LGBT: “l’amore non conosce limiti”

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LGBT: “la mia omosessualità è stata aggredita gravemente”

LGBT: ci troviamo ad Arezzo, nel Valdarno Aretino, dove un giovane 28enne da sfogo ai maltrattamenti ricevuti dopo aver messo a nudo il suo orientamento sessuale.

“Quando ho raccontato a mia madre e a suo fratello di essere omosessuale sono stato offeso, preso a calci e pugni e aggredito con una bombola del gas. Mia madre mi ha tolto le chiavi di casa, mio zio ha distrutto il computer dove tenevo tutti gli appunti dell’università”.

Inadeguatezza e disagio sono le parole chiave che molti ragazzi della nostra società provano quando mettono a nudo il proprio orientamento sessuale. Viviamo in una società in contrasto tra la libertà di amare e la soppressione di un amore che non dev’essere divulgato. Ma qual è la reazione di una mamma che si trova dinanzi un figlio che apertamente le confida di essere omosessuale?

“Mia madre non mi riconosce più come figlio, ha chiuso tutti i contatti e non mi aiuta economicamente. Non capisco come una madre possa fare una cosa del genere ad un figlio”.

Diversa è la reazione del padre, aggiunge:

“i miei sono divorziati, ma mio padre non mi ha fatto mai mancare il suo sostegno. Senza di lui non ce l’avrei mai fatta”

Sono queste le parole del giovane aretino che lasciano fluttuare nell’aria un sentimento amaro ed ostile. Personalmente mi rivolgo a tutti coloro che si sentono non conformi in una società circoscritta a sentimenti tradizionali, dove chi ama una persona dello stesso sesso viene considerato “diverso” o addirittura “malato”.

Liberi di amare: quanto possiamo contare sulla famiglia?

“Sono stato cacciato di casa”; “sono stato picchiato e denigrato”; “la mia famiglia mi ha respinta”, sono queste alcune frasi riportate da molti giovani dopo essersi confrontati con le famiglie. Mi sovviene citare la storia di Malika, ragazza 22enne toscana, cacciata di casa perché lesbica. Mi sembra piuttosto assurdo dover ancora giustificare un amore, un sentimento che non corrisponde ai parametri familiari nei quali si è nati. Esprimo la mia più totale solidarietà a questi ragazzi e mi auguro che insieme possiamo sconfiggere quelle che sono le barriere mentali che inducono all’odio.

Il mio articolo mira ad una maggiore coesione e libertà individuale che non porta ad un allontanamento, bensì ad una accettazione reciproca che volge lo sguardo ad una solidarietà comune. Mi auguro che non ci siano più argomenti tabù e limitanti per la società; abbiamo bisogno di guardarci senza limiti e aperti a confini differenti che nonostante tutto, possono unirci nelle diversità.

Conclusioni: LGBT è un diritto

Il mondo non si suddivide in gay, lesbiche, etero. Siamo una piattaforma globale che è in grado di scegliere la propria felicità, spesso minata dall’infelicità altrui di riconoscere questi amori come sentimenti nocivi.

Problemi di una minoranza culturalmente difforme e sessualmente non ortodossa, che non riguardano il placido corso della vita civile di maggioranza, quella della “famiglia tradizionale”. Ma è vero il contrario. L’intero assetto (culturale, civile, politico, legislativo) dei diritti individuali e dei diritti di relazione, riguarda il complesso della nostra comunità nazionale. La sola pretesa di elevare a Modello una sola etica, una sola mentalità, una sola maniera di stringere vincoli tra persone e davanti alla comunità, basta e avanza a farci capire che in discussione non sono i costumi o il destino di una minoranza. Ma i costumi e il destino di tutti. […] Chi si sente minacciato dall’omosessualità, non ha ben chiaro il concetto di libertà. Che è perfino qualcosa di più del concetto di laicità.

Michele Serra

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.