Lavori di “prestigio”: giovani lavoratori a confronto

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Tutti noi abbiamo alcune idee rispetto a lavori considerati socialmente “privilegiati”, di prestigio, di un certo spessore e rilievo. In queste figure rientrano idealmente quella dell’ingegnere, del medico, del notaio e così via. Ma questi lavori sono davvero così privilegiati? Cosa si nasconde dietro a mestieri che, oltre ad anni di formazione ed esperienza, comportano tanti oneri quanto onori?

In questa maxi intervista lo scopriremo insieme ad Alessandro, Ilaria e Gianluca, tutti giovani lavoratori di “prestigio”.

Alessandro Iacobelli 32 anni, anatomopatologo

Ciao Alessandro, come mai hai scelto di fare il medico?

Vengo da una famiglia di medici ma non lo faccio per questo. Mi è sempre piaciuta la biologia e la scienza in generale, ed ero un grande fan di “Esplorando il corpo umano”. Con caparbietà ho provato tre volte il test di medicina e alla fine ci sono riuscito.

Hai deciso di specializzarti come anatomopatologo. Parlaci di questa figura che spesso desta confusione, alcuni ad esempio, la sovrappongono o la confondono con quella del medico legale.

L’anatomopatologo è il medico che studia i tessuti e le cellule; noi come figura professionale facciamo la diagnosi istologica o citologica. Quando una qualsiasi persona si sottopone ad un intervento chirurgico, che va dalla più banale rimozione di un neo alla chirurgia maggiore, come ad esempio una colectomia, noi procediamo con lo studio della cellula, attraverso un microscopio, ed identificare la patologia. Siamo l’ago della bilancia di una diagnosi fondamentale.

Come mai hai scelto proprio questa specializzazione? Hai fatto esperienze post o intra laurea?

Mi piace studiare e avere una visione a 360° di tutte le patologie che afferiscono alla medicina e nell’anatomopatologia questo è richiesto. Rispetto ad altre branche della medicina, più specializzate, nel mio lavoro in una giornata passo da biopsie prostatiche proveniente dal reparto di urologia a biopsia ginecologiche provenienti dal reparto ginecologia e tanto altro. Ho un ampia scelta ecco!

Mai come in questa specializzazione c’è uno studio continuo. Le nostre conoscenze, soprattutto in anatomia patologica, stanno aumentando giorno dopo giorno, in quanto raggruppiamo anche la biologia molecolare, la conoscenza di tutte le mutazioni molecolari e tanto altro ancora. Siamo l’anello tra la regia e la chirurgia. Per quanto riguarda le mie esperienze formative, ho avuto l’opportunità di lavorare nel Centro Nazionale in Colombia, ho fatto il corso di 118 e guardia mediche.

Prima mi hai detto che ti arrivano “pezzi di corpo” da analizzare. Qual’è la differenza con il medico legale?

Il medico legale si occupa del riscontro Forense, inteso come quello macroscopico, ma lo studio del cadavere fatto insieme all’anatomopatologo lo fa giungere a una determinata conclusione. Il medico legale a meno che non abbia una formazione specifica, non sa analizzare un vetro istologico e spesso per una diagnosi anche su un cadavere si ha bisogno di un riscontro istopatologico. Dipende molto, come in tutto poi, da medico a medico. Un medico legale può avere anche buone competenze in anatomopatologia. Si fa questa confusione tra le due figure perchè siamo assorbiti da programmi e film americani e lì, anatomopatologo e medico legale sono la stessa figura.

Quali sono invece le relazioni che si vengono a creare più spesso nel tuo campo? Abbiamo parlato del medico legale, ma dato che la tua specializzazione abbraccia un pò tutti i reparti della medicina, anche di molte altre figure professionali.

Esatto, io mi interfaccio con ogni branca medica che, passami la frase un pò macabra, “prende un pezzo” dal paziente. Non ho rapporto, ad esempio, con un cardiologo dato che cardiologia è puramente clinica, non ha un riscontro anatomopatologico, se non post-mortem. Quindi posso avere un rapporto un po’ più rarefatto con branche come cardiologia ma anche neurologia.

Il format di questa rubrica è proprio quello dei “giovani lavoratori”. Com’ è un lavoro di una certa responsabilità alla tua età? C’è un po’ di diffidenza da parte dei colleghi più anziani?

