Madre Teresa: il discorso di pace per amore dei poveri

L’11 dicembre 1979 Madre Teresa di Calcutta riceve il Premio Nobel per la Pace. In quell’occasione, pronuncia un discorso meraviglioso per incentivare la pace nel mondo e l’aiuto verso i bisognosi. Ma chi sono i poveri di cui ci parla?

Il famoso discorso di Madre Teresa di Calcutta dovrebbe essere letto come un classico, recitato come una preghiera, studiato nelle scuole come si fa con le poesie, analizzandone verso per verso, poiché enormi sono gli insegnamenti che impartisce. E’ il discorso che pronuncia l’11 dicembre 1979 a Oslo, quando le viene conferito Il Premio Nobel per la pace, per il suo costante impegno per i bisognosi e il rispetto mostrato per il valore e la dignità di ogni singolo essere umano.

Dedicò infatti la sua intera vita alla difesa dei più deboli, dei bambini abbandonati, dei lebbrosi, degli emarginati, dei meno fortunati. Ma chi sono i poveri di cui ci parla?

Povero è chiunque si senta ignorato e dimenticato

I poveri per cui ha sempre lottato e pregato Madre Teresa, non sono solo i senzatetto di Calcutta o delle zone più emarginate del mondo. Per “povero” non intendeva solo colui che non ha mezzi di sussistenza, come un pezzo di pane, un vestito comodo o un letto caldo. La sua concezione di miseria è sempre stata molto più ampia e profonda.

Poveri sono anche le persone che non si sentono volute, amate e curate dalla società e da chi li circonda; quelli messi all’angolo, poiché non sono valorizzati, e per questo si sentono inutili e in ombra; sono tutte le persone ignorate e dimenticate. Povertà non è solo assenza di beni materiali ma è sentire nella propria vita la mancanza di amore e attenzione altrui nei confronti del proprio dolore.

Disse Madre Teresa:

Quando prendo una persona dalla strada, affamata, le do un piatto di riso, un pezzo di pane, l’ho soddisfatta. Ho rimosso quella fame. Ma una persona che è zittita, che si sente indesiderata, non amata, spaventata, la persona che è stata gettata fuori dalla società, quella povertà è così dolorosa e diffusa, e la trovo molto difficile. Quel che manca di più ai poveri, è il fatto di sentirsi utili, di sentirsi amati. È l’esser messi da parte che impone loro la povertà, che li ferisce. Per tutte le specie di malattie, vi sono medicine, cure, ma quando si è indesiderabili, se non vi sono mani pietose e cuori amorosi, allora non c’è speranza di vera guarigione”.

Mettersi al servizio dei più bisognosi, per Madre Teresa significava cercare di curare ogni forma di povertà, sia quella materiale che quella morale. Ciò può avvenire solo se si considera ogni persona unica e preziosa e si contribuisce a difenderne la dignità come essere umano. L’amore però non è teoria, è darsi finché non faccia male: “Ma non voglio che diate il vostro superfluo, voglio che vi diate finché vi fa male“. D’altronde, togliere a sé per dare agli altri è da sempre considerata la più alta forma di amore.

E vedete è qui che comincia l’amore: a casa…

Madre Teresa era molto legata al concetto di casa, intesa come principale luogo di amore e di condivisione. La casa è un rifugio in cui ci sentiamo al sicuro e protetti dai mali del mondo. E’ per questo che in occasione del premio Nobel rifiuta il convenzionale banchetto cerimoniale per i vincitori, e chiede che i 6.000 dollari del premio vengano destinati ai bisognosi di Calcutta : “con questo premio che ho ricevuto come premio di pace, proverò a fare una casa per molti che non hanno una casa, perché credo che l’amore cominci a casa”.

Ma non è una casa bella o ben arredata a curare la sofferenza. La cura è il tempo trascorso all’interno con le persone che ti vogliono bene e da cui ti senti amato. E’ questo che rende una casa confortevole ed è il rimedio alla solitudine e allo spegnersi dell’anima.

E’ per questo motivo che Madre Teresa un giorno prova molta sofferenza, visitando un istituto di accoglienza per anziani, lasciati lì dai propri figli.

Sono andata là, ho visto che in quella casa avevano tutto, cose bellissime, ma tutti guardavano verso la porta. E non ne ho visto uno con il sorriso in faccia. Mi sono rivolta alla Sorella e le ho domandato: come mai? Com’è che persone che hanno tutto qui, perché guardano tutti verso la porta, perché non sorridono? Sono così abituata a vedere il sorriso nella nostra gente, anche i morenti sorridono, e lei disse: questo accade quasi tutti i giorni, aspettano, sperano che un figlio o una figlia venga a trovarli. Sono feriti perché sono dimenticati”

Non c’è differenza tra un senzatetto per le strade Calcutta e un anziano borghese abbandonato dai propri figli. E’ l’amore a rendere ricchi, a fare la differenza. E’ per questo che molti poveri con cui Madre Teresa ebbe a che fare morirono col sorriso, poiché si sentirono amati, mentre molti dei nostri anziani muoiono, magari al caldo, ma con lo sguardo triste rivolto verso la porta, aspettando di incontrare per l’ultima volta gli occhi e il sorriso di coloro che amano.

Voglio che voi troviate il povero qui, innanzitutto a casa vostra. E cominciate ad amare qui”

Non c’è bisogno quindi di viaggiare, di spostarsi troppo per aiutare chi ha bisogno. Tante volte Madre Teresa, rispondendo ai giovani che manifestavano il desiderio di andare ad aiutarla in India, aveva risposto di restare nel proprio paese, per esercitare la carità nei riguardi deipropri poveri“:

In Francia, come a New York e dovunque, quanti esseri hanno fame di esser amati: è una povertà terribile, questa, senza paragone con la povertà degli Africani e degli Indiani… Non è tanto quanto si dà, ma è l’amore che mettiamo nel dare che conta…“.

Ad aver bisogno molto spesso sono le persone che ci circondano, e nemmeno ce ne accorgiamo. Bisogna prestare maggior attenzione al prossimo, ma partendo dalla propria famiglia. Nelle nostre case, i bambini spesso non hanno nessuno che li accolga quando tornano da scuola, c’è poca condivisione, poco dialogo. Al contrario c’è troppa frenesia e questo porta a distrarsi, a non accorgersi del bisogno dell’altro.

“La povertà spesso arriva proprio a casa nostra, dove trascuriamo di amarci”

Per illuminare, basta davvero poco!

Il discorso di Madre Teresa è un insegnamento per tutti noi, ogni singolo giorno, a non dimenticare l’altro e a non negarsi mai di fronte al richiamo dell’altruismo. Aiutare davvero significa empatizzare con il dolore altrui e farlo proprio. Nella nostra società, da sempre, e ancora di più dopo la chiusura fisica e mentale, causata da anni di pandemia, c’è chi si sente solo, inadeguato, incompreso; chi grida aiuto silenziosamente, aspettando che qualcuno se ne accorga. Ma spesso siamo distratti da cose futili e quando ce ne accorgiamo è tardi.

Come diceva Madre Teresa, non c’è bisogno neanche di allungare troppo lo sguardo: il bisognoso è il vicino di casa che si sente solo; il ragazzo nuovo in comitiva che vorrebbe sentirsi accolto ed è troppo timido per farsi spazio da solo; il nonno anziano che vive di ricordi, ma nessuno ha tempo per ascoltarli; il passante che ha avuto una brutta giornata e basterebbe un nostro sorriso a fare la differenza. A volte, per illuminare gli altri, basta davvero poco.

“Chi nel cammino della vita ha acceso anche soltanto una fiaccola nell’ora buia di qualcuno , NON È VISSUTO INVANO”.

Madre Teresa

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.