La nuova ordinanza di De Luca contro la movida

“Questa è la penultima, ordinanza, poi chiudo tutto”, afferma De Luca a proposito della nuova ordinanza

La nuova ordinanza di de luca contro la movida: no, non è l‘episodio pilota di una nuova serie Netflix. Con la nuova ordinanza, De Luca è intervenuto a gamba tesa, spalle larghe e petto in fuori per provare a mettere una pezza alla degenerante situazione dei contagi nella Regione Campania. Come il più classico dei pater familias che entra in stanza per fare l’ennesima “cazziata” ad un figlio poco disciplinato.

Un padre che ha come obiettivo quello di legittimare il suo potere decisionale, che ha necessità di mostrarsi pronto e determinante in una presa di posizione.

Da un presidente di Regione è pur giusto che arrivino scelte simili, ma d’altronde non avremmo potuto gestire meglio la questione? È davvero così colpa della movida, dei giovani?

Il ritorno della movida, fino alla nuova ordinanza di De Luca

Nemmeno in questo caso stiamo parlando di un nuovo film appartenente alla saga delle “Guerre Stellari”.

Movida, ancora tu, ma non dovevamo vederci più?”


Maledetti giovani che se ne vanno in giro dalle 22:01 con gli alcolici tra le mani, pronti a fare da veicolo per un virus che risulta davvero implacabile dopo due peroni da 0,33.

È che un po’ questa facile narrativa sulle nuove generazioni che se ne vanno scorrazzando a destra e a manca mentre trasportano il virus, ha stancato.

Certo è che qualcosa in più per evitare di nuovo questa misura, dettata dalla nuova ordinanza di De Luca, lo si poteva anche fare. Le attività commerciali, prese da una nevrotica smania di servire un numero potenzialmente alto di clienti, hanno dimenticato spesso e sbadatamente come ci si dovesse comportare. Distanziamento poco rispettato, ingressi concessi all’interno di strutture anche senza mascherina o misurazione della temperatura. L’impressione era che si stesse lasciando troppo al caso tutto ciò che concerneva la gestione delle misure anti-Covid.

Dubbi legittimi

Un maggiore senso civico avrebbe sicuramente aiutato, ma a livello prettamente politico, cosa è stato sbagliato nelle scelte attuate?

Eppure il 5 maggio, inizio della fase 2, al Sud le regioni andavano da zero a 10 contagi. La Campania probabilmente è stata tra le regioni più virtuose nella gestione del virus. Le decisioni prese a livello nazionale si incrociano con quelle prese a livello regionale, creando un puzzle di confusione e pressapochismo, di cui il cittadino è ovviamente vittima.

Più di qualcosa è stato sbagliato, se oggi si torna a parlare di secondo lockdown.

Appare quantomeno bizzarro, dover solo sentir parlare di una ipotesi del genere.

È giusto chiedere al cittadino di limitare la propria attività, con la nuova ordinanza di de luca contro la movida, quando le amministrazioni non sono nemmeno in grado di garantire il distanziamento nei mezzi pubblici?

A patto che se ne esca

Alla fine è tutto ciò che conta. Tornare di nuovo ad una situazione di presunta normalità per tornare a respirare: questa volta non attraverso una mascherina.

Ce lo auguriamo tutti, d’altronde per questa terra vogliamo solo il meglio, a patto che questo meglio non leda le solite fasce di commercianti, le solite fasce d’età.

È che funziona sempre un po’ tutto così: passiamo ore a trovare un colpevole per darlo in pasto alla massa. Prendiamo misure contro il colpevole, nella speranza di vedere risultato immediato, diventando anche un po’ teatrali.

A patto che se ne esca, sì; ma qui pare che l’importante sia prendere decisioni senza per forza trovarci una ratio. Troppe decisioni che collidono tra loro, troppa confusione. Un’incoerenza di fondo, le cui spese vengono pagate dal cittadino qualsiasi: vittima e carnefice al contempo.

Tutelare un territorio ed una popolazione che presenta la più alta densità abitativa d’Italia è un obbligo, ma si sta davvero facendo tutto il necessario?