Michele Stella e Lucia Tavassi, I Promessi Sposi partenopei

I Promessi Sposi

Michele Stella e Lucia Tavassi, I Promessi Sposi napoletani che potrebbero aver ispirato Alessandro Manzoni

Tutti conoscono la storia de I Promessi Sposi, il romanzo di Alessandro Manzoni che racconta il travagliato amore tra Renzo e Lucia dato alle stampe nel 1827.

Ciò che invece molti ignorano è che anche Napoli ha i suoi promessi sposi, Michele Tavassi e Lucia Stella, che hanno tantissimo in comune con i due protagonisti del romanzo manzoniano.

I Promessi Sposi napoletani

La storia dei promessi sposi napoletani si svolse però nel 1496 ed ha come sfondo i moti popolari contro re Ferrandino il quale, tornato al trono, aveva revocato la concessione data da Ferdinando d’Aragona che autorizzava un rappresentante del popolo a reggere, insieme ai nobili, un’asta del baldacchino durante la processione del Corpus Domini. Il popolo aveva preso malissimo quella decisione che preannunciava una nuova linea di demarcazione tra i privilegi dei nobili e l’esclusione dei ceti sociali più bassi.

Per protestare contro la decisione del re, un folto gruppo di uomini si riunì nel chiostro di Sant’Agostino e tra questi il più focoso era Michele, un giovane bello e coraggioso. Michele era promesso sposo di una fanciulla, popolana anche lei, di nome Lucia. I due ragazzi dovevano sposarsi a breve ed erano innamorati l’uno dell’altra da tempo.

All’assemblea di protesta contro re Ferrandino c’era anche un uomo travestito da prete che fomentava la folla e suggeriva a Michele di recarsi dall’Arcivescovo per bloccare la processione fino a quando non fosse stato concesso al popolo il privilegio che gli era stato sottratto.

In realtà il losco figuro non era un prete ma un uomo pagato da un nobile per generare confusione durante la processione del Corpus Domini e per fare in modo che la responsabilità dei disordini ricadesse su Michele.

Un amore incontrastato

Il nobile era un ricco barone che si era innamorato di Lucia. L’uomo aveva incontrato la ragazza per caso, mentre restituiva dei tendaggi che aveva rammendato e, dal momento in cui l’aveva vista, aveva fatto di tutto per conquistarla ma era stato respinto proprio in virtù dell’amore che la giovane provava per il suo Michele.

Mentre erano in atto i tumulti per bloccare la processione alcuni scagnozzi del barone rapirono Lucia e la portarono via con sé.

Quando il barone vide la ragazza si accorse però che quella rapita non era Lucia e la lasciò andare.

Era stato proprio Michele a dire a Lucia di non recarsi alla processione per i possibili disordini che si sarebbero potuti verificare e così la ragazza aveva inviato al suo posto Carmela, una povera orfanella che viveva insieme alla sua famiglia, per avere da lei notizie riguardanti Michele che era a capo della protesta.

Carmela durante la processione aveva sul capo, come tutte le altre donne, un velo nero che le copriva il volto. Quando il barone la vide, impazzì di gelosia e di rabbia e ordinò che Michele fosse arrestato per sedizione, un reato punito con la morte. Il barone aveva pensato così di eliminare Michele per poter finalmente conquistare Lucia.

Al ritorno di Carmela a casa, Lucia capì che tutto quello che era successo era stato architettato dal barone e cercò aiuto in Don Federico, lo zio del re, che non volle mettersi contro il nobile.

Lucia non si diede per vinta e si rivolse, supplicandolo di graziare Michele, direttamente al barone che le propose di salvare dalla morte il suo amato solo se lei lo avesse lasciato per unirsi a lui.

Lucia non avrebbe mai potuto accettare di separarsi da Michele e, ancora una volta, respinse il barone.

Il provvidenziale intervento del confessore

Disperata ma determinata a salvare il suo amato, Lucia chiese aiuto a padre Aurelio, il suo confessore della chiesa di Sant’Agostino. Contrariamente al Don Abbondio di Manzoni, padre Aurelio era un prete coraggioso che non esitava ad esporsi per aiutare i bisognosi. Siccome il parroco era molto stimato anche dalla corte del re, essendo stato un nobile che aveva preso i voti, si recò direttamente da Ferrandino e gli raccontò ciò che era successo.

Il re convocò Lucia ed il barone dicendo a quest’ultimo che aveva vigliaccamente abusato del suo titolo nobiliare e del suo potere cacciandolo da Napoli.

Poi donò a Lucia il suo anello regale e benedì l’unione tra la ragazza e Michele, che venne liberato. Michele e Lucia convolarono così a nozze, diventando i Promessi Sposi di Napoli, dimostrando così che l’amore non conosce ostacoli.

Questa bella storia appartiene ad uno dei tanti “Cunti” napoletani, racconti popolari che spesso trattavano il tema dell’amore e che hanno ispirato nei secoli successivi molti scrittori in tutto il mondo.

Chissà se le gesta di Michele Tavassi e Lucia Stella non siano arrivate al Manzoni che 300 anni dopo scrisse i suoi “Promessi Sposi”.

Print Friendly, PDF & Email
Ambasciator