Mango, 7 anni dalla sua scomparsa: l’eredità artistica e genetica

L’8 dicembre del 2014, a Policoro, in provincia di Matera, moriva sul palco Mango, chiedendo scusa ai suoi fan. Dopo sette anni da quel giorno, ancora si percepisce il vuoto lasciato dal cantautore lucano

Sono passati sette anni dalla scomparsa di Mango, cantautore della Basilicata ricordato per la sua voce inconfondibile e per grandi successi come Oro, la sua canzone più famosa. Grande innovatore della musica d’autore italiana e pilastro fondamentale della stessa, ancora si sente la eco della sua incredibile vocalità e dei suoi indimenticabili testi. Numerosi sono stati i tributi successivi alla sua morte, tra cui questo articolo.

Un talento precoce

Giuseppe Mango, in arte Mango (conosciuto anche come Pino Mango), nasce a Lagonegro, in provincia di Potenza, il 6 novembre 1954. La sua carriera musicale inizia nella prima infanzia. A soli sei anni, infatti, entrerà a far parte di una cover band assieme al fratello maggiore Michele. Dopo aver conseguito il diploma di geometra, il cantautore lucano si iscriverà alla facoltà di sociologia dell’università di Salerno, salvo lasciare gli studi per dedicarsi completamente alla musica.
Da giovane, Mango, ha affermato di non essere interessato alla musica italiana, inconsapevole che sarebbe diventato uno dei più grandi artisti del cantautorato italiano.

La spinta di Mogol

Gli esordi del cantante di Lagonegro non furono soddisfacenti: i primi tre album (La mia ragazza è un gran caldo; Arlecchino; È pericoloso sporgersi) non raggiungono il successo sperato, portando il cantautore, dopo un provino andato male con la Fonit Cetra, a rinunciare alla sua carriera musicale. A salvare Mango da questo periodo buio furono Mogol e Mara Maionchi, i quali analizzarono il provino e decisero di firmare un contratto col musicista lucano. Uno dei brani contenuti all’interno del provino per la Fonit era Mama Voodoo, scritto dal fratello di Mango, Armando, poi modificato da Mogol stesso e reintitolato Oro.

Da Sanremo alla morte

Il brano Oro portò al successo tanto desiderato, al punto da far arrivare il cantautore a partecipare al festival di Sanremo del 1985 nella sezione “nuove proposte” con il brano Il Viaggio, contenuto nell’album Australia e vincitore del premio della critica. Parteciperà, poi, nell’edizione successiva nella categoria “Big” con Lei Verrà. Nel corso della sua carriera, Mango ha partecipato a numerose edizioni del festival senza però mai vincere.
Nel 1990 pubblica Sirtaki, il suo album più venduto, che conferma ancora una volta la sua grandiosità ed il suo successo. Nel 2014 muore sul palco del Palaercole di Policoro a causa di un infarto. Iconiche sono le sue scuse pronunciate l’attimo prima di morire.

Il falso falsetto di Mango

Ciò che ha reso Mango una delle voci più famose del mediterraneo, al di là dei suoi testi, è di certo la sua estenzione vocalica. Viene infatti riconosciuto principalmente per la tecnica del “semi-falsetto”, una sorta di falsetto falso (perdonatemi il terribile gioco di parole) che permetteva al cantante di avere un tono più alto, senza raggiungere un’intonazione eccessivamente acuta e con la stessa potenza della voce piena.
Ma iconiche sono anche le varie sonorità del cantautore, le quali spaziano dal pop al folk, senza mai lasciare indietro alcune caratteristiche più rock, derivate dalla sua formazione (di cui parleremo più tardi).

L’attività da paroliere

Oltre alla sua carriera da interprete, Mango può vantare anche una vastissima carriera da paroliere e da scrittore. Il cantautore di Potenza ha scritto brani per numerosi artisti, tra i quali Mietta, Loredana Berté, Loretta Goggi ed Andrea Bocelli. Ma non meno importanti sono le sue poesie, raccolte integralmente in un libro pubblicato postumo dall’editore indipendente Pendragon, con il quale il cantautore aveva già pubblicato altre due raccolte.

Le influenze rock

Le principali fonti d’ispirazione ed influenze di Mango derivano perlopiù da musicisti anglofoni di matrice Soul, Blues e Rock. Si tratta di personaggi come Aretha Franklin, Otis Redding, i Deep Purple, i Led Zeppelin e, successivamente, Sting, Prince e gli AC/DC. Ma l’artista che più ha influenzato il cantautore mediterraneo è di certo Peter Gabriel, primissimo frontman dei Genesis.

L’eredità (artistica e genetica)

La presenza di Mango all’interno della musica italiana non è svanita alla sua morte. Si potrebbe dire, anzi, che sia aumentata a partire dal tristissimo evento. In primis con gli eventi ed i tributi (tra i più recenti la canzone Mango di Willie Peyote e la dedica di Renato Zero nella sua Quattro passi nel blu), ma soprattutto attraverso la genetica. I due figli di Mango, Filippo ed Angelina, hanno perseguito la stessa strada del padre. Filippo si è approcciato alla musica attraverso la batteria, mentre Angelina ha seguito appieno i passi dei genitori (la madre, Laura Valente, è nota per essere stata la seconda cantante dei Mattia Bazar) diventando una cantautrice a sua volta.

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