Se i comici di LOL fossero dei soggetti dell’arte

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“LOL – chi ride è fuori” il game show italiano proposto da Prime Video deve il suo successo ad una grande alchimia tra i concorrenti

Ne parlano tutti. La piattaforma streaming di Amazon ha proposto uno show comico alternativo di cui tutti ne sentivamo il bisogno. Una comicità d’impatto, spontanea e fresca immersa in un gioco piuttosto crudele: non ridere in una stanza di comici. Nelle sei ore di show abbiamo avuto modo di conoscere i concorrenti e farci trasportare dai modi più bizzarri per dissimulare ogni piccolo ghigno. E mi sono chiesto: quali dipinti sarebbero se i comici di LOL fossero dei soggetti dell’arte?

Frank Matano: L’uomo che corre, Kazimir Malevič

Frank Matano ha uno strumento comico incredibile: fa ridere perché non fa ridere. L’apologia del nonsense. Ha con sé un non meglio precisato oggettino fosforescente, che fa un rumore strano e che dovrebbe far ridere gli altri concorrenti: ma niente, l’unico che deve scappare dal deterrente è proprio lui. Non parrebbe un grande stratega, ma ha trovato sicuramente una soluzione originale per evitare di essere eliminato: scappa, appunto. In sei ore si è preparato per la maratona di New York ed ha inebriato il palcoscenico con la sua ascella chiazzata. E se gli domandassi “ma se i comici di LOL fossero dei soggetti dell’arte?” Sono sicuro che inizierebbe a correre. Corri Frank, corri.

Elio: Fuga dalla critica, Pere Borrell del Caso

Sarebbe troppo facile attribuirgli La Gioconda, il genio dalle sopracciglia importanti mi ha ispirato e ha spiazzato tutti.
Il suo ingresso è stato esilarante pur preservando un’autorevolezza incredibile. Uno con una cornice in testa, quattro braccia, scosciato mentre balla il tiptap come potrebbe mai preservare autorevolezza? Ma lo fa “E saranno anche cazzi suoi”. Elio fugge dalla Gioconda, dalla cornice e da se stesso. Illusionista.

Caterina Guzzanti: Sole di mattina, Edward Hopper

Se è vero che una donna si innamora quando si è in grado di farla sorridere, beh, il marito di Caterina deve essere l’Einstein della risata. Appare trasognata, un po’ seriosa, forse a disagio, quasi in preda ad una solitudine dipinta da Hopper, appunto. Ma ruba la scena quando può tirare su un travestimento: la sua bravura è nella teatralità comica più forzata, ma di grande spessore.

Pintus: Autoritratto con maschere, James Ensor

Pintus è onnipresente. Fa di tutto, è sempre al centro della scena e prova a far ridere in tutti i modi. Finché non crolla sotto il suo stesso piano. Indossa duecento maschere ma resta nel suo insondabile egocentrismo. É uno che dietro la telecamera ci sa stare, ma sembra non essere mai abbastanza. Il suo grande merito è quello di essere diventato subito un meme, e sappiamo tutti quanto conti oggi essere un elemento virale nel web.

Katia Follesa: La dama con l’ermellino, Leonardo da Vinci

Non va d’accordo con il dinamismo. É sempre ferma, interagisce il giusto ma non crea tanto. Tiene il colpo e rischia di ridere, ma è sempre distaccata dalla narrazione portata avanti dagli altri concorrenti.

Michela Giraud e Ciro: L’assenzio, Edgar Degas

La Giraud un po’ volgare? Forse un po’. Ma non è questo il problema. Il problema è che non fa ridere. Si sforza e ci riesce soltanto di riflesso, quando è affiancata da Ciro. Critiche eccessive, in ogni caso. Si è barcamenata come ha potuto fuori dal suo habitat naturale. Il napoletano, invece, molto presente sulla scena. Ha dato tanto e la vecchia che fischia meriterebbe un dipinto. Ma sarebbe un dipinto divisivo, com’è la vecchia appunto.

Fru e Ravenna: Gli amanti, René Magritte

Non è una notizia di gossip. Anche se il monologo di Ravenna potrebbe esercitare un certo fascino. Il punto è che sono stati presenti per assenza. Hanno fatto davvero poco. Ed è un gran peccato: Fru ha un potenziale comico innato con quella sua andatura incerta e ondeggiante, i capelli poggiati a posticcio su di un viso smunto che ha qualcosa di tremendamente demenziale; mentre Luca Ravenna ha fatto intravedere le grandi doti da monologhista che possiede, forse schiacciato dall’ego smisurato dei veterani della TV da cui è affiancato.

Se i comici di LOL fossero dei soggetti dell’arte, Lillo sarebbe comunque Lillo

Lillo è l’eroe di cui abbiamo bisogno, ma non quello che meritiamo. Lillo è il selfie che scatti allo specchio, è la tua immagine del profilo su Instagram, è il tuo album di matrimonio: lui è Posaman. Ed è un fenomeno, soprattutto.
La capacità di improvvisare è di altissimo livello, la sua comicità si esprime in ogni occasione e in ogni modo: dalla battuta con gli asterischi (colpo di genio incredibile) fino all’autoironia. E ora non aspettiamo altro che una produzione Marvel su Posaman. Ne sentiamo la necessità.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.