminati in tempo e si attese il 1991 per la chiusura definitiva dei lavori.

Finalmente nel 2019 iniziano nuovi lavori di ristrutturazione dello stadio per ospitare le Universiadi.  In questa occasione c’è stata la sostituzione dei vecchi sediolini, ormai usurati dal tempo e sostituiti da più moderni colorati, il rifacimento della pista di atletica, l’installazione di due maxi schermi all’altezza della tribuna laterale e dei Distinti, oltreché l’ammodernamento degli spogliatoi, degli impianti audio e d’illuminazione.

Inoltre è stata ampliata la distanza tra i singoli sediolini, e ciò ha ridotto ancora di più la capienza dello stadio, che dai 90.000 iniziali, scesi poi a 72.810 dopo i lavori di Italia ’90 e ridotti a 60.000 dopo la chiusura del terzo anello, ad oggi si attesta a 54.726 posti a sedere.

Stadio “Diego Armando Maradona”

Il 4 dicembre 2020, La Giunta comunale di Napoli ha approvato la delibera con la quale lo stadio San Paolo di Fuorigrotta viene intitolato a Diego Armando Maradona con la denominazione “Stadio Diego Armando Maradona”. La delibera, proposta dal sindaco Luigi de Magistris, dall’assessore alla Toponomastica Alessandra Clemente e firmata da tutta la Giunta comunale, sancisce così il cambio della denominazione dello stadio, decisa dal primo cittadino già all’indomani della morte del Pibe de Oro, scomparso il 25 novembre.

Nell’atto ufficiale dell’amministrazione comunale di Napoli, Diego Armando Maradona viene ricordato come “il più grande calciatore di tutti i tempi, i cui altissimi meriti sportivi sono stati tra l’altro riconosciuti con la nomina ad ambasciatore della Fifa, che con il suo immenso talento e la sua magia, ha onorato per 7 anni la maglia della squadra del Napoli, regalandole i due scudetti della storia e altre coppe prestigiose, e ricevendo in cambio dalla città intera un amore eterno e incondizionato”.

Maradona, si legge ancora nella delibera, “ha incarnato il simbolo di riscatto di una squadra alla quale, negli anni più bui, ha dimostrato che è possibile rialzarsi, vincere e trionfare, offrendo al tempo stesso un messaggio di speranza e di bellezza all’intera città perché, attraverso le vittorie calcistiche del fuoriclasse argentino a vincere non è stata soltanto la squadra del Napoli, ma l’intera città, che si identifica pienamente in lui”. “Sempre dalla parte dei più deboli e della gente comune, Maradona ha combattuto i pregiudizi e le discriminazioni di cui erano ancora oggetto i napoletani all’interno degli stadi, diventando idolo dell’intera città, che gli ha perdonato anche le debolezze e le fragilità dell’uomo che mai hanno offuscato la grandezza del campione”.