La Tribù umana di Jorit

L'opera di Jorit

Da Quarto al mondo intero

Prima di scrivere di Jorit, all’anagrafe Ciro Cerullo, ci ho pensato un po’.

Artista italo/olandese, uno dei massimi esponenti mondiali della street art, quella dei murales per intenderci, accento e cadenza partenopea, le sue opere si riconoscono grazie ad un segno distintivo, quattro cicatrici, due per ogni lato, sotto gli occhi dei personaggi che rappresenta. 

Partiamo da un presupposto, lo ripeto e lo ripeterò sempre, l’arte è una cosa soggettiva ed un ritratto, così come un murale, un libro, un film, così come la musica, può piacere o meno, quindi non addentriamoci in territori inesplorati, vorrei semplicemente parlare della persona, dell’artista e di ciò che, secondo le sue parole e dalla mia interpretazione, vuole comunicare.

Le origini di Jorit

Cominciamo col dire che Jorit è un’eccellenza napoletana, ragazzo del 1990 e che, come molti abitanti di Quarto, ho avuto il piacere di conoscere di persona. Le sue prime opere sono legate principalmente a quello che un tempo era considerato vandalismo (e che forse lo è), non propriamente concettuale od ideale, un modo però per esternare i propri pensieri. Ognuno ha il proprio. Ciro si evolve dopo un viaggio in Africa nel 2005 quando si imbatte nella scuola d’arte Tingatinga. Torna cambiato e comincia così il suo percorso che lo porterà a diventare, per bocca e penna di chi un tempo lo definiva graffitaro nel senso volgare del termine, artista.

Perché, però, parlarne proprio ora? Perché, e qui mi collego alla prima frase di questo pezzo, settimana scorsa è scoppiato un caso enorme. Durante un forum della gioventù a Sochi (Russia) in cui era presente Vladimir Putin, Jorit gli chiede una fotografia con una frase che a primo impatto potrebbe sembrare banale ma che nasconde molto più di quel che molti hanno inteso.

Presidente, volevo chiederle se fosse possibile fare una foto da mostrare in Italia. Una foto con lei per mostrare in Italia che è un essere umano e che la propaganda che diffondono ovunque non è vera. Siamo tutti umani. Facciamo tutti parte del genere umano.

Fermiamoci un secondo, devo e mi sento di sottolineare una cosa. Non sono esperto di geopolitica né tantomeno voglio parlarne, c’è gente competente in materia e se volete approfondire l’argomento aprite le menti ed informatevi, leggete, studiate. Nelle mie parole non troverete nessuno schieramento, non per ignavia, ci mancherebbe se non ho una mia idea, ma non è questo l’articolo adatto per discuterne. Come ben sapete provo ad andare oltre, parlare di umanità e personalità, oltre che di persone e, nella richiesta di Jorit, c’è stata una frase che mi ha colpito.

Siamo tutti umani.

Polemiche a destra ed a manca. Filorusso, guerrafondaio, antiamericano, antioccidentale, mancato ambasciatore della libertà e chi più ne ha più ne metta. Davvero? Sono davvero queste le motivazioni che hanno spinto un ragazzo, un uomo, di 33 anni a quelle parole? Ma davvero non si riesce a guardare oltre? Politicamente schierato? Si, non lo ha mai nascosto, ma lancia il suo messaggio ed in quei volti la pace è sempre stato quello principale. Se non si è d’accordo con i modi di fare di una persona non vuol dire che questi siano sbagliati.

Uno dei primi luoghi in cui Jorit ha iniziato a dipingere è stata l’officina EAV di Quarto. Era il 2005 ed in quegli anni cominciava a farsi largo la cultura rap/ hip-hop anche qui da noi, indissolubilmente legata alla street art, ma se per la musica si chiudeva un occhio, i graffiti non erano ben visti. “Imbrattano i muri”, dicevano. Quindici anni dopo, nel 2020, in quella stessa officina, compare il murale di Rosa Louise Parks.

Gesto legato alla vicenda George Floyd? Probabile.

Stavolta, in quell’area che lo ha visto artisticamente nascere, tutto avviene legalmente, con tutti i permessi del caso ed, anzi, con entusiasmo da parte delle autorità (come cambiano le cose, eh!?). Vi invito a guardare il video su Youtube, solo così potrete vederlo.

Il legame indissolubile

Le opere di Ciro sono conosciute in tutto il mondo e tutto il mondo è legato a lui, in un modo o nell’altro, ma il suo legame con Napoli resta indissolubile (il San Gennaro di Forcella è una delle prime cose che porto a vedere agli amici che vengono da fuori), il Maradona e l’Hamsik di Quarto, i ritratti su una delle pareti del Centro Direzionale, la Santissima Trinità Partenopea: Maradona, Pino Daniele, Massimo Troisi. Aggiungeteci La Livella di Totò e, purtroppo, nell’occhio di Diego il ritratto di Giò Giò (Giovan Battista Cutolo), ragazzo ucciso brutalmente lo scorso anno. Lassù, in alto, a guardare la città.

Jorit non conosce confini ed i suoi ritratti sono in tutto il mondo. Prima vi ho detto che dal suo viaggio in Africa tornò cambiato. Da lì partì l’idea della Human Tribe, per i poco avvezzi all’inglese, La Tribù Umana. Ed ecco che la richiesta fatta ad uno degli uomini più potenti del mondo diventa un messaggio. Un messaggio di speranza. Difendere l’umanità è il suo messaggio.

Tutti i suoi murales sono la rappresentazione di qualcuno di grande, di qualcuno che ha fatto la storia, volente o nolente, vittima o fautore di movimenti che hanno cambiato il corso della storia o, quantomeno, che hanno creato movimenti contro le ingiustizie.

Mi sento parte di questa Tribù e spero che anche per voi sia così, una tribù in cui non ci sono differenze ma solo persone, esseri umani in grado di sedersi ad un tavolo e chiarire, parlare, piuttosto che altro.

Ho spostato la sedia per farti accomodare, la tavola è piena di gente. Ti va di aggiungerti?

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