Maura Iandoli: donna, mamma, vrenzola e tanto altro

Recitazione, canto, ballo, psicologia, tanta esperienza in radio…una figlia, un compagno e un cane: ecco chi è Maura Iandoli

Maura Iandoli, compagna di Ciro Priello dei The Jackal, è una blogger (non si definisce influencer) che nasce, però, come attrice: ha infatti studiato canto, ballo e recitazione sia al Teatro Totò che al Teatro Delle Palme. Una grandissima passione per la psicologia la accompagna da sempre, tanto da creare un format dove parla di argomenti inerenti questa disciplina.
Una donna forte (a volte vrenzola per gioco)- nonché bellissima- e mamma della splendida Anna: condivide con i follower di Instagram la sua vita e le sue diverse passioni. Tra queste c’è anche la cucina (da brava napoletana) e proprio qualche giorno fa ha reso il pubblico partecipe del suo esperimento (spoiler: finito male) con le zeppole di San Giuseppe. Noi di Ambasciator abbiamo pensato di farle qualche domanda per conoscerla meglio.

Allora Maura, partiamo dalle cose importanti: com’erano le zeppole di San Giuseppe?

Devo dire, brutte. Bruttissime. Però sono state significative.
Come ho raccontato su Instagram ho voluto (tentato) replicare la ricetta delle zeppole di mia mamma, purtroppo con un flop epocale in diretta, ma mi hanno aiutato a dare onore, a trasformare, il dolore di una giornata significativa della mia vita. L’anniversario della scomparsa di mamma. Ho trovato molto supporto dai miei follower che, ormai, ritengo amici, molta distrazione, ma soprattutto ho capito che non devo fare più le zeppole.

Qual è il tuo rapporto col cibo? Molto spesso è il protagonista delle tue stories su Instagram

Ho sempre avuto un rapporto semplice col cibo. Lui nutre me, io gli porto rispetto.
Non ho mai fatto diete ferree per più di un mese. Amo mangiare, concedermi i giusti sapori, anche perché Napoli insegna sin dalla culla a fare il ragù, almeno a me, e io amo cucinare per la mia famiglia e soprattutto inventare nuove ricette, per lo più salate (appunto, evitando le zeppole).

Come stai vivendo la zona rossa (da brava ipocondriaca, come ti definisci spesso tu)?

Forse per ipocondria o per senso civico, rispetto e ho rispettato da subito i decreti, per cui soffro e resto a casa, esco se necessario, ma, insomma, è pesante. So che come per me, lo è per moltissime altre persone e confido nel fatto che presto ne usciremo, in tutti i sensi. Non di testa spero.

La tua famiglia: adesso si è aggiunto un nuovo componente, Ray! Come sta andando con lui?

Ray è un cane intelligentissimo. Ha solo il vizio di rincorrere Anna ad ogni movimento, per cui litigano spesso, ma è così buono che il litigio è comico, non sfocia mai nella preoccupazione.
È bello vederli interagire.

The Jackal: hai mai pensato di collaborare di più con loro (dunque anche col tuo compagno Ciro)?

Ho fatto parte di alcuni loro video e mi sono sempre divertita. The Jackal è un’azienda incredibile.
Ma io e Ciro abbiamo progetti lavorativi, seppur apparentemente simili, in realtà diversi.
Ci teniamo a mantenere la nostra identità artistica distinta pur mantenendo il supporto reciproco.

Cosa ti ha lasciato il tuo lavoro alla radio, Maura?

La radio mi ha regalato tantissimo, forse il 90% di ciò che sono ora artisticamente. Tutto, ogni singolo incontro, puntata o registrazione fatta mi ha formato per ciò che sono oggi e per ciò che sto costruendo.

“Che ne dice Freud?”: la rubrica in cui parli di psicologia assieme alla dottoressa Ilaria Bracuti Monaco. Questa esperienza ti sta cambiando (in positivo o in negativo)?

“Che ne dice Freud?” Nasce da un’esigenza personale. Eravamo in zona rossa, piena pandemia, stavo male, ho pensato che come me potevano starci altre persone e potevamo darci supporto a vicenda e ci tenevo che ci fosse una figura professionale e indicata a fare da faro.
Ho trovato Ilaria ed è stato amore. Sono felicissima di averla conosciuta. Inizialmente avevo pensato al format come qualcosa di itinerante, un professionista nuovo ad ogni puntata e invece Ilaria mi ha fatto innamorare e come me, tante altre persone. La trovo dolcissima, ma soprattutto preparata e in gamba.
Quindi si, a me ha fatto benissimo. Tra l’altro in concomitanza col format ho iniziato terapia personale, quindi, sono davvero felice. Lo slogan è: “abbiamo Instagram, usiamolo bene”.

Qualche progetto in cantiere? In un’intervista parlavi di un podcast

Un grandissimo progetto che, spero, uscirà a breve. Forse un po’ per scaramanzia, preferisco non anticiparlo.
Poi sto scrivendo un libro, anche se ora sono ispirata zero, ma confido di sbloccarmi presto.

Maura, dove ti vedi tra cinque anni?

Ovunque, purché felice e insieme alla mia famiglia che amo più di ogni altra cosa.

Photocredits: @mauraian

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.