Maria Borsa e la storia della “mossa”

La mossa di Maria Borsa

L’invenzione della mossa, un’arte rubata e resa famosa nel mondo

Il rullio di tamburo crescente, l’occhio di bue che si accendeva e illuminava solo la parte centrale della scena, piccolissime particelle di polvere che si sollevavano dalle tavole di un vecchio teatro, in un crescendo di adrenalina, una donna dalle forme sinuose muoveva i fianchi in abito striminzito e luccicante fino a culminare il suo movimento in un colpo d’anca che sollevava di botto le crinolina in tulle della gonna e in un attimo, tra urla deliranti ed esclamazioni di apprezzamento… la mossa!

Il movimento più sexy al mondo è stato inventato alla fine del 1800 da una napoletana, Maria Borsa, che si esibiva al Teatro Partenope di via Foria a Napoli, suscitando entusiasmo e disordini, tanto che la polizia spesso doveva intervenire per calmare il pubblico, talvolta senza successo, fino a doverla censurare con un cartello affisso al di fuori del teatro che recitava: “Per ordine della pubblica sicurezza, è vietata la mossa”.

A pensarci oggi fa sorridere che un movimento di anca possa essere stato vietato dalla polizia perché considerato osceno e che alcuni degli uomini che assistevano allo spettacolo avessero addirittura dei mancamenti davanti alle grazie della bellissima Maria Borsa, mostrate tout court durante le sue esibizioni, eppure le cronache del tempo raccontano proprio questo.

Da Maria Borsa a Maria Campi, un passaggio di testimone?

Uomini di ogni età e ceto sociale accorrevano al Teatro Partenope per assistere allo spettacolo della “divina” Maria Borsa che aveva inventato, forse senza rendersene conto, una movenza destinata a rimanere nella storia.

Scandalosa e scabrosa quella donna così moderna per i suoi tempi, non poteva immaginare che la sua invenzione sarebbe stata imitata e ripetuta nei teatri di tutto il mondo e che col tempo la mossa sarebbe stata attribuita ad un’altra soubrette, la romana Maria Campi, attrice e ballerina di varietà che si trovò a Napoli durante uno spettacolo della collega, rimanendo stregata da quel movimento conturbante.

Appena la Campi vide quella miscela esplosiva di sensualità e libidine e l’effetto che suscitava sugli spettatori, ne fu tanto colpita che la propose subito ai suoi impresari i quali però la bocciarono, pensando che nei teatri romani dove la Campi si esibiva quella roba popolare sarebbe stata un fiasco. L’attrice però non volle cedere e decise comunque di proporre la mossa nei suoi spettacoli riscuotendo un successo tale da essere chiamata ad esibirsi sui palcoscenici di tutto il mondo.

Mentre Borsa si esibiva in Europa, Maria Campi aveva già “rubato” la genialità della mossa

Intanto Maria Borsa, che era un’artista di grande talento, divenne famosa anche lei cantando sia da sola sia in coppia con Mimì Maggio e Adolfo Narciso, tra i personaggi più significativi dello spettacolo italiano e napoletano. Berlino, Vienna, Parigi, San Pietroburgo ed altre città europee, amata per la sua bellezza e acclamata per la sua bravura.

Si racconta che quando giunse a Parigi per un concerto, scoprì che le ballerine piumate dei teatri francesi eseguivano la “sua” mossa alla perfezione e seppe che imitavano la soubrette italiana Maria Campi.
Il merito della Campi insomma è stato quello di aver compreso la genialità di quel movimento visto a Napoli nello spettacolo della Borsa e di essere arrivata a Parigi e in altre città prima di lei.

La morte del figlio di Maria Borsa e il ritiro dalle scene

Purtroppo Borsa non ebbe tempo e modo di rivendicare la maternità della mossa perché il terremoto di Messina del 1908 le strappò il suo unico figlio. Il nero del lutto prese il posto delle pailettes e dei lustrini e la soubrette, al culmine del successo, si ritirò in una strettissima vita privata fino alla morte nel 1926.

Maria Campi continuò invece la sua carriera fino agli anni ‘30 del Novecento, cedendo solo a Vittorio De Sica che la convinse ad accettare un piccolo ruolo nel capolavoro del 1946 “Sciuscià” in cui interpretò una chiromante.

Monica Vitti e il mito di Ninì Tirabusciò

Nel 1970 il mito della mossa era ancora così vivo che Monica Vitti interpretò il film “Ninì Tirabusciò la donna che inventò la mossa”, presentato come tributo alla vita e all’arte della romana Maria Campi, che rimase così nella memoria collettiva la soubrette legata all’arte della mossa.

In ogni caso nel film tutto fa pensare che la mossa sia nata all’ombra del Vesuvio. La stessa canzone cantata dalla Vitti nel film, dal titolo Ninì Tirabusciò, racconta di una donna stanca di fare la moglie e di vivere in miseria che decide di diventare una soubrette senza preoccuparsi del talento perché convinta che per diventare una stella dei cafè chantants basta essere belle e sapersi muovere, alzando la gonna e… facendo la mossa.

Il testo della canzone è in napoletano e nel ritornello Ninì, che è convinta di diventare una sciantosa di fama che girerà il mondo, saluta Napoli, la città in cui evidentemente è nata ed ha vissuto…

“Ho scelto un nome eccentrico Niní Tirabusciò’
Oh! Oh! Oh! Oh! Oh! Oh!
Addio mia bella Napoli, mai più ti rivedrò!…
Oh! Oh! Oh!
Perderai Tirabusciò!”

L’eternità della “mossa”, nel nome eterno di Maria Borsa

Finisce il ritornello, la musica incalzante che ha accompagnato il ballo sfrenato della soubrette e delle sue ballerine si ferma, si spengono le luci, l’occhio di bue si accende ed illumina soltanto la sciantosa al centro del palco, nel fascio di luce si intravede la polvere che sale dalle tavole e si mischia con i pezzetti di lustrini e di paillettes che volteggiano nell’aria.

Il rullo del tamburo si fa sempre più intenso e lei si muove sinuosa facendo roteare il tulle della gonna di un abito striminzito fino a che, all’improvviso, in un colpo d’anca deciso e secco che blocca la musica e il respiro degli spettatori arriva la mossa, eterna, sensuale ed unica, come la sua legittima proprietaria, la napoletana Maria Borsa.

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