La metamorfosi dell’essere

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L’abnegazione nell’assurdo di Kafka

La metamorfosi dell’essere. La complessità della formazione culturale di Franz Kafka riflette, insieme alla prospettiva ideologica dell’autore, una condizione esistenziale avvertita come inferiore e marginale.  Kafka sembra registrare all’interno della sua opera una serie di fattori ed esperienze che, oltre a contrastare i valori culturali e morali dominanti del suo tempo, generano in lui una conflittualità tutta interiore e spirituale. Un senso di inadeguatezza e impotenza che lo scrittore analizza nelle sue pagine, nel tentativo di ricomporre il simulacro della sua vicenda esistenziale.

La metamorfosi dell’essere: lo straniamento dell’io

La conflittualità dell’autore nel suo rapporto con la realtà si traduce nello straniamento dell’individuo, che traccia una distanza rispetto agli eventi e alle convezioni di un mondo arido e decadente. L’inadattabilità dello scrittore all’ambiente esterno si esprime attraverso l’analisi critica delle strutture e degli istituti della società contemporanea; per poi arrivare ad osservare lo stesso nucleo familiare nei suoi aspetti più aberranti e opprimenti, nell’egoismo e nell’ipocrisia di un falso moralismo borghese. Tuttavia, l’impossibilità di fronteggiare una crisi esistenziale, individuale e collettiva insieme, che condanna un’intera civiltà all’abiezione, determina in Kafka un senso di soffocante impotenza. Una paralisi della volontà ne impedisce l’azione e allo stesso tempo lo induce ad estraniarsi dalla realtà per sottrarsi al dolore e all’umiliazione.

La metamorfosi dell’essere: l’assurdo kafkiano e la perdita dell’identità

I motivi dell’incomunicabilità umana e dell’alienazione del soggetto diventano parte integrante di un processo conoscitivo, di una consapevolezza che si realizza soltanto attraverso la manifestazione dell’assurdo. Di conseguenza, il paradosso, su cui si fondano l’inconsistenza dei rapporti umani e il carattere delusorio della realtà, rappresenta l’unica forma di conoscenza e di riscatto rispetto alla degradazione del presente.

La Metamorfosi: il risveglio di Gregor Samsa

Tuttavia, la più completa ed esemplare espressione dell’esperienza e dell’ideologia di Kafka coincide con il racconto La Metamorfosi. Il commesso viaggiatore Gregor Samsa si sveglia una mattina scoprendo di essersi trasformato in un insetto dopo una notte di “sogni inquieti”. Senza provare alcuna meraviglia per la sua nuova e strana condizione, si prepara ad attendere, rinchiuso tra le mura domestiche, l’arrivo della morte. La metamorfosi di Gregor è dunque presentata come un evento naturale, che non modifica la fisionomia di una monotona quotidianità. È su questo avvio del racconto così incerto e confuso che si innesta la costruzione di una dimensione paradossale, in cui fattori possibili e impossibili convivono. E l’assurdo coincide tanto saldamente con la realtà da identificarsi con essa, rendendo il senso di un’esperienza esistenziale sospesa ed estranea alle logiche del pensiero.

La Metamorfosi: l’immutabilità del reale

Una descrizione semplice ed immediata traccia i contorni di una dimensione, sociale e familiare, rimasta sostanzialmente immutata ed estranea rispetto alla trasformazione di Gregor. L’ambiente circostante conserva, infatti, il suo aspetto abituale e velatamente insano, tanto negli istituti di una società meschina e borghese, quanto nelle parole e nelle azioni di una famiglia impersonale e silenziosa. È ancora la volontà dell’autore di sottolineare l’estraneità del soggetto alla realtà, e di comporre una dimensione umana assuefatta al suo carattere inconsapevolmente assurdo, a rendere la percezione di Gregor attraverso l’assenza di stupore.

Autoritarismo familiare e tirannia sociale nell’opera di Kafka

L’insoddisfazione di Gregor, inoltre, deriva anche da una professione faticosa e umiliante, che si pone come ostacolo alle sue aspirazioni. L’ombra dell’autoritarismo cieco del suo principale si allunga sulla sua esistenza come a ricordare l’irriducibile inferiorità che condanna il protagonista all’esclusione dalla società. Il legame con la famiglia stringe poi Gregor in una morsa ancora più soffocante. Un latente senso di colpa grava inesorabile sul protagonista, costretto a guardare sé stesso come fautore della trasformazione subita. Le figure del principale e della famiglia – basti ricordare la forza e la violenza del padre – di Gregor assumono i tratti di un potere autoritario che, attraverso le strutture proprie di un sistema borghese, reprime la libertà dell’individuo, condannandolo alla perdita dell’entità e all’omologazione sociale.

La metamorfosi dell’essere: la trasformazione in un insetto

La camera in cui Gregor si rifugia, la sua “tana”, rappresenta il luogo dove si verifica la sua metamorfosi. Una metamorfosi regressiva e costante che è a un tempo abnegazione e straniamento rispetto alla realtà. La metamorfosi dell’essere si attua come negazione dell’essere stesso, come esibizione masochistica di un inguaribile senso di incapacità. E l’insetto è immagine compiuta dell’inferiorità umana, che va schiacciata e annichilita.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.