Michelangelo Buonarroti: un’artista dall’animo tormentato

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Il 6 marzo 1475 nacque Michelangelo Buonarroti, famoso in tutto il mondo per il suo genio artistico. Raccontiamo oggi il suo lato privato e meno conosciuto e la sua personalità tormentata e complessa

Il 6 marzo 1475 nacque Michelangelo Buonarroti, uno degli artisti più grandi di tutti i tempi. Infatti, divenne famoso già in vita per la sua poliedricità artistica (è stato uno scultore, pittore, architetto e poeta) e per le sue straordinarie opere (solo per citarne alcune: “La pietà vaticana”; “Il David”; “La volta della cappella sistina”; “Il Mosè”).

Oggi però, vogliamo ricordarlo non solo per il suo genio artistico, ma soprattutto per il lato più privato ed intimo. Infatti, forse non tutti sanno che Michelangelo ebbe una personalità davvero difficile da gestire. Se quindi fu amato universalmente come artista, fu invece considerato un uomo spigoloso e dall’animo tormentato.

Michelangelo Buonarroti era uomo sofferente a causa della morte della madre e del rapporto conflittuale con il padre

La durezza del suo carattere nascondeva di certo un profondo dolore, causato dalla perdita, a soli sei anni, dell‘adorata madre. Da allora, la sua educazione fu affidata totalmente al padre, un uomo dispotico e poco incline al dialogo. Proprio per questo, numerosi furono i litigi e forte fu la tendenza di Michelangelo a rinchiudersi sempre più in se stesso. Fu infatti un bambino taciturno, introverso, irascibile e permaloso, poiché non si sentiva né amato né accettato.

I litigi col padre continuarono anche durante il periodo adolescenziale: il motivo principale dei loro dissidi era l’avversione del padre nei confronti della vena artistica di Michelangelo. L’uomo infatti, non voleva assolutamente che il figlio si avviasse a questa carriera, poiché considerava una simile scelta poco dignitosa per una famiglia di nobili origini. Fu il famoso pittore fiorentino, Domenico Ghirlandaio, venuto a conoscenza dell’incredibile talento di Michelangelo a convincere il padre a mandarlo a lavorare nella sua bottega. Da allora iniziò la sua ascesa come artista che lo portò al raggiungimento di una fama immortale.

La malformazione al naso: la conseguenza della sua insolenza

L’ingresso al Palazzo dei Medici fu complicato non tanto per Michelangelo, ma per chi lo circondava, a causa dell’ingestibilità del suo carattere. L’uomo, difficilmente riusciva a stringere amicizia con le persone e specialmente con gli altri artisti: aveva la lingua tagliente, era ombroso, criticava e sospettava di tutti e amava provocare.

Proprio a causa della sua insolenza fu protagonista di un episodio davvero spiacevole, accaduto proprio negli anni di permanenza nel palazzo dei Medici.

Un giorno, un compagno di studi (lo scultore Pietro Torrigiano), stanco delle continue critiche e provocazioni di Michelangelo, gli sferrò un pugno sul naso, lasciandolo a terra privo di sensi. Ciò causò una malformazione al naso dell’artista, che divenne il tratto distintivo del suo volto e contribuì a donargli quell’aria inquieta.

Ossessionato dalla mania di perfezionismo

Probabilmente, questo lato del carattere di Michelangelo sembrerebbe più deducibile, considerata la perfezione delle sue opere e l’attenzione ai dettagli. Ma fino a che punto si spingeva la sua mania di perfezionismo e la sua dedizione al lavoro? L’arte fu probabilmente il suo unico grande amore.

Quando lavorava non esistevano deleghe, nè accettava consigli: doveva essere lui in persona a scegliere ogni cosa, dal materiale utilizzato per la creazione fino alla cura dei dettagli finali, e guai a contraddirlo. Spesso, così concentrato a dare il meglio, dimenticava anche di mangiare e dormire, sottoponendo il corpo a grande stress e subendo così gravi ripercussioni sulla sua salute. Ma non chiedeva mai l’aiuto di nessuno, nemmeno dei medici, così chiuso nella sua solitudine, così bisognoso d’amore tanto da averne paura.

Michelangelo era avaro: ricchissimo, viveva da miserabile

Un’altra sfumatura, non di poco conto, della personalità di Michelangelo era la sua avarizia: nonostante la gloria e i guadagni raggiunti, visse da miserabile. Infatti, indossava abiti da straccione; non si concedeva pasti caldi; le sue case, nelle varie città italiane, erano al limite della decadenza, con pochissimi mobili e comfort. La verità è che era soddisfatto di vivere in povertà, o forse questa era l’espressione della mancanza di amor proprio?

Fatto sta che alla sua morte furono trovati in custodia almeno 50.000 ducati d’oro, poiché in vita non aveva speso nulla per sè, come se fosse stato privo di bisogni e desideri. Al contrario e paradossalmente, le uniche spese, in termini di denaro, che aveva fatto, erano state tutte rivolte ai membri della propria famiglia, pur di accontentare le richieste sempre più ingorde dei familiari.

Michelangelo voleva infatti riportare il casato dei Buonarroti in auge e mal sopportava l’attuale declino che stava vivendo. E, come un cerchio che si chiude, grande era la soddisfazione nel dimostrare al padre, che lo aveva sempre disprezzato e sottovalutato, di poter aiutare persino la famiglia in difficoltà, proprio grazie alla sua carriera artistica.

Ambasciator