La vera storia di Lisa Montgomery: prima donna giustiziata negli USA dopo 70 anni

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Tutto ciò che c’è da sapere su Lisa Montgomery: “una vita di torture ed abusi” fino al macabro omicidio

“Lisa non è la peggiore delle peggiori. E’ la più spezzate di tutte le persone spezzate“.

Sono parole che fanno riflettere, quelle di Sandra Badcock, consulente  del team legale di Lisa Montgomery, parole che fanno da cornice ad una storia crudele, straziante, che non tutti conoscono. Il 14 Gennaio 2021 infatti Lisa viene giustiziata a morte, tramite un’iniezione letale in un’esecuzione federale nel carcere di Terre Haute, in Indiana. Si tratta della prima donna a ricevere la pena di morte dopo 70 anni. L’ultima era stata Bonnie Haedy, giustiziata nel 1953.  Ma chi era Lisa Montgomery e qual è il suo reato? Conosciamo meglio la figura della donna, la cui condanna ha generato polemiche e scalpore.

La storia di Lisa Montgomery: una vita di violenze e torture

La storia di una donna profondamente malata di mente a causa di una vita di torture e violenze sessuali“, dichiara sempre uno dei legali. Di certo è la sintesi più accurata della storia di Lisa Montgomery.
Un’infanzia difficile, un’adolescenza mai realmente vissuta, costantemente a contatto con la violenza, sono ritenute le cause dei disturbi che in seguito la donna sviluppa, riconosciuti e diagnosticati in carcere.
Ma procediamo con ordine, raccontando la sua infanzia e vita:
Lisa Montgomery, 52 anni, a soli 3 anni vive l’esperienza traumatica di assistere agli abusi sessuali sulla sorella, di 5 anni più grande, da parte del baby sitter.
Ad 11 anni è la stessa bambina ad essere oggetto di violenze continue da parte del patrigno, Jack. L’uomo, già violento nei confronti della madre, inizia di nascosto ad abusare di lei almeno una volta alla settimana. L’infimo atto diviene un’abitudine regolare. Difatti l’uomo decide di costruire una stanza accanto alla sua roulette, nei boschi dell’Ocklahoma, per violentare la bambina, in maniera indisturbata.
Un episodio sconcertante avviene quando la madre della bambina scopre gli abusi da parte del compagno: la donna, con uno scatto d’ira, prende la pistola puntandola alla testa di Lisa, urlandole “Come hai potuto farmi questo?” invece di difenderla e proteggerla.
Le cose col tempo peggiorano, delineando uno scenario, se possibile, ancor più straziante: stupri continui di gruppo ai danni della piccola Lisa, da parte di Jack ed i suoi amici. Abusi che, dalle dichiarazioni di Lisa, duravano ore, al termine dei quali gli uomini le urinano addosso. Altro tassello inquietante della sua giovinezza  riguarda la decisione della madre poi di farla prostituire con l’idraulico e l’elettricista, per pagare lavori occasionali.

Da un’infanzia difficile a due matrimoni falliti: le violenze subite da Lisa Montgomery

In tutto questo, ci si chiede, come mai nessuno è mai intervenuto? Omertà o semplice indifferenza dinanzi ad una famiglia che ben nascondeva torture ed abusi? Lisa racconta che solo una volta gli assistenti sociali si son recati a casa sua, avvisando prima i genitori. Minacciata di morte dalla famiglia, nel caso in cui non avesse rispettato la regola del silenzio, nulla venne a galla. Omertà e silenzio sono però i sostantivi che meglio si legano alla figura del dottore che, dopo averla visitata in quel periodo, riconobbe i segni degli stupri, ma non intervenne.
La giovane, entrata in età adolescenziale, cerca la fuga da quel mondo tetro che è la sua vita, attraverso l’alcol e due matrimoni, il primo a soli 18 anni. Dalle due unioni, durante le quali subisce ulteriori abusi, la donna ha quattro figli. In seguito, nel 1990 Lisa viene sottoposta a sterilizzazione contro la sua volontà, decisione mai realmente accettata. A questa drastica svolta della sua vita è legato l’efferato omicidio di cui è colpevole la donna.

Storia del macabro omicidio

Da tale evento drammatico, ultimo in cronologia nel pastone di traumi subiti, Lisa sembra non riprendersi più. La donna sviluppa una serie di disturbi mentali e psicologici come disturbo bipolare, post traumatico da stress, ansia e depressione, psicosi, sbalzi d’umore, dissociazione e perdita di memoria. Nei mesi che precedono l’omicidio ripete di essere incinta. Poi la conoscenza di Bobbie Jo Stinnet , 23 enne allevatrice di cani, su un sito di appassionati cinofili. Lisa sa che Bobbie è incinta di otto mesi: è questa la motivazione che la spinge a presentarsi a casa della donna nel dicembre del 2004, con la scusa di voler prendere un cucciolo da lei allevato. Ma da quella casa Lisa uscirà, scortata dalla polizia, con mani sporche di sangue e  con un neonato che vuole spacciare per suo. La donna strangola l’allevatrice e con un coltello da cucina, la sventra, fino a permetterle di estrarre il feto. La polizia la ritrova così, nell’intento di cullare un neonato ritenuto “suo” , immersa in una pozza di sangue, proveniente dal corpo senza vita di Bonnie. La neonata è fortunatamente sopravvissuta; si chiama Victoria e vive col padre, Zeb Stinnet. Questa è la cronaca del caso che ha fatto scalpore in America, che ha ispirato tanti libri e documentari, perché è universalmente riconosciuto quanto il macabro attiri attenzione ed interesse immediato.

La condanna a morte e l’esecuzione di Lisa: si può definire giustizia?

Nell’Ottobre del 2007 una giuria di un Tribunale del Missisippi emette la sentenza di condanna a morte. Con i governi di Bush ed Obama, le esecuzioni vengono sospese.  Il 25 Luglio 2019, dopo 17 anni di fermo, gli Stati Uniti hanno ripreso le esecuzioni capitali, per volontà dell’ormai ex presidente Donald Trump, come è avvenuto il 10 Dicembre per Brandon Berard.
Lisa, durante gli anni di carcere è stata soggetta a diverse cure psichiatriche, essendole stati diagnosticati problemi psicologici. E’ su di essi che si battono coloro che si sono espressi a sfavore della pena di morte,  ritenuta ingiusta su una donna non capace di intendere e di volere. Inizialmente difatti, il giudice distrettuale James Patrick Hanlon aveva bloccato l’iniezione letale sostenendo che una corte dovesse accertare le capacità mentali della detenuta tramite perizia psichiatrica. Sospiro di sollievo per quanti invocavano la sospensione della pena, durato però il tempo di un battito di ciglia. Il giorno dopo la Corte Suprema ha dato il via libera al dipartimento di giustizia, di condannare la donna.
“Sono convinta che la maggior parte degli americani interromperebbe l’esecuzione se conoscesse la storia e tutto quello che ha subito Lisa Montgomery.(…)La storia di una donna profondamente malata di mente a causa di una vita di torture e violenze sessuali”. Parole sempre di Sandra Badcock che ora, dopo la lettura della storia della donna giustiziata,  non conducono solo a riflessioni generali, ma mettono in luce una realtà in cui, a torture, problemi psichiatrici ed omertà non viene dato il corretto e giusto peso. Si può parlare di giustizia dinanzi alla condanna a morte di una donna mentalmente instabile e malata?

A cura di Antonella Acernese

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.