Musica e cinema: quando emerge il genio partenopeo

Napoli incanta il mondo anche grazie al cinema e alla musica

Napoli incanta il mondo anche grazie al cinema e alla musica

Che lo si voglia o meno, la settimana di Sanremo monopolizza i social e le conversazioni, che lo si ami o lo si odi se ne parla. Ieri sera ero al lavoro ma nel mentre, da una tv in lontananza, riuscivo a guardare qualche scorcio, ho avuto un pensiero. Quante di queste canzoni potrebbero essere usate come colonna sonora in un film?

Poi però un brivido mi ha percorso la schiena. La risposta è molto semplice. Tutte. Le ho riascoltate segnando anche qualche appunto eh, ma la risposta sarebbe stata palese anche senza il recap. Certo, ogni melodia ha delle peculiarità che potrebbero enfatizzare o, al contrario, spezzare le gambe a questa o quella scena clou. Immaginiamo film a caso. Qui parliamo di Napoli, quindi mi perdoneranno i non campani ma prenderò ad esempio roba nostra, di casa diciamo…

Come primo esempio vorrei prendere un film che non considerare un capolavoro è blasfemia, anzi, è stato definito il film italiano più importante ed influente di sempre. In Italia è stato apprezzato dopo, molto dopo. Il Ventennio, tra gli anni ’20 e ’40, aveva abituato gli italiani al cinema cosiddetto dei telefoni bianchi (ricordate le parole di Josè Mourinho?) dove, per alimentare un senso di benessere, le produzioni utilizzavano, appunto, questo tipo di telefoni fatti di un materiale più ricercato rispetto a quelli neri popolari. Finzione.

Scusate se mi perdo. Di che film sto parlando? Ladri di biciclette. Lo so, la premessa era “roba di casa nostra”, ma aspettate.

Vittorio De Sica. Un film del 1948 che parla della Roma del dopoguerra quindi, per il tempo, attuale. Nella scena in cui padre e figlio entrano nella trattoria per mangiare, c’è una banda musicale che intrattiene i commensali. Che canzone stanno cantando? Tammurriata nera. Vittorio De Sica non avrebbe mai messo un brano del genere a caso che racconta esattamente alcune delle realtà del tempo. Penso la conosciate tutti ma, credetemi, analizzarla è difficile.

Per dire, in un’intervista di qualche anno fa il famoso sassofonista napoletano James Senese (della cui storia poi parleremo in un prossimo articolo), la definisce una canzone razzista in cui si accusa, e cito, “Una ragazza bianca di fare un figlio con un ragazzo nero”. L’ho ascoltata molte volte e la visione di Senese è la visione di chi ha vissuto una storia come quella. Vedete come una semplice canzone, dipendentemente dalle nostre esperienze di vita, ha una chiave di lettura diversa?

A voi il giudizio.

Ritornando a temi più semplici, Tammurriata nera” è un brano del ’44 scritta da E.A. Mario, pseudonimo di Giovanni Ermete Gaeta, compositore napoletano. Tanti l’hanno cantata ma è, per forza di cose, legata alla Nuova Compagnia di Canto Popolare che nel 1974 ne registrò una propria versione rendendola famosa in tutta Italia.

Andiamo sul romantico

Altro esempio, stavolta più romantico, anche se comunque amaro. In “Totò, Peppino e la Malafemmena ci sono, appunto, “Malafemmena” e “Chella llà”. Di Totò cosa vogliamo dire? Delle sue interpretazioni e della sua capacità di mischiare comicità e malinconia, ne parleremo in seguito. C’è troppo da dire sul Principe della risata.

Arriviamo a tempi più recenti, parlando del connubio che c’era tra Massimo Troisi e Pino Daniele. Se dovesse esistere un aldilà, spero di poter condividere un po’ di tempo con loro.

Il video in cui Troisi ascolta in anteprima la canzone dell’amico Pino (perché i due erano amici, non solo colleghi di lavoro) “Quando”, scritta per il suo film “Pensavo fosse amore… invece era un calesse” è da brividi, soprattutto quando lo stesso Troisi chiede un cambiamento, collegando mentalmente, immaginando quelle parole alle scene del film. Perché è così che sono i grandi artisti, avanti di chilometri rispetto alla visione degli altri. Troisi e Daniele. Napoletani famosi in tutto il mondo.

Giochiamo un po’ tra musica e cinema

Ora che abbiamo analizzato qualche caso, facciamo un giochino. Prendete la scena finale di “Pensavo fosse amore… invece era un calesse” in cui, appunto, c’è “Quando” a fare da sottofondo e piazzateci “Tammuriata