Ovviamente non ti posso negare di essermi trovato in situazioni professionali “che lasciano un po’ di amaro in bocca”. Per qualcuno ha più valore un referto firmato da un settantenne che da me. In tutte le professioni In Italia esiste, vige la regola che l’anziano è più bravo del giovane.

Ad esempio, mi è capitato di dare in un ospedale una diagnosi ad una determinata persona; quest’ultima non si è fidata a causa della mia età e ha chiesto conferma ad un altro medico. Parlando col medico che aveva richiesto la revisione la motivazione di quanto accaduto è stata: “sì, ma sai tu sei giovane, io non mi fidavo”.

Il medico è notoriamente considerato il lavoro più prestigioso e tra i più pagati che ci sia. Ma quali sono i “costi” di questo lavoro?

Beh, si. Non si può negare che il medico abbia un reddito alto, ma bisogna fare una distinzione. La mia professione non è simile a quella di un chirurgo, cardiologo o dermatologo. Un chirurgo ha un reddito più alto di quello di un anatomopatologo in quanto non tutti possiamo fare la stessa attività privata.

Dal punto di vista personale, non è facile. Per quanto noi anatomopatologhi non abbiamo un contatto diretto con il paziente, dover fare una certa diagnosi ha comunque un bel peso a livello emotivo. Oltre allo stato psicologico c’è anche la grossissima quota di responsabilità annessa inevitabilmente al lavoro medico. Un intervento, o nel mio caso una diagnosi sbagliata, sono letteralmente errori fatali.

Ilaria Grasso 30 anni, ingegnera edile

Ciao Ilaria, ci spieghi qual’è il tuo lavoro?

Sono laureata in Ingegneria edile alla Federico II di Napoli e in questo momento ricopro il ruolo di Tecnico di Cantiere di supporto al Project Manager dell’Impresa Aquae s.c.a.r.l., esecutrice dei lavori di “Collettamento all’Impianto di Depurazione Foce Sarno – Torre del Greco/Torre Annunziata”, un appalto indetto da Gori s.p.a e finanziato dalla Regione Campania. In poche parole sono un supervisor di tutto quello che accade o deve accadere in un cantiere.

Il mio ambito di intervento inizia dallo studio accurato del progetto, sul quale si basa la redazione di Rda (ordini d’acquisto ed eventuali stipulazioni di contratti di subappalto), fino ad arrivare alla costruzione del budget finanziario previsionale della commessa, revisionato periodicamente, affinché si osservino gli scostamenti economici e l’andamento dei ricavi dal momento dell’aggiornamento. Oltretutto sono Responsabile della Sicurezza (Dlgs. 81/08) e della Qualità della Commessa. Insomma, la giornata inizia alle 07.00 e finisce, in un batter d’occhio, alle 19.00 (se tutto va bene).

Cosa ti ha ispirata nella scelta e come ti sei formata? Quali sono state le tue esperienze per arrivare dove sei e con un bagaglio di consapevolezza circa ciò che fai?

I miei genitori mi hanno sempre spinto a dare il massimo e il massimo ho sempre dato, affrontando battaglie non semplici. Tutto quello che sono lo devo a loro, nondimeno che alla mia determinazione. Nessuno dei due è Ingegnere, dunque non ho avuto scorciatoie, ho sempre cercato di essere quello che volevo diventare: una donna realizzata. Terminato il Liceo Scientifico, vuoi per l’età, ero più affascinata dall’estetica di un rivestimento in pietra e dalla delicatezza degli interni. E quindi rivedevo me stessa molto più come architetto, considerando anche il mio lato artistico molto presente. Il fato poi volle che proprio il giorno in cui avrei dovuto sostenere i test di ingresso per accedere alla Facoltà, stetti male. Così il destino mi portò a cambiare strada. Alla fine, col senno di poi, è stata quella giusta.

Ci sono state però un po’ di turbolenze lungo il cammino. Iniziata la Specialistica, un lutto in famiglia mi destabilizzò; non credevo più in me stessa e in alcun tipo di futuro. Sospesi l’università ed iniziai a lavorare, di mattina in uno Studio di Progettazione Architettonica e di sera in un bar. Dopo mesi, stanca infatti di quella vita, conobbi una persona, diventata poi amica. Quell’amico aveva una azienda e mi spronò ad inviare una candidatura spontanea, senza però promettermi nulla. Così feci, e andò bene. Quell’azienda, ora è diventata la mia seconda casa dandomi la possibilità di crescere nel mio ambito professionale e aprendomi le porte al mondo delle Infrastrutture, che abbraccia ogni tipo di concetto ingegneristico. Ora più che mai, ho la consapevolezza che questo è il posto in cui dovevo essere. Questo fantastico mondo che è il cantiere, mi appartiene. E io appartengo a lui.

