Luciana Littizzetto: “Caro Babbo Natale”

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Un pendolo che oscilla tra comicità e speranza

Luciana Littizzetto e la sua lettera per Babbo Natale

“Caro Babbo Natale se puoi, visto che siete in confidenza, dì a Gesù Bambino di tenere stretti stretti a sé tutti quei medici, infermieri, barellieri, medici di base che per curare i malati ora non ci sono più.
Di loro che gli siamo immensamente grati. Per il loro coraggio e la loro generosità. Sai da quando un anno fa sei andato via, abbiamo cominciato ad avere paura uno dell’altro, usciamo mascherati e ci salutiamo a gomitate. Ci dici per favore “Andrà tutto bene?” Perché se ce lo dici tu noi ci fidiamo”.

Con queste parole Luciana Littizzetto esordisce con la sua lettera a Babbo Natale in un’intervista diretta da Fabio Fazio a “Che tempo che fa”.
Siamo abituati a vedere sempre una parte comica ed umoristica di un’attrice, comica e conduttrice italiana che non manca mai ad esporre il suo pensiero versatile su ogni fronte e situazione. Non è mancato certo il suo spirito sprint nella descrizione di un anno turbolento non solo per gli italiani, ma per il mondo intero. Cercando dunque di placare gli allarmismi e le ansie ai quali siamo sottoposti giornalmente, è così che umoristicamente esordisce:

“Ti prego Babbaluccio fa che i virologi la pianteranno di parlare delle prossime pandemie che arriveranno, tipo: febbre gialla, peste schifiltosa, rogna del Kazakistan e batteri super resistenti. Già ci basta la sfiga di oggi ci manca a pensare a quella che avremo domani”.

Quest’umorismo prevalente nella maggior parte della lettera, alleggerisce per un attimo la pesantezza che sembra prevalere in questi giorni, ma allo stesso tempo non manca un’attenta richiesta di speranza.

“Andrà tutto bene?”

E’ trascorso un anno, ogni attimo scandito dal suono di quattro lettere: DPCM, di quel nome del terribile virus che porta il nome di Covid-19.
Come ogni anno, è di consuetudine fare il bilancio degli attimi trascorsi in questi 365 giorni, attimi che per ognuno hanno una cadenza differente, ma che hanno un solo desiderio: quello della speranza. La speranza di poter ricordare quest’anno brutale non come un sogno, ma come una sfida dalla quale ne usciremo vittoriosi. Sono tante le cose che radicalmente hanno cambiato il nostro modo di vivere e di pensare. I pensieri altalenanti dettati spesso dalla temerarietà, dall’incertezza dei nostri tempi meritano di aver fiducia in un mondo che non deve prevaricarci, ma accoglierci e saremo noi stessi i soli protagonisti ad essere chiamati a “creare” e non “distruggere”.

“Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia. Perché oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta.”

Ci saranno infinite albe che ci aspetteranno, ognuna avrà un colore diverso, ma nessuna sarà paragonabile allo sguardo fiducioso, rispettoso e speranzoso di chi questa battaglia non la subisce.

E tu cosa chiedi a Babbo Natale?

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.