Leonardo DiCaprio negli anni ’90: lo stile del sex symbol hollywoodiano

Leonardo DiCaprio

Dalle strade e i blue jeans fino all’eleganza dei Red Carpet hollywoodiani. Ecco gli outfit più iconici di Leonardo DiCaprio, il cui stile ha influenzato la moda anni ’90

L’11 Novembre 1974 a Los Angeles nasce, in California, da George DiCaprio, fumettista underground statunitense di origini italiane e Irmelin Indenbirken, hippie tedesca  di professione segretaria, Leonardo Wilhelm DiCaprio.

Leggenda narra che il nome derivi dal calcio che Leonardo dà alla madre gestante, mentre osserva un dipinto di Leonardo da Vinci a Firenze, presso la Galleria degli Uffizi. La sua infanzia non è facile, i genitori divorziano, e lui va a vivere con la mamma in periferia a causa delle gravi difficoltà economiche. Si diploma all’ UCLA Graduate School of Education and Information Studies, dimostrando poco interesse per gli studi canonici, ma molto per la sua nascente, grande passione: la recitazione.

Agli inizi degli anni novanta Leonardo recita nelle serie televisive Parenthood Genitori in Blue Jeans. Leonardo ha solo 16 anni e oltre al talento dimostra anche un certo senso dello stile e dell’estetica in generale. Il look è quello da teenagers, low-key, molto lontano dal DiCaprio del presente, sempre molto elegante. In poco tempo diventa l‘idolo dei teenagers.

Denim slavati, camicie a quadretti, giacche militari: questi erano le componenti degli outfit preferiti dall’attore all’epoca. Nel 1993 c’è la premiere del film “Buon compleanno Mr. Grape“, dove Leonardo si presenta in pantaloni blu, cintura di cuoio, cardigan e giacca da lavoro. Iconica la sua collana di perline dell’amicizia, assieme al suo amico e collega Johnny Depp, anche lui nel cast del film.

Ormai stella nascente del cinema hollywoodiano, in questo periodo lo stile predominante è il casual, Leo, assieme ai suoi coetanei Keanu Reeves e River Phoenix, si aggirano per le strade di New York in blue jeans e felpe girocollo in maglia sottile, outfit rigorosamente arricchito da accessori come collane e catene d’argento per i jeans.

Nel corso degli anni il gusto di Leonardo evolve e gli outfit cambiano di volta in volta, dall’aereoporto con un paio di Puma Suede, Polo e cappello da baseball fino al red carpet dei Golden Globes nel 1994. Qui indossa una giacca tuxedo, un gilet e una camicia alla coreana: composizione che testimonia la sua volontà di rischiare e sperimentare nuovi look. Come dimenticare le camicie floreali del 1996 dal film “Romeo + Juliet“di Baz Luhrmann, outfits iconici che hanno di sicuro influito positivamente sull’immaginario che DiCaprio stava creando intorno a sè.

Il 1997 è l’anno di Titanic, è un successo planetario e Leonardo ne cavalca l’onda insieme a Kate Winslet; sarà il film che lo renderà conosciutissimo anche all’estero. Quasi mai presente ad eventi fashion, nello stesso anno è ospite della Versus Versace alla New York Fashion Week, dove sfoggerà uno stile minimal, con un completo nero e camicia marrone, con il classico tocco in più dato dagli occhiali con montatura dorata rigorosamente Versace. Leo non è un tipo da interviste e non ama farsi notare molto, così inizia a farsi vedere sempre più di rado, diventando ancor più riservato.

I primi anni Duemila sono anni molto produttivi per l’attore, è presente nei cast di molti film di successo, e tra premiere e promo è costretto ad uscire dalla sua zona di comfort. In questo periodo si dedica sempre di più alla causa ecologica. Compare molte volte con t-shirt e cappellini da baseball, e le altre in completi grigi o neri classici, quelli che poi diventeranno parte integrante del suo personaggio e della sua personalità.

Iconico è il gessato con camicia grigio chiaro aperta indossato per il Nominee Luncheon degli Oscar del 2006, in cui era stato nominato per Blood Diamond. Più recentemente l’abbiamo visto elegantissimo in un Tuxedo firmato Giorgio Armani, al ritiro della statuetta agli Academy Awards del 2016 per il film the Revival.

Buon compleanno Leo!

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.