Max Puglia

Max Puglia

La chitarra “virtuosa” di Max Puglia e le vibrazioni flegree

Chitarrista, compositore, arrangiatore. Astronauta di lungo corso nei più disparati universi musicali tra cui Jazz, Flamenco, Etnica, Indie.

Virtuoso della chitarra, un’inseparabile compagna di vita, innamorato della sua terra.

Apparentemente un duro ma con il cuore di burro che si emoziona e si infiamma per le cause sociali che sostiene e supporta, smuovendo e coinvolgendo mostri sacri della musica italiana e internazionale.

Dieci album all’attivo, libri, collaborazioni musicali illustri, un’acclamata tournee in America, diversi progetti sociali tra cui un docufilm sulla sua amata Bagnoli e diversi Festival, ideati e organizzati da lui, dedicati alla musica jazz.

Tutto questo in una sintesi estrema è Max Puglia.

Max, facciamo un po’ di ordine e raccontaci com’è nata la tua passione per la musica?

Nel 1975 in tv, su RaiUno, diedero il “Masaniello” di Roberto De Simone ed in orchestra c’era mio zio [Lello Spasari ndr]. Fui letteralmente folgorato dalla musica, dallo strumento e dallo show“.

Qual è stato il primo genere a cui ti sei avvicinato?

Dopo le prime lezioni di chitarra è stato naturale l’approccio alla musica del mio dirimpettaio Bennato e con la musica d’autore d’oltreoceano (Dylan e Young) vuoi per la semplicità esecutiva, vuoi per l’utilizzo della chitarra acustica. Ma qualche anno dopo, e quasi per un decennio, sono stato un grande appassionato di Hard Rock e si è spalancata in me la figura del Guitar Hero”.

Per tantissimi sei un “virtuoso” della chitarra, cosa significa questo per te, è una definizione che ti piace?

Mi definiscono virtuoso ma in realtà ho un difetto di “pronuncia”. Mi spiego. Ascoltando i grandi maestri sono stato sempre attratto dalle parti concitate e convulse. Dalle scale velocissime. Mentre ho sempre relegato le parti liriche alla composizione. Per questo motivo, nei live, i mei assoli sono sempre nervosi e veloci. Il respiro del “silenzio” tra una nota e l’altra a me dura 1/32esimo, 1/16esimo sa va bene, mentre invece le mie composizioni sono di un lirismo stucchevole, mieloso ed epico. Amo suonare le mie composizioni, ma non sono consone al mio modo di improvvisare“.

Ispirato da Jim Hall e Gerardo Nunez, mostri sacri del jazz e del flamenco e in seguito suonato, arrangiato e mescolato gli stili musicali più disparati collaborando con artisti di caratura mondiale. In questo melting pot di generi e suoni come definisci la tua anima musicale?

Quando registro un album metto la musica al primo posto. La parte come strumentista è residuale. Mi metto dalla parte dell’ascoltatore. In sala porto gli arrangiamenti abbozzati e tutti registrati con la chitarra. Poi penso alla musica ai suoni giusti e quindi chiamo una marea di musicisti e le parti di chitarra si riducono. Riguardo alla mescolanza di generi, quello è il risultato del fatto che non mi sento un chitarrista jazz e nemmeno flamenco e nemmeno rock o fusion. Sono sicuramente un musicista Flegreo.

Molti i progetti che hai realizzato per il sociale. Tra i tanti ci sono “Insieme”, un concept album per sostenere la lotta alla Fibrosi Cistica, “Angeli dell’asfalto” un album di supporto alla campagna di sensibilizzazione a favore delle vittime della strada e “Bagnoli Spot: lo stato dell’ARTE”, un docufilm per raccontare la realtà artistica di questo territorio che non è solo amianto, bonifica mancata e malaffare. In questi lavori hai coinvolto il “gotha” della musica nazionale e internazionale. Credi nell’impegno per gli altri

Sì, è la mia parte filantropica. Sono stato anche “testimonial” Telethon, UILDM e Save the Children ma i risultati sono stati esigui e gli sforzi giganteschi. Per “Insieme” abbiamo raccolto 20.000 euro per realizzare la ristrutturazione del centro di prima accoglienza pediatrica all’ospedale Nuovo Policlinico di Napoli. Quando sono andato all’inaugurazione, non invitato, c’era affissa una targa in memoria di un prete. Questo per sottolineare che queste operazioni le devono fare i grandi Big della Musica, i quali hanno strutture che seguono le operazioni anche per una questione di marketing e comunicazione“.

Restiamo su Bagnoli, ci sei nato e ci vivi tuttora, tuo padre è stato un operaio lì, cosa significa per te?

Bagnoli, oltre al valore affettivo e familiare, è stata la mia “culla culturale”, quella della strada e quella della politica. Poi la sinistra ha venduto ogni centimetro quadrato del territorio e spento qualsiasi spinta creativa ed idealista“.

Anche il tuo nuovo lavoro, Phlegraean, è un omaggio alla tua terra, il tuo punto di partenza e il tuo luogo di ritorno. Raccontacelo

Sai perché mangio solo radici? Perché le radici sono importanti

(da “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino)

Inizio con questa citazione che trovo molto calzante. Questo nuovo lavoro, che lascia la mia comfort zone e rompe i cliché che mi hanno caratterizzato come compositore e come musicista, aveva bisogno di un “re-start”. L’esperienza invernale di “Hinterland”, presentato al Bologna Jazz Festival insieme al compianto Vito Ranucci e nata nel Borgo Casamale del Monte Somma, mi ha ricordato che la stessa potenza vulcanica potesse uscire dai miei Campi Flegrei”.

Parliamo della tua tournee, facciamo un bilancio

Iniziata il 31 maggio e finita il 28 giugno. Cinque concerti in posti bellissimi e con una band d’eccezione, Pasquale Bardaro al Vibrafono, Luigi Di Nunzio al Sax Alto e Mario Romeo alla Batteria. Ho omaggiato, con 5 suites, i musicisti che mi hanno permesso di guardare la musica senza preconcetti, Miles Davis e Paco De Lucia. Jazz Elettrico e composizioni dal sapore spanish. Lunghi assoli ed improvvisazioni collettive. Una proposta difficile ma accolta molto bene“.

Dove possiamo ancora ascoltarti?

La formazione, in quartetto e con fonica aggiunta, è dispendiosa ed ha bisogno di supporto pubblico. Ho tanto feedback ma ancora niente di formalizzato. Da quest’autunno splitterò la band in formazione in Duo, in modo da poter accedere anche nei piccoli club“.

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