La strage di Erba, dopo le sentenze, ancora dubbi

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Ad oggi la strage di Erba rimane uno dei casi più chiacchierati, grazie anche ai media che credono alla possibile innocenza dei coniugi Romano

Qui spiegheremo le motivazioni che hanno portato i due imputati, Olindo Romano e Rosa Bazzi, alla sentenza dell’ergastolo per la strage di Erba.

La strage di Erba

L’11 dicembre 2006 è una data che ha segnato l’Italia intera , ad Erba, una piccola cittadina non lontano da Como, divampa un incendio a via Diaz in una corte con delle palazzine ristrutturate. La palazzina interessata è quella “del ghiaccio” .

Quando arrivano i soccorsi, trovano i corpi senza vita di tre donne e un bambino, mentre un uomo è ancora agonizzante; tutti presi a coltellate e a sprangate.

“Castagna Raffaella 18 colpi, Galli Paola 6 coltellate e 6 sprangate, basta poco per stroncare la vita a Marzouk Youssef, Cherubini Valeria 42 colpi 34 coltellate e 8 sprangate”

Queste le parole che vengono usate nel processo, per descrivere la mattanza.

Indagini e varie piste per la strage di Erba

Da subito le indagini prendono più direzioni, in primo luogo i familiari delle vittime, sia quelli di Raffaella che quelli del marito Azouz Marzouk, su quest’ultimo ci si sofferma, in modo particolare, visti i suoi precedenti per spaccio; venivano sentiti anche tutti gli abitanti della corte, che non hanno destato sospetti, quindi i vicini: i coniugi Romano.
Questo è uno dei punti che spesso viene criticato, in quanto molti programmi scandalistici, o simili, affermano che oltre ai due coniugi non sono state battute altre piste, cosa ovviamente falsa.

La reticenza dei coniugi Romano

Tutti gli abitanti della corte erano, ovviamente, scossi per l’accaduto, tutti tranne i coniugi Romano che, tra l’altro, avevano anche rischiato di ritrovarsi la casa in fiamme; per di più tra i coniugi e le vittime c’erano molti contenziosi in atto, anche penali. Il loro atteggiamento, poco interessato, subito desta sospetti; non hanno chiesto informazioni e quando tutti ormai erano stati ascoltati, il comandante Gallorini si reca alla loro abitazione. Si giustificano, gli stessi coniugi, dicendo che erano già a dormire da un po’, anche se il comandante sente la lavatrice in funzione; alla domande circa gli spostamenti, Rosa presenta uno scontrino del McDonald, come a giustificare la loro assenza.

Gli indizi che portano ai coniugi

Subito viene notato che Rosa ha una ferita fresca su un dito, mentre entrambi i coniugi hanno svariati lividi sulle braccia.

Il loro alibi, quindi, era di essere andati a Como intorno alle 20, aver fatto un giro per negozi, essere stati al McDonald e aver fatto rientro, presso la propria abitazione, intorno alle 23:00.

I coniugi non parlavano mai dell’accaduto, neanche nell’intimità della casa, mentre l’intera corte non faceva altro; in una intercettazione in auto se ne capisce il motivo:

“basta non parlare in casa”…”ho idea che è proprio quello dentro in casa però perché lui ha smontato solo la cornetta”.

In altre intercettazioni, inoltre, si parla di Raffaella Castagna, apostrofandola “cogliona”, cosa non propriamente adatta se si parla di una donna da poco uccisa brutalmente, con suo figlio.

In un’altra intercettazione ancora: “perché non mettono sotto torchio lui e i suoi amici marocchini…però quando andavamo noi dai carabinieri che dicevamo quel che succedeva … se alzavano il culo e venivano giù … eh se loro alzavano il culo non succedeva”.

E ancora dopo essere stati in caserma:

“è andata male eh?…non hai paura? …io ho paura…come quella sera che siamo andati a Como”.

Viene trovata, inoltre, una traccia di sangue “pura”, ovvero senza agenti patogeni, nella loro auto.
Alcuni dicono che potrebbe essere stata portata lì da chi ha fatto i rilievi; questo non è possibile perché non sono stati impiegati gli stessi agenti.
Si parla di traccia pura, quindi non contaminata dall’acqua dei soccorsi.
La goccia di sangue è stata presa direttamente sulla scena del crimine prima dei soccorsi; in una delle sue confessioni Olindo dirà che aveva i capelli intinsi di sangue e che forse la goccia di sangue è caduta da lì.

Mario Frigerio, svegliatosi dal coma, riconosce in Olindo il suo aggressore.

Le confessioni

Dopo la prova della traccia di sangue e la testimonianza di Frigerio, i coniugi vengono nuovamente interrogati, ma negano tutto. Due giorni dopo confessano.

Le confessioni sono logiche e perfettamente combacianti, molte delle cose confessate non erano state ancora analizzate all’epoca; come la rottura del coltello o i punti di innesco dell’incendio; quanto confessato ha trovato pieno riscontro dalle indagini e non è mai stato smentito.

Per quanto riguarda la veridicità delle confessioni, lo stesso Olindo ringrazia, nelle annotazioni sulla sua Bibbia, chi prima dell’arrivo del PM lo ha distratto, facendolo parlare di altro e senza fargli alcuna pressione.

Confutiamo ogni dubbio circa la morte della signora Cherubini

Per l’uccisione della Cherubini, tantissimi sono i dubbi che ancora attanagliano molte delle “testate complottistiche”, ma la sentenza non lascia dubbi.

Secondo la Corte non si può stabilire quanto sangue abbia perso la vittima, dal momento in cui è stata colpita, anche perché le pompe dei Vigili del Fuoco hanno cancellato le tracce. Molto sangue è stato rilevato nel fazzoletto e dalla sciarpa che la donna indossava.

il segno della “coltellata sulla tenda”, per la Corte, senza ombra di dubbio. si tratta di uno strappo e non di un taglio; probabilmente fatto dalla vittima.

Macchie da schizzo e non da imbratto? La Corte spiega e tutti i consulenti lo hanno confermato, che si tratta quasi interamente di macchie da imbrattamento. Quelle poche macchie che potrebbero essere da schizzo, potrebbero avere molte spiegazioni; tutte compatibili con l’omicidio avvenuto nel pianerottolo.

Tra il pianerottolo e l’appartamento ci sono numerose tracce e segni di passaggio, tutte esclusivamente della vittima.

L’appartamento dei Frigerio non ha tracce di colluttazioni e la vittima ha una posa naturale, dovuta alla morte.

L’autopsia conferma che la morte non è sopraggiunta immediatamente per le lesioni, ma dal trauma cranico aggravato dall’intossicazione dovuta all’incendio, con tempo di sopravvivenza stimato in diversi minuti; i primi soccorritori ne sentivano ancora la voce.

Movente

Tra le due famiglie c’erano forti contrasti, sfociati in 5 procedimenti penali, di cui l’ultimo, a carico dei coniugi Romano, si sarebbe celebrato proprio 2 giorni dopo la strage.

Gli stessi confessarono che avevano tentato la strage già qualche giorno prima, ma non ci erano riusciti.

Come diceva Giovanni Falcone

“Credo che ognuno di noi debba essere giudicato per ciò che ha fatto. Contano le azioni non le parole. Se dovessimo dar credito ai discorsi, saremmo tutti bravi e irreprensibili.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.