Leo Messi: racconto visuale della sua grandezza in 4 immagini

Leo Messi

Leo Messi alza il suo primo trofeo internazionale con la maglia dell’Argentina: la Copa America 2021 è tutta sua

Quando si parla di Leo Messi bisogna entrare in un più ampio contesto emotivo. La storia del calcio dell’argentino è intensa ed epocale, e va a profilarsi nell’orizzonte emotivo della passione più calda che gli argentini hanno per il fùtbol. In quel meraviglioso libro di Nick Hornby Febbre a 90′” c’è un passo che credo spieghi nel miglior modo possibile cosa sia la passione per il calcio a chi non ce l’ha.

La mia devozione solitaria e intensa per l’Arsenal, e le conseguenti necessità […] beh, quelle almeno avevano una loro fisionomia, e mi conferivano qualche altro lineamento oltre a un naso, due occhi e una bocca.

Hornby, N. (1992). Febbre a 90′. Guanda.

Il calcio come tratto distintivo di un individuo. E la grandezza di Leo Messi è peculiare, unica, rara. Esattamente come le sua carriera calcistica, costellata da copiosi successi, record incredibili e da qualche caduta. Ogni volta che cade un gigante come Messi, pur nei suoi minuti 170cm, fa rumore. Ma ho sempre pensato che, nello sport, la sconfitta abbia la sua profonda dignità e che sia il metro da utilizzare – per sottrazione – per misurare la grandezza di un campione.

Copa America 2007: Leo Messi conosce per la prima volta la sconfitta

Nell’estate del 2007 Leo Messi era poco più che un ragazzino. Vent’anni, capelli lunghi, sbarbato, una massa muscolare molto più leggera e, negli occhi la sana ingenuità di chi, fino a quel punto, mai aveva perso. Il futuro 6 volte pallone d’oro esordisce nella competizione, nella fase ad eliminazione diretta, segnando contro Perù e Messico. Porta in finale la sua Argentina e verrà sconfitto, nettamente, 3-0 dal Brasile.

I suoi compagni lo cercano, i suoi avversari gliele suonano, e tutto sommato non una cattiva prova individuale. Ma l’immagine con gli occhi vitrei e le braccia conserte ci suggerisce, non troppo velatamente, cos’abbia provato.

Mondiale 2014: l’esempio calzante per spiegare il “what if”

Se Palacio avesse segnato?
Se Higuain non avesse ciabattato di fronte a Neuer?
Se Götze non avesse avuto quel che è l’unico guizzo della sua carriera?
Avremmo parlato di Leo Messi che porta l’albiceleste alla vittoria del Mondiale con 4 segnature all’attivo. Ma il calcio è fatto di episodi. E, forse, il Dio del calcio ha chiesto al diez di pazientare ancora. Sono passati 7 anni dalla prima delusione e Leo nel frattempo ha vinto di tutto con il Barcellona.

Al minuto 1 e 17 secondi, Messi viene eletto miglior calciatore del torneo, nonostante la sconfitta appena patita. Gli occhi vitrei della Copa America 2007 lasciano il posto ad uno sguardo torvo e una postura curva come in un disegno di Kafka. Troppo giovane per reagire, troppo vecchio per piangere.

Copa America 2015: l’anno del Centenario

Ad un anno dalla delusione del Mondiale in Brasile, ha l’occasione di riprovarci in Cile con la Copa America che compie 100 anni. Il suo peggior torneo internazionale in termini realizzativi: segnerà soltanto un gol, nei gironi, e nessuno nella fase finale. In una certa profondità emotiva, forse, la ferita del 2014 si fa ancora sentire. Perderà la finale contro i padroni di casa, ai calci di rigore. Abbiamo di nuovo, dunque, Messi sul prato con le ginocchia che reggono le braccia e uno sguardo deluso, intristito; ma c’è qualcosa di nuovo: c’è rabbia. Quella che è mancata nelle reazioni precedenti. L’uomo che deve tenere sulle sue spalle le sorti di un paese (calcistico) si sta facendo.

Copa America 2021: finalmente la gloria

Leo Messi è il calciatore che ha segnato più reti; che ha fatto più assist; che ha creato più occasioni; che ha completato più passaggi chiave; che ha effettuato con successo più dribbling. Ha dominato la competizione e l’ha vinta. L’uomo si è fatto e ha finalmente mantenuto la promessa di riportare l’Argentina alla vittoria.
E ora si punta al Mondiale in Qatar del 2022.

Triplice fischio: tutti corrono da Leo, che è disteso sul prato come tutte le altre volte. Ma questa volta può liberarsi e correre ad abbracciare la Coppa.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.