Il Maradona tour a Napoli: 7 tappe nel ricordo di Diego

Maradona Tour

Il 25 novembre 2020 Napoli perse il suo idolo Diego Armando Maradona. Oggi per ricordarlo, vi proponiamo un tour tra i vicoli della città partenopea

Diego Armando Maradona ha giocato con il Napoli per sette anni, tra il 1984 e il 1991, vincendo due Campionati italiani, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana e una Coppa Uefa.

Diego fu però tanto altro. Fu la rappresentazione dello scugnizzo napoletano, del Sud che trionfa contro tutto e tutti, della poesia calcistica al suo massimo splendore. 

Quando è morto, il 25 novembre 2020, i napoletani hanno affrontato insieme il lutto, riunendosi in alcuni luoghi della bella Partenope legati per diversi motivi al grande calciatore.

Ripercorriamo oggi, sette tappe di un simbolico tour partenopeo nel segno della leggenda argentina.

Prima tappa: bar Nilo e il capello di Maradona

In via San Biagio dei Librai, quasi in Piazzetta Nilo, si trova il Bar Nilo, celebre per l’edicola votiva dedicata a Maradona, nella quale è custodita una ciocca dei suoi capelli. Questa singolare iniziativa è dovuta alla grande passione calcistica di Bruno Alcidi. L’11 febbraio 1990 Alcidi assiste alla sconfitta del Napoli, 3 a 0, contro il Milan allo Stadio San Siro. Al ritorno, il tifoso si ritrova nello stesso aereo che riporta a casa Maradona e compagni. 

All’Aeroporto Internazionale di Capodichino, i calciatori scendono dall’aereo per primi, quando è la volta di Bruno Alcidi, quest’ultimo passa per il posto che è stato di Diego, trovando sul poggiatesta una ciocca di capelli del Pibe de Oro.  

Come un “devoto fedele“, in quel momento tira fuori un pacco di Marlboro, e raccoglie la “santa reliquia”. Da allora, la ciocca è custodita nel Bar Nilo, dove migliaia di turisti da tutto il mondo possono ancora oggi ammirarla. 

Seconda e terza tappa: un largo e un murales in via Emanuele de Deo 

In questa stradina, nei Quartieri Spagnoli, sono presenti ben due tappe del Tour. Lo street artist Leone Peretti ha realizzato un murales che ritrae il campione argentino abbracciato a Sally, un ragazzo affetto dalla Sindrome di Down e tifosissimo del Napoli. 

Al numero 60, è possibile ammirare il Largo Maradona, così chiamato perché c’è tutta una zona dedicata al Ragazzo d’Oro. L’opera più importante è un murales a grandezza naturale, realizzato da Mario Filardo quando il Napoli vinse il suo secondo Scudetto nel 1990. Durante il restauro del 2016, è stato ritrovato e riposizionato il brillante di Swarovski che Diego Armando ha utilizzato come orecchino. Sempre in questa occasione il volto è stato ridipinto su di una finestra.

Quarta tappa: l’opera di San Spiga in Vico Tofa 

L’artista argentino Santiago Spigarol, anche conosciuto come San Spiga, ha realizzato uno stencil che rappresenta Maradona con la maglia dell’Argentina.   

Quinta tappa: il murales di Jorit a San Giovanni a Teduccio 

Lo street artist partenopeo Jorit Ciro Cerullo ha immortalato il viso di Diego Armando Maradona sulla facciata del “Bronx” a San Giovanni a Teduccio, una palazzina di 10 piani celebre per gli episodi legati al crimine organizzato. 

Sesta tappa: la stazione della Cumana “Mostra – Stadio Maradona”  

In questa stazione è possibile visitare una vera e propria Wall of Fame, dall’evocativo titolo “Forza Napoli sempre”, dedicato a Maradona ed alla storia del Napoli. Sono ritratti allenatori, calciatori, lo Stadio Maradona e i diversi trofei dal 1926, anno della fondazione, fino agli inizi del nuovo Millennio. 

Settima tappa: Stadio Diego Armando Maradona

Questo Tour non può non terminare dove tutto è iniziato, allo Stadio San Paolo (ora dedicato all’argentino). Il 5 luglio del 1984, il giorno della presentazione di Diego Armando Maradona, erano in più di 70 mila allo Stadio per vedere il più grande campione che il Napoli abbia mai avuto. Un tempio del calcio che ha visto la nascita di un Mito Intramontabile. 

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.