La mano de Dios anche in musica

Essere umano e divinità. La doppia faccia di una stessa medaglia

Scusate il ritardo…

In molti ne hanno scritto, alcuni anche qui su Ambasciator e vi invito a leggere per scoprire sfaccettature e fattarielli poco conosciuti che rendono la Sua figura più umana, Lui che umano non lo è mai stato… o forse l’esatto opposto. Il più umano di tutti.

Cosa lega la Lanùs degli anni ’60 alla Napoli degli anni ’80? Una figura, un nome. Diego Armando Maradona.

Non parlerò di calcio, per quello ci sono colleghi più esperti e capaci di me, non parlerò di ciò che si è provato nel viverlo, troppo giovane (sì, posso dirlo in questo caso) per ricordare. Tutto ciò che so è basato su video, documentari, film e… canzoni. Qui si parla di musica, non dimentichiamocelo ed anche in questo campo Diego ci ha messo la mano. La mano de Dios, da egli stessa definita così (guagliù, la storia è importante ma giuro che non vi annoierò. Per chi volesse, invece, approfondire e capire perché quel 22 giugno dell’86 si è scritta una favola di rivalsa, ecco a voi) che ispira note, parole e canzoni.

Una in particolare, intitolata esattamente come l’evento descritto sopra, uno dei gesti sportivi impressi maggiormente nella mente dell’intera umanità (per fortuna il VAR non esisteva), La mano de Dios. Scritta da Alejandro Romero e portata alla ribalta da Rodrigo Bueno, entrambi di sangue albiceleste ed esponenti, tra i più importanti, della cumbia villera, un genere musicale popolare in Sud America ed in America Centrale, che parla di povertà, droga, violenza, ma anche di rinascita, speranza ed amore.

Fun Fact. Pensate che lo stesso Diego la cantò insieme a Romero nel salotto di casa sua durante i festeggiamenti per i 15 anni della figlia Dalma. Più riconoscimento di così…

Torniamo a noi.

Questi argomenti, se ci pensate, non sono forse collegati, purtroppo e per fortuna, anche a Napoli?

Omaggi Napoletani

Ora, non parlo spagnolo e non ho mai voluto leggere la traduzione, anche se il significato è abbastanza palese, ma un gruppo napoletano tra i più famosi ci è venuto incontro. I Foja, collaborando con lo stesso Romero nel 2021, traducono la canzone in napoletano, creando ‘A mano ‘e D10S, nell’ottica di un progetto per i ragazzi del carcere minorile di Nisida. Con il ricavato, infatti, hanno permesso loro di avere nuove attrezzature sportive e strumenti musicali. Recupero e non abbandono. Pure chest è Napl !

Ho sempre odiato la traduzione letterale preferendo, invece, quella libera che ci porta, almeno dal mio punto di vista, a quello che è l’emozione ed il sentimento di chi ha mosso quella penna, premuto quei tasti e, cosa più importante, mosso quel cervello.

La canzone ci accompagna in un viaggio, facendoci vedere Diego Armando Maradona da un altro punto di vista, non solo più giocatore ma essere umano. Spesso ci si dimentica che i nostri idoli calcistici, musicali, cestistici, ecc. sono, ancor prima che figure di spicco, persone e quando queste persone sono così grandi, imponenti, ingombranti e, permettetemelo, scomode, la cassa di risonanza diventa maggiore. Il rumore della caduta di una quercia secolare è maggiore rispetto a quello di una pigna.

Umanizzare la figura di Diego è difficile tanto quanto facile. In campo durante le partite, nelle interviste, nei momenti televisivi e radiofonici, un gigante. Un gigante che non si è mai piegato, come ci dicono gli stessi Foja cantando

“Purtanno ‘ncuollo ‘na croce ‘a croce d’essere ‘o meglio pe’ nun se vennere maie a chi è padrone d’o munno”

Cosa significa questo? Significa semplicemente che un essere umano, nato con un talento straordinario, ha lottato e si è sacrificato per uscire dalla povertà nella quale era nato, per uscire dal degrado di quella vita che non solo pensava di non meritare, ma che il destino stesso non gli avrebbe mai concesso. Chi nasce con un sinistro così è per forza baciato da grazia divina. Una figura, la sua, che è rimasta legata a Napoli ed al Napoli nonostante le richieste di squadre in quel momento più blasonate, vincenti e, date le proprietà, letteralmente padroni del mondo. Di quel mondo.

Come continua la canzone?

“E si è caduto Gesù pecchè nun può cade tu ca t’e jucato ogni sfida”

Ecco l’essere divino che diventa umano, con le sue debolezze come qualsiasi persona sulla faccia della Terra, faccia a faccia con i propri demoni. C’è qualcuno che riesce a vincerli e chi, come lui, si è trovato inginocchiato, stanco e non all’altezza delle aspettative.

Ma è davvero così?

Circondatosi di persone sbagliate, si è affidato a chi lo ha spremuto, usandolo per i propri scopi ed interessi, potendo fregiarsi del titolo di amico ma che di amico non aveva nulla. Non solo suo, ma dell’intera umanità. Non fatemi andare oltre, sapete a cosa ed a chi mi riferisco e se non la pensate così, se giustificate anche solo uno di quelle persone ed il loro “stile di vita”, vi invito gentilmente a fare un viaggio in un paese nel quale molte persone vengono mandate, alcune forse troppo facilmente, ma che meritate.

Non dovete per forza pensarla come me eh, nun sia maj Dio, ma se non la pensate come me in questo caso, beh… Passaporto, prego!

Altro riconoscimento, sempre da Napoli, arriva da Pino Daniele con la sua “Tango della buena suerte”, ascoltatela, ve ne prego.

“Ma la partita più importante è da giocare con la vita stando a metà del campo”

Questa penso sia una delle frasi più iconiche da poter legare a Diego. Nella canzone, infatti, Pinuccio idolatra il calciatore accompagnandolo poi con un semplice

“Resterà qui per sempre come un fermo immagine. Cico buona fortuna”

Diego ha rappresentato Napoli nello spirito, ha fatto sognare una città, ci ha portati ad essere considerati. No, il Napoli non vince uno scudetto, è Napoli che sale alla ribalta. La prima volta grazie a lui.

La caduta del gigante

Purtroppo, dal 25 novembre del 2020 Diego non ha più avuto bisogno di fortuna, spegnendosi mangiato da ciò che in vita lo aveva consumato. Giudicare? Non siamo, non sono, Giudice o Giuria. Siamo esseri umani e se non riuscissimo ad empatizzare con chi, pur avendo avuto la possibilità di vivere una vita agiata, ha sbagliato pagandone le conseguenze, non possiamo definirci tali…

Resterai in tutto il mondo e per tutto il mondo una figura divisiva, ti si ama o ti si odia, nessuno sarà mai indifferente alla tua figura e, nonostante tutto, questo è destinato solo ai grandi. Ai giganti.

Da quel novembre, però, il silenzio si è fatto assordante, proprio come la caduta di quella quercia secolare e per questo, scusatemi, sono arrabbiato…

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Ambasciator