La Maschera che racconta

La Maschera che racconta

No, non parliamo della Maschera di Pulcinella

Nell’underground napoletano ci sono tanti, tantissimi gruppi e solisti che veleggiano col vento in poppa facendo sold out ad ogni concerto e riempendo piazze, cantati da molti – tra cui il sottoscritto – ed amati da tutti coloro che li ascoltano.

Certo, come detto milioni di volte la musica è soggettiva e sicuramente qualcuno potrà obiettare che a loro un certo filone non piace, penso sia normale ed alzo le mani ma non ascoltare per partito preso è sbagliato in quanto, come la vita ci insegna, il bello è dietro l’angolo, magari in un vascio. Basta affacciarsi.

Oggi vi voglio parlare di un gruppo che fin dal primo ascolto, nel 2017, in un noto locale della città si esibiva per la cena spettacolo. La prima canzone era “Te vengo a cerca’”. Il Gruppo, naturalmente, è La Maschera. No, non quella di Pulcinella.

L’incontro con Laye Ba

Lavoravo, quindi non ho potuto godere a pieno delle future esperienze che mi hanno regalato questi ragazzi fantastici ma ricordo benissimo che si respirava un ambiente diverso dal solito. Tanti ragazzi, pubblico diverso da quello di sempre ed una leggerezza difficile da spiegare.

Sul palco la band al completo. Parte la musica accompagnata da un battito di mani. La prima strofa è in una lingua che non conosco, naturalmente non la capisco, l’avrei fatto solo a fine serata grazie alla spiegazione della band stessa, (la strofa, non la lingua). Questa parte viene cantata dal senegalese Laye Ba e, per non complicarvi le cose, ve la traduco giusto per farvi capire l’impatto.

Veniamo dallo stesso posto

Entrambi torneremo nello stesso posto

Tu hai una mamma ed io ho un papà

Ed il sangue è uguale

Tu hai una mamma ed io ho un papà

Ed il sangue è uguale.

Parte poi la strofa in napoletano con la voce di Roberto Colella, frontman del gruppo che, ad un certo punto, fonde le due realtà. Le voci si uniscono con quella di Laye Ba cantando nuovamente in senegalese e, nuovamente, traduco.

Preghiamo per la pace

La chiediamo al signore

Malintesi e guerre non devono esserci tra di noi

Malintesi e guerre non devono esserci tra di noi.

Tutto quello che è in napoletano lo capirete da soli ma, andando a scavare in rete, ho trovato un paio di racconti di viaggio in cui lo stesso Colella parla proprio di questo pezzo. Non do molto credito ai video solitamente, mi distraggono e preferisco ascoltare un pezzo ad occhi chiusi più e più volte, per capirlo e farlo mio.

Vorrei darvi un consiglio. Guardatelo. Girato tra Dakar, in Senegal, e Napoli, l’idea di questa canzone nasce dall’incontro tra i due artisti che si trovano davanti a due realtà che nonostante geograficamente siano così lontane sono molto vicine.

Ma chest’è Napule e nun è Africa

Che intende Colella? Ci ricolleghiamo proprio ai suoi diari in cui spiega come, e cito, “Ognuno è il sud di qualcun altro”. Non poteva raccontare di un qualcosa di cui non aveva idea, da qui il viaggio nello stesso Senegal. Parlare di chi parte, di chi torna, parlare di una terra lontana che può essere la propria o quella in cui si è lasciato il cuore, pur non essendo quella natia.

Raccontare di realtà e similitudini tra due luoghi lasciando, a chi non ci è stato, il potere dell’immaginazione. Il videoclip, in questo senso, uccide l’immaginazione ma offre una mano a chi, chiudendo gli occhi, non riesce a vedere.

La Maschera anche dall’estero

Nel corso degli anni ho continuato a sentire le loro canzoni ed i temi sono sempre improntati al sociale, al popolo, alle persone. Spaziano da ritmi più movimentati a vere e proprie postegge ma, in ognuna di esse, troviamo lo stesso leitmotiv e questo non è affatto un malus perché, pur mantenendo la stessa linea, c’è stata un’evoluzione. Coerenza nel cambiamento.

Altra collaborazione importantissima è stata quella con Vitorino, nome che ai più non dirà molto, ma parliamo di una vera e propria leggenda del cantautorato portoghese, un uomo del 1942 che cantava di politica e rivoluzione quando lo stesso Portogallo era sotto l’Estado Novo e certi argomenti erano vietati.

Qualcosa noi napoletani possiamo capirla. Anime affini che hanno portato ad un adattamento di un pezzo dello stesso Vitorino creando, a parere personale, uno dei pezzi più belli e sentiti della band.
Se mai fossi” è una canzone d’amore, ma non voglio dirvi altro, ascoltatela e ditemi la vostra senza andare a cercare spiegazioni su internet.

Il filtro di ognuno di noi è diverso. Confrontarsi è bello ed ascoltare le sensazioni, le emozioni altrui, ancora di più. Magari siamo lontani da ciò che l’artista voleva trasmettere ma l’arte è così, non ha delle vere e proprie linee guida pur avendone miliardi.

Piccola considerazione

Molte sono le canzoni di questi ragazzi che toccano l’anima, che spingono a migliorarsi ed a migliorare, che parlano di rivoluzione e d’amore. Da “Pullecenella” a “Sotto chi tiene core”, da “Core ‘e lignamme” a “Binario 23“, la mia preferita però (ed al contempo la più odiata), quella che non riesco ad ascoltare senza che una lacrima mi scorra sul viso è “Conosci Thomas?”, un brano che abbraccia tutti noi, ognuno ha vissuto una storia uguale o simile a quella che viene raccontata…

Che razza d’omme fosse

Si riuscess’a fa furtuna e a la tenè pè me?

Questo è solo l’intro, ognuno ci legga ciò che vuole ma, già così, è un versicolo. Non abbiate paura di vivere qualcosa di nuovo, di mostrare i vostri sentimenti, impariamo da questi ragazzi che ci riescono in ogni pezzo che compongono. Prendiamo il bello di ciò che la nostra città riesce a creare e La Maschera fa, senza ombra di dubbio, parte del bello.

In un mondo fatto di maschere da togliere per essere sé stessi, per una volta, per una volta soltanto, La Maschera non tiriamola giù.

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