Mostre d’Arte e lockdown

L’arte prima del Coronavirus e la crisi dopo il lockdown

Simone Trapani, 21 anni di Portici, ci racconta la sua esperienza in questo periodo in cui le mostre d’arte hanno chiuso per il lockdown.
Un percorso dagli esordi, raggiungimento dell’apice ed un netto calo dopo la diffusione del Coronavirus ed i provvedimenti presi.

Simone ha studiato privatamente fotografia, ricevendo un attestato, inoltre ha svolto un corso di fotografia di nudo. Frequenta il terzo anno al DAMS di Bologna (Alma Mater Studiorum) e la sua passione sono la pittura e la fotografia.
In arte “Nightmare“, prende ispirazione per il suo nome da una poesia di Martin Andrade:

“Siamo l’eterno incubo di un essere che impazzì sognandoci.”

Come hai iniziato questo percorso?


Attraverso la fotografia, volevo cambiare quello che vedevo con i miei occhi. Grazie alla possibilità degli eventi no profit nella Villa Bruno, ho potuto iniziare ad esporre le mie foto.
Mi definisco una persona decadente, edonista, perché sono alla ricerca del piacere e non mi accontento sia nella vita che nell’arte.

Simone Trapani

Mostre d’arte di Simone Trapani

La prima mostra, “Guardarsi“, si è svolta il 15 novembre 2014 nella biblioteca comunale di San Giorgio a Cremano. Si tratta di una mostra collettiva, incentrata sugli stereotipi della società e la tematica delle maschere di Pirandello. Un modo per riscattare le persone e cercare di guardarle interiormente, nelle loro sofferenze più profonde, causate dai pregiudizi ed etichette imposte dalla società.

La seconda mostra si chiama “True Story e si è svolta il 14 febbraio 2015 a Torre Del Greco. Con questa mostra, si vuole esprimere la capacità che può avere la realtà di intrecciarsi con favole e mitologie.

La terza mostra, “Zentrum“, si è tenuta dal 7 al 14 novembre 2015 alla Villa Bruno di San Giorgio a Cremano. Il corpo è l’essenza di questa mostra, con tutti i suoi movimenti possibili. Da qui Simone afferma di aver iniziato a capire cosa volesse usare come soggetto delle sue foto, proprio il corpo. Secondo Simone, il corpo è materia e deve essere plasmato.

Catene” è la quarta mostra, tenuta sempre alla Villa Bruno, l’8 maggio 2016, in collaborazione con il liceo frequentato da Simone, Orazio Flacco.
La tematica della mostra è l’inferno di Dante Alighieri e i peccati capitali.
Qui Simone conosce un attore, Danilo Maglio, con cui fonda una compagnia artistica giovanile chiamata “NOIR”.

La quinta mostra è “Nero Pece“, in collaborazione col Forum dei giovani di Portici, tenuto il 12 novembre 2016 nella Villa Fernardezs. Con la partecipazione di circa 540 persone, la mostra era incentivata sulle fobie e le malattie psichiche. In ogni stanza si rappresentava un determinato “disturbo mentale“, con foto accompagnate da musica e danza.

Dicotomia” è la sesta mostra, svolta di nuovo alla Villa Fernardes il 21 aprile 2018. Tutto concentrato sui colori del bianco e nero, per rappresentare le dicotomie della vita, questi due colori necessitano l’uno dell’altro. Simone inizia ad esporre i primi nudi espliciti.

Adam” è la penultima mostra, svolta il 31 maggio 2019. La prima svoltasi nella Home Gallery A’ Mbasciata a Napoli, via Benedetto Croce.
In collaborazione con Movart, sono state esposte circa 144 foto.
Simone si ispira ad Adamo, poiché è il primo uomo, da cui deriva il nome della mostra Adam.

L’ultima mostra prima del lockdown è stata “Threesome“, il 15 febbraio 2020 nella galleria Wespace a Via dei Mille. Simone raggiunge l’apice nel suo percorso e arriva a una consapevolezza di se stesso. Per la prima volta è raffigurato il kamasutra in arte contemporanea, però gli uomini si mescolano in modo armonioso con la natura. Si cerca di riportare provocazione e sessualità come concetti puri, nati da un istinto primordiale. L’arte è proprio un piacere, che deve essere fine a se stesso, come la vita.

Cosa succede con il lockdown e la chiusura delle mostre d’arte

Quando c’è stata la mostra di Threesome (dal 15 al 21 febbraio) iniziavano a divulgarsi notizie sul Coronavirus, fino ad arrivare alla decisione del lockdown.

Come ti sei sentito quando è scoppiato tutto e com’è adesso?

Si percepiva paura e incertezza di quello che sarebbe successo.
Poiché fotografo in luoghi chiusi e il soggetto non deve indossare la mascherina, si ha paura di essere contagiati.

Se non “faccio” arte, non mi sento artista. In realtà non si tratta di fare qualcosa, ma di sentirlo ed essere parte di esso, successivamente farlo emergere. Sembra un conflitto tra mente e corpo.
Sono fuori di me e sono in pensiero perché non mi vedo tornare“, è una citazione di Luigi Tenco, ma è così che mi sento.

Stavi lavorando a qualcosa?

L’arte, come tutti i settori, è stata colpita da questa situazione. La differenza però, è che noi non siamo tutelati.
Quando abbiamo riaperto dopo il primo lockdown, è stato comunque difficile perché una mostra d’arte implica la presenza di molte persone.
Non parlo solo di visitatori, ma nella preparazione c’è un vero e proprio staff dietro.
Sono riuscito a realizzare un progetto con Sabrina Coppola e Marco Autiero su Instagram, postando foto di frutta rimandando a scene di vari film. Volevo far percepire spensieratezza in un periodo così angoscioso.
Abbiamo in mente altri progetti, ma per il momento siamo bloccati.

Cosa ne pensi della chiusura delle mostre d’arte per il lockdown?

Io non sono contrario al lockdown, la vita viene prima dell’economia.
Se penso alla parola lockdown, mi viene in mente una parola greca “poíēsis eì” che significa “io creo“.
Stiamo prendendo ogni aspetto positivo e negativo, per creare qualcosa da donare in forma d’arte agli altri. Non dobbiamo arrenderci, il dolore va accolto.
Come disse De Andrè in una canzone: “per tutti il dolore degli altri è dolore a metà“.

Cos’è per te l’arte?

Per me gli artisti sono fuori dal tempo e dallo spazio mentalmente, ma percepiscono tutto ciò che li circonda, restando nel loro tempo.
Un po’ contraddittorio, ma io stesso mi reputo così.

L’arte deve essere bellezza e armonia. Spesso mi sentivo consumato dal voler raggiungere la perfezione.
Penso che dobbiamo vedere la vita nella sua piccola intensità.
Come una candela che va accesa a momenti per percepire e godere di quel breve momento d’intensità, invece di consumarla in un attimo.
La cera dopo va plasmata.

La chiusura delle mostre d’arte e il lockdown, hanno portato molti artisti a vivere un momento di sconforto. Vi lascio con una citazione dal film “Giovani Ribelli“:

“Alcune cose, una volta che le hai amate, diventano tue per sempre. E, se tenti di lasciarle andare, fanno solo un giro e tornano da te. Diventano parte di te, o ti distruggono.”

Photocredits: @i_am_nightmare_3