Il tuo è di certo un lavoro considerato di rilievo e prestigio dalla nostra società. Credi che gli si dia il giusto onore con questa convinzione?

Partendo dal presupposto che ogni lavoro, se fatto con dedizione ed amore, è in grado di dare prestigio alla nostra società, credo nello specifico che il mio, sia considerato di rilevante importanza per ciò che significa in termini di sviluppo e di miglioramento sociale. Basti pensare alle strade grazie alle quali si sono accorciate significativamente le distanze, le comunicazioni si sono velocizzate e i rapporti intensificati. Le costruzioni, ne sono un altro esempio; Una casa, composta da quattro mura, un solaio, una copertura, travi e pilastri, in realtà rappresenta Il fulcro primario per la realizzazione di una famiglia e la costruzione di un futuro. Parliamo di sviluppo, innovazione e tecnologia. Ciò che ad oggi ci sembra banale è il frutto di studi e sperimentazioni. L’Ingegneria è il nastro trasportatore di ogni cosa.

È quindi un lavoro ben pagato come ci si immagina o in realtà lo sopravvalutiamo dall’esterno? Quali sono i pro e i contro di un lavoro che richiede una certa quota di responsabilità e anni di formazione?

La paga dell’Ingegnere attualmente è sopravalutata. Le aziende, ovviamente, puntano agli sgravi fiscali, soprattutto in un periodo socio-economico così delicato come quello che stiamo vivendo. Si tende a pagare il minimo indispensabile soprattutto se un giovane laureato si sta approcciando al mondo del lavoro senza esperienza, anche se con ottime referenze. Dopo un periodo di affiancamento, solitamente, se la risorsa vale si passa ad un livello contrattuale adeguato.

Dal mio canto, per avere un anno di esperienza, non mi lamento affatto della mia paga, anzi rapportandomi con colleghi coetanei, mi rendo conto di essere anche abbastanza fortunata. Se poi si equipara la paga al livello di responsabilità che si ricopre in quel determinato ruolo ovviamente siamo sotto il range di accettabilità. La verità è che noi lavoriamo per vivere, impieghiamo dieci ore della nostra giornata sul luogo di lavoro e dipendiamo mentalmente e fisicamente dai nostri impegni. Ci prodighiamo affinché i problemi vengano risolti, perché amiamo quello che facciamo. Ma l’amore ha un prezzo? Non credo. Dunque, con tutta franchezza, alla tua domanda “è un lavoro ben pagato?” ti risponderei, no. O almeno, non è pagato quanto dovrebbe.

Come viene visto il tuo ruolo professionale in quanto giovane donna? Hai avuto esperienze positive con i colleghi o c’è ancora chi vede di mal occhio una donna ingegnere? Ad oggi è ancora un lavoro prettamente maschile o sbaglio?

Sono sempre stata affascinata dall’immagine della donna forte, indipendente e colta. Noi donne abbiamo una marcia in più; riusciamo a ricordare tutto nei minimi dettagli, ad affrontare ogni problema senza alcun tipo di lamentela e ad interfacciarci con ogni tipo di personalità (nel mio caso, dall’operaio comune alla Committenza). Siamo delicate ma intransigenti; non scendiamo mai a compromessi (quasi tutte), e dedichiamo ogni momento della giornata, incessantemente, alla nostra realizzazione professionale, proprio perché questa maledetta società ci associa a canoni a cui non vogliamo appartenere. La verità è che le pari opportunità purtroppo ad oggi non esistono.

Quando noi facciamo un colloquio, la prima cosa che ci viene chiesta è: “Vuoi avere un figlio?” come se fosse un dato preponderante nell’assunzione o meno di un soggetto. Perché all’uomo questa domanda non viene mai rivolta?
La prima volta che sono entrata in cantiere mi è stato detto “come mai hai scelto un mestiere da uomo?”.
A 30 anni è difficile acquisire l’autonomia in un cantiere composto da soli uomini, io ci sono riuscita in un anno di lavoro. Purtroppo, la verità è che poche di noi arriveranno ad essere dei dirigenti; io non mi arrendo. Sono esigente, precisa e odio la disattenzione. Se c’è qualcuno da redarguire non mi tiro indietro. Devo ammettere di sentirmi molto realizzata dagli obiettivi raggiunti sin ora, alla mia età sembra un’utopia.

