Lampshading: i nonsense della televisione spiegati bene

Lampshading

Alcuni esempi di lampshading: ovvero, quando gli autori di una serie o di un film devono giustificare le incongruenze della trama agli occhi del pubblico

Vi siete mai chiesti come potessero i protagonisti di Friends vivere in un mega appartamento a Manhattan, nonostante alcuni di loro fossero cronicamente disoccupati? O come fosse possibile per Homer Simpson, padre di famiglia con un diploma superiore, mantenere il proprio lavoro alla centrale nucleare e campare non uno, non due, ma tre figli, una moglie e un paio di animali con un solo stipendio, negli Stati Uniti del 21esimo secolo?

Oppure, come mai nei film e nelle serie tv – spesso – c’è qualcosa che non ha molto senso e sembra che non venga spiegato a sufficienza, dando per scontato che sia così per qualche legge divina o del destino? Questo fenomeno si chiama lampshading (“fare da paralume”) ed è il dispositivo retorico che non sapevi di conoscere.

È infatti molto frequente che, durante la produzione di una serie tv o di un film, vengano inseriti personaggi e situazioni i quali – a una analisi più attenta – risultano totalmente fuori luogo rispetto a come andrebbero i fatti se fossero trasposti nella nostra realtà. Spesso si tratta di trucchi narrativi che avevano senso nel periodo storico in cui la trama e le caratteristiche dei personaggi vengono elaborati per la prima volta, poi, a un certo punto, uno dei personaggi farà notare questa incoerenza senza mezzi termini.

Fred Grimes, il lampshading per eccellenza

Un esempio di questo utilizzo evidente del lampshading riguarda proprio il già citato padre di famiglia giallo e quasi calvo: Homer Simpson. Come già detto, non è la persona che immagineremmo dietro la delicata console di comando di una centrale nucleare. DI lui sappiamo solo che ha un diploma di scuole superiori. Niente laurea, niente master o specializzazioni varie in fisica nucleare.

Il creatore della serie, Matt Groening, ha basato le vicende e i personaggi dello show sulla sua stessa famiglia. Fisionomia, relazioni, occupazione e persino i nomi, in alcuni casi. Matt Groening è nato nel 1954. Quando aveva l’età di Bart, quella mostrata nella serie doveva essere una situazione molto comune. La maggior parte degli uomini di famiglia, come Homer, sosteneva moglie e prole con il solo stipendio frutto di un diploma di istruzione superiore.

Di conseguenza, i Simpson si mostrano al pubblico come una famiglia composta da un padre della classe operaia che vive il sogno americano di una casa in periferia con tre camere da letto, tre figli, animali vari, un nonno indesiderato e una madre che può badare a tutto l’ambaradan perché non ha bisogno di lavorare. Nessuno dei genitori ha un’istruzione universitaria.

Questa situazione poteva trovare un qualche tipo di giustificazione negli anni ottanta, quando la serie è andata in onda per la prima volta per Fox Broadcasting Company. Ma nel 1997, appena mezza generazione dopo, il bisogno di una famiglia a due redditi in cui entrambi i genitori avevano un’istruzione universitaria era diventato una necessità inderogabile, pena la poca credibilità rispetto allo stile di vita della famiglia più conosciuta della tv.

Gli stessi autori, appena dieci anni dopo, devono aver notato l’incongruenza e hanno cerca di offrire un espediente al povero Homer.

Alcuni dei fan più accaniti della serie ricorderanno un episodio dei Simpson molto particolare. Nella puntata 23 dell’ottava stagione, infatti, fa la sua comparsa un personaggio che alcuni considerano “il più controverso di tutta la serie”. Stiamo parlando di Fred Grimes, assunto nella stessa centrale nucleare in cui lavora Homer. Stacanovista ed efficiente, Grimes non sopporta l’inettitudine di Homer e il suo inspiegabile successo sul lavoro, al punto di avere una fatale crisi di nervi.

