Mayjoy: tre fratelli napoletani che hanno masticato moda da sempre

Mayjoy è un brand “novello” nato dall’idea di tre fratelli napoletani che hanno masticato moda da sempre, ancor prima di nascere.
Rappresenta la positività dell’imprenditoria giovanile napoletana che ama mettersi in gioco.
Giorgia, Cristiano e Simone May ce lo presentano.

L’abbigliamento, ma soprattutto la rappresentanza, sono sono settori che risentono particolarmente di questa crisi, potete spiegarci come mai?

È sicuramente un periodo storico davvero complicato per tutti e per il commercio soprattutto. Noi nasciamo come agenti di moda, siamo la quarta generazione in questo settore ma ci piace essere dinamici e cerchiamo di essere sempre positivi.
Proprio per questo nonostante le difficoltà del momento, non ci siamo voluti fermare e anzi abbiamo creato questo brand, Mayjoy, perché crediamo che se si desidera fortemente qualcosa, è sempre il momento giusto per investire. Stare fermi e non reinventarsi è deleterio.
Per quanto riguarda il settore della rappresentanza, invece, il problema è più complesso: bisogna fare una premessa che riguarda ciò che un agente di moda fa.
Le collezioni sono di programmato o di pronto. Il pronto ha una consegna immediata o quasi, mentre la vendita di un brand che fa programmato avviene circa 6 mesi prima rispetto alla consegna. Questa premessa è fondamentale perchè solo conoscendo i tempi della filiera della moda, si può capire il danno che sta subendo questa categoria.
Per entrare ancor più nel dettaglio, gli ordini della merce che è stata consegnata tra luglio e settembre (quindi l’autunno/inverno) sono stati fatti tra gennaio e febbraio. Il lockdown c’è stato proprio a cavallo tra questi due periodi: vendita-consegna.
I negozi chiusi, a loro volta, non hanno potuto vendere. La conseguenza, ovviamente, sono i mancati incassi. Questi -uniti all’incertezza sull’evoluzione del Covid 19- hanno portato a ritardi nei pagamenti alle aziende, richieste di sconti e riduzione degli ordini di merce già prodotta e dunque perdita di fatturato anche per gli agenti di moda. Mi rendo conto che non è un processo facile da capire.

In un momento del genere ci vuole tanto coraggio per lanciare nuovi progetti, come Mayjoy. Cosa rappresenta per voi questo brand?

Si hai ragione, ci vuole coraggio ma il coraggio è il motore della vita.
Per noi rappresenta la creazione delle nostre idee.
È come se tutto quello che abbiamo appreso negli anni fossero i colori di un pittore e questo brand rappresentasse il quadro ultimato. Rappresenta la realizzazione delle idee e delle competenze acquisite.

Parliamo di E-commerce. Quali sono i pro e quali i contro quando si acquista un capo online?

Sicuramente acquistare online non ha il fascino che può avere una passeggiata in centro, fermarsi a guardare una bella vetrina, provare un capo e toccarlo; però è anche vero che il vantaggio dell’online è che si può comprare quando si vuole, in qualunque momento e luogo, basta avere uno smartphone o un pc.
Non ci sono vincoli di tempo, si puo scegliere con calma, confrontare le offerte del mercato.
L’online però come lo concepiamo noi non è lo strumento che pregiudica la vendita in negozio, anzi, crediamo fortemente che la sinergia tra il brand, i retailers e l’E-comerce, sia l’arma vincente.

Qual è la tipologia di abbigliamento che viene maggiormente presa in considerazione dal pubblico, in questo momento?

Visto l’incremento dello smartworking, l’articolo più venduto negli ultimi mesi in generale è la tuta, magari carina e grintosa, ma l’elemento fondamentale è la comodità.
Noi abbiamo preferito proporre i tailleur in diversi modelli -colorati e non- che grazie ai tessuti risultano confortevoli e comodi. Al tempo stesso sono un capo chic e adatto a tutti i tipi di call, formali o informali che siano.

A che fascia di età si rivolge il vostro brand?

Potremmo includere il nostro target in una fascia che va dai 25 ai 65.
Tutto dipende sempre dall’articolo, dal proprio stile e dal modo di abbinare il singolo capo.

Com’è nata l’idea di Mayjoy?

La decisione di crearla è nata durante il lockdown, proprio perché non ci piace stare fermi e neanche abbatterci.
L’idea c’era già da tempo: era un sogno nel cassetto.
Potremmo ammettere che il lockdown in questo c’è servito: è stata la spinta motrice di cui avevamo bisogno.