Gianluca Cirillo 24 anni, consigliere per gli affari economici

Ciao Gianluca, spiegaci cosa hai studiato e quali sono state le tue esperienze, tutte tra l’altro compiute prima dei 25 anni!

Il mio percorso di studi è stato in economia. Non tradizionalissimo perchè mi sono laureato alla triennale presso la Parthenope in un corso che si chiama Management delle imprese internazionali che a dispetto degli altri corsi classici in economia e commercio prevedeva un surplus legato alle lingue. A 19 anni ho avuto la possibilità di lavorare per il consolato francese a Napoli, in seguito ho collaborato con la mia università vincendo una borsa di studio per merito. Dopo la triennale mi sono iscritto ad un corso magistrale a Roma presso l’università Tor Vergata European Economy and business. Durante la specialistica ho avuto la mia prima esperienza con il sottosegretario alle pari opportunità e alle politiche giovanili, sono stato assistente per una parlamentare e tutor presso la mia università (sono stato mentore delle matricole).

Negli ultimi sei mesi del mio percorso di studi ho lavorato per Simest, azienda che si occupa di export, nell’area delle relazioni esterne. Ho poi ricevuto una proposta dall’ex ministro dello sport e delle politiche giovanili, con cui avevo già collaborato, per l’incarico di consigliere per gli affari economici del ministero. La mia è una libera professione, ma il mio ruolo può decisamente essere inquadrato in quello di “consigliere negli affari economici“.

Com’ è fare un lavoro così di rilievo alla tua così giovane età? Quali sono i pro e i contro?

Io non mi sono mai visto come impiegato con un lavoro d’ufficio. La sola prospettiva di vedermi per i prossimi trent’anni a fare lo stesso lavoro per un posto fisso, ti confesso che mi mette ansia. Poi sono una persona molto ambiziosa e questo lavoro che è comunque una libera professione, mi consente di poter aprirmi a tante possibilità nel tempo e a tante esperienze diverse. Certo che per essere arrivato a dei buoni traguardi già alla mia età ho dovuto fare molti sacrifici. Devo dire che un grande merito è anche stato del Ministro e del sottosegretario di allora, che hanno portato al centro del dibattito politico quelle che sono le esigenze dei giovani. Ad esempio, c’era una struttura dedicata ai giovani “Agenzia nazionale giovani” che è stata completamente rivoluzionata da loro.

In generale ti posso dire che è un lavoro molto “importante” perchè comunque ti vengono affidati degli incarichi non usuali e forse anche delicati. La grande fortuna è che sei un libero professionista e sta a te gestire il tuo tempo.

Ci sono pregiudizi dai colleghi nel settore con più anni di esperienza alle spalle?

Devo dire che, per quanto con il mio modo di presentarmi non dimostri esattamente la mia vera età, quando capiscono che sono davvero tanto giovane, noto un cambiamento comportamentale. È come se molti volessero insegnarti per forza qualcosa innescando, dunque, una certa competitività non sempre positiva. È vero sono giovane e ho tanto da apprendere, ma potrei anche io, a mia volta, insegnare qualcosa; ho avuto esperienze che possono essere diverse rispetto ad altri magari con più anni di me, potrebbe esserci uno scambio costruttivo Invece di adottare questo approccio che nasconde una velata presunzione. Quando sei giovani devi continuamente dimostrarti all’altezza del ruolo che ricopri e dell’età che hai, non bastano le tue referenze.

Ci lasci con un consiglio per i giovani ragazzi che vogliono intraprendere la tua carriera?

Diciamo che più importante della perseveranza e del sacrificio, è scoprire e capire dove ci porta la nostra personalità e cercare di andare oltre quello a cui assistiamo nella vita di tutti i giorni. È certamente frustrante per noi giovani essere bombardati dall’immaginario della disoccupazione attuale. Uscite dagli schemi dei lavori usuali, se questi non vi soddisfano, e provare a rischiare! Il consiglio è quello di cercare di dare importanza a quella che è la nostra persona e le nostre inclinazioni. Una volta scoperto chi siamo e cosa vogliamo, il resto viene naturale. Per quanto riguarda la mia precisa professione invece, bisogna voler puntare in alto e non avere paura di farlo.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.