L’intero episodio, il cui titolo è già emblematico (“Il nemico di Homer”) è una grande ed evidente operazione di lampshading. Il suo scopo è sottolineare quanto sia ridicolo il fatto un uomo con un diploma di scuola superiore possa vivere uno stile di vita da sogno. Stile di vita che, nella realtà, sarebbe fuori dalla portata per la maggior parte delle persone in simili situazioni.

Il lampshading vero e proprio si palesa nel momento in cui Grimes fa notare come Homer – oltre a un lavoro che non meriterebbe – abbia persino una bella moglie intelligente e almeno uno dei suoi figli sia venuto su bene (il riferimento, con tutta probabilità, va alla figlia di mezzo, Lisa).

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Homer e Fred Grimes nell’episodio “Homer’s Enemy”

Per quanto riguarda lo stesso Grimes, al contrario, ci viene spiegato sin da subito che possiede una solida formazione universitaria, con un master e esperienza pregressa nel campo. E Fred Grimes ha sostanzialmente ragione: Homer si comporta in modo spettacolare, anche se è amabilmente stupido e non gode neppure di particolari abilità sociali.

Spoiler alert: nonostante questo, Homer riuscirà a tenersi saldo il suo lavoro alla centrale nucleare. L’epopea di Grimes si traduce in un nulla di fatto e tutto torna alla normalità. Ma, nel frattempo, Matt Groening ci ha fatto sapere che sì, anche lui è conoscenza dell’incongruenza di fondo presente nella serie animata. L’ha affrontata, ha fatto lampshading e tutto può tornare alla normalità.

Il peso del cognome

Ennesimo esempio palese dell’utilizzo di questa tecnica narrativa riguarda un’altra famosa serie tv, questa volta non animata. Nella produzione statunitense che segue le vicende del controverso medico diagnostico Gregory House, protagonista dell’omonima serie, questo ha una tumultuosa relazione con una sua collega, direttrice sanitaria del reparto, Lisa Cuddy.

La loro storia si dipana per diverse stagioni, tra separazioni e riconquiste. Un dettaglio però non sarà sfuggito ai più attenti: inspiegabilmente, Gregory e Lisa non si chiamano mai per nome. Al contrario, quando si riferiscono l’uno all’altra (o viceversa) – anche in situazioni intime e private – chiamano il partner per cognome. La Cuddy si riferisce al dr House chiamandolo sempre, comunque e solo House. Gregory House chiama Lisa Cuddy sempre, comunque e solo Cuddy.

Abbastanza peculiare, data la relazione intima tra i due e il fatto che si riferiscano agli altri colleghi chiamandoli indifferentemente con il loro nome o con il cognome, a seconda della situazione. Probabilmente, questa particolarità è uno strascico delle prime stagioni della serie, in cui il rapporto tra i due è solo ed esclusivamente professionale, il che giustifica l’utilizzo prevalente del cognome.

Che sia una trovata di stile o una semplice incongruenza non trattata a dovere dagli autori della serie, ciò che è certo è che – a un certo punto – gli stessi autori hanno sentito il bisogno di evidenziare la cosa, senza però necessariamente fare chiarezza.

House e Cuddy nell’episodio “Bombshells” – ©2011 Fox Broadcasting Co.

Durante un episodio della settima stagione, quando sono tutti a cena con la madre di Cuddy, è quest’ultima a fare presente questa stranezza, infastidita dalla piaga della relazione che la figlia ha intrapreso, e chiede stizzita alla Cuddy e a House “Perché continuate a riferirvi l’un l’altro con il vostro cognome?”

A questo, ovviamente, non segue alcuna spiegazione. Nulla, razionale o stramba che sia.  Solo un cambio di inquadratura e di scena. Gli autori hanno fatto il loro dovere. Sanno che noi sappiamo e ci hanno fatto presente che lo sanno anche loro.

Bisognava solo palesare la situazione per poi camuffarla amabilmente. E come accennato, la parola lampshading proprio questo significa, “paralume“. Mettendo un paralume sopra la loro testa, non si prende in giro nessuno, ma tu, spettatore, lo accetti.

Ma, come con un vero e proprio paralume, non offre alcuna spiegazione. Gli scrittori vogliono solo che tu sappia che loro lo sanno. E ora lo sai.

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