L’antico mestiere dei nevaioli napoletani

Il mestiere dei nevaioli partenopei

Tra tradizioni, modi di dire e storia di una delle figure più ingegnose di Napoli

Fino al secondo dopoguerra i frigoriferi non erano presenti nelle case degli italiani e chi aveva l’esigenza di conservare alimenti deperibili doveva ricorrere necessariamente a delle ghiacciaie dove veniva stipato del ghiaccio cosparso di sale che ne rallentava lo scioglimento. In ogni caso questo metodo di conservazione degli alimenti era utilizzato dai ceti più abbienti mentre i più poveri erano costretti a procurarsi il ghiaccio acquistandolo da venditori ambulanti detti “nevaioli”.

Storia dei nevaioli, una categoria decisamente laboriosa

I nevaioli appartenevano alla classe più povera della società napoletana ma seppero inventare un’attività che risultò poi molto redditizia per quanto parecchio logorante.

Questi professionisti del ghiaccio si recavano in montagna durante l’inverno, in seguito a grosse nevicate ricavavano grandi quantità di neve da stipare in fosse sotterranee al fine di mantenere una temperatura bassa e farla mantenere fino al periodo più caldo.

Le neviere erano realizzate con misure particolari in larghezza e profondità, in quanto dovevano consentire di conservare la neve ghiacciata anche durante l’estate, evitandone la liquefazione. Il loro ingresso era rivolto a Nord, per ridurre al minimo l’azione dei raggi solari sull’entrata che era più esposta.  La neve riposta nei fossati veniva coperta da strati di foglie secche per evitare che il terreno si infiltrasse e rendesse fangoso il ghiaccio destinato anche alla vendita per il consumo alimentare.

In primavera i nevaioli tornavano in montagna e tagliavano il ghiaccio con delle seghe. I pezzi tagliati avevano una forma allungata e squadrata e di spessore adeguato al fine di evitare che durante il trasporto sui carretti si sciogliesse.

Dopo un lungo e tortuoso viaggio il ghiaccio arrivato a destinazione veniva pulito dalle impurità acquisite durante il trasporto e venduto sia a cittadini che ai gestori di attività commerciali.

Acquafrescai, venditori di granite e gelatai erano i clienti privilegiati del business dei nevaioli

Col tempo alcune neviere furono regolamentate dalle amministrazioni pubbliche per assicurare il ghiaccio anche alle popolazioni meno abbienti.

I nevaioli potevano chiudere con le autorità locali contratti di gestione della durata di un anno e le autorità preposte vigilavano sulla qualità del prodotto. Il ghiaccio destinato agli usi alimentari doveva essere infatti “da bicchiere”.

A causa della deperibilità del prodotto venduto i nevaioli compivano ogni operazione legata alla produzione del ghiaccio in modo velocissimo. La raccolta della neve, la sua sistemazione e copertura, il taglio del ghiaccio, il trasporto e la vendita erano operazioni fatte con grande fretta al fine di massimizzare il guadagno.

Ten’ ‘a nev’ int’ a sacc’

Proprio da questo antico mestiere deriva un detto napoletano molto conosciuto “Ten’ ‘a nev’ int’ a sacc’”, che significa “Ha la neve nelle tasche”, utilizzato quando si vuole indicare qualcuno che ha fretta di lasciare un luogo oppure non ha piacere ad intrattenersi con i suoi interlocutori.

Un comportamento che cozza un po’ con il carattere empatico dei napoletani, sempre pronti a intrattenersi per una piacevole chiacchierata. Chissà se si tratta di semplice sociopatia o del gene di qualche antenato che di mestiere faceva il nevaiolo.

Print Friendly, PDF & Email
Ambasciator