La confusione non zittisca il sale delle parole…coraggio, in piedi!

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Additare le gemme che spuntano sui rami vale molto di più che piangere le foglie che cadono

La confusione non zittisca il sale delle parole…coraggio, in piedi!
Sono frasi di Antonio Bello; il compianto Don Tonino, come lo chiamano ancora, affettuosamente, i diocesani di Molfetta – Ruvo – Giovinazzo e Terlizzi, di cui è stato amato Vescovo.

Nonostante già malato e minato dalla terribile malattia, il 7 dicembre del 1992 si mise a capo di oltre cinquecento volontari che, una volta raggiunta la costa dalmata da Ancona, attuarono una marcia, a piedi, fino a Sarajevo sotto assedio dei serbi, per la guerra civile in essere.

Arrivarono l’otto dicembre, nella città dove l’uccisione dell’arciduca Francesco Ferdinando, nel 1914, avrebbe scatenato la “Prima guerra mondiale”. Una terribile giornata di nebbia e maltempo. La circostanza attenuò non di poco i pericoli: i cecchini, appostati e pronti a sparare, non si avvidero della presenza dei manifestanti. Don Tonino Bello la definì “la nebbia della Madonna”. Celebrata ancora oggi.

Don Tonino morì qualche mese dopo: il 20 aprile 1993. La Congregazione per le Cause dei Santi ne ha avviato il processo di beatificazione.

La confusione nel recepire e il non voler accettare la realtà dei fatti

Il caos, ormai regna sovrano, e nella città dai “Mille colori” non facciamo eccezione. Prima osanniamo le iniziative che ci “illuminano”, poi ne traiamo conclusioni, bendandoci gli occhi.

Annalies Marie Frank, da noi conosciuta come Anna Frank, era adusa affermare che “la verità è tanto più difficile da accettare quanto più a lungo è stata taciuta”.

Siamo pervasi, purtroppo, da evidenti connotazioni fuorvianti. Studere, studere, post mortem quid valere? Non studere, non studere: ante mortem quid magnare? (maccheroniche reminiscenza liceali).Eppure, gli ex calciatori che oggi si “atteggiano” a grandi critici, affiancando i telecronisti, mangiano lo stesso. Eccome!!! Poi se “Mort tua via mea” (così pronunciata da uno dei prima citati)poco importa. Certo, verrebbe spontaneo, che cum grano salis…cum orzo scendis.

Dalla presentazione all’epilogo, osservando i fatti

Il dovere della verità e la lealtà sono condizioni essenziali per illustrare fatti e cose. È un basilare concetto, per una adeguata narrazione. Sì, narrazione.

Così era definito il ruolo di Corrado Augias, ieri sera, nella presentazione della trasmissione su Napoli.

La presentazione era stata illustrata durante la precedente “Le parole della settimana” condotta da Massimo Gramellini. A tal proposito, assolutamente gradevole il finale – a cura dello stesso Gramellini – sul vaccino di Sabin. La zolletta di zucchero con le due gocce – di color rosa – assunta contro la poliomielite; la mia generazione la ricorda benissimo. Anticipando quanto sarebbe andato in onda da lì a poco, Augias aveva espresso apprezzamenti su Napoli e i napoletani, per giunta a discapito della propria terra natia.

“Ho trovato Napoli assai più pulita di Roma e adesso mandiamo, proprio a Napoli, anche i treni pieni di rifiuti che prima partivano per la Germania”

Poi è iniziata la trasmissione, imperniata tra il sacro e il profano, tra passato e presente, tra indiscrezioni ed enigmi, tra accadimenti arcani ed episodi indiscutibili. Insomma, la realtà: nuda e cruda.

In verità, per me è mancato solo un ricordo a Pino Daniele; tutto il resto non mi ha disturbato e neppure turbato.

Non comprendo le critiche e le sfuriate sui social. “Il Professore di Vesuviano”, è stato raccontato da Giuseppe Tornatore – con una magistrale interpretazione di Ben Gazzarra – nel lontano 1986.

Inoltre, il coinvolgimento, in “affari” ancora poco chiari, tuttora è oggetto di discussioni.

Il calcio, infine, per Napoli è imperniato sulla figura del Pipe. Con tutti i pregi ed i difetti, ma per noi il “10” resta il Re.

Cosa ha raccontato di così offensivo Augias?

Ritornando all’incipit: “la confusione non zittisca il sale delle parole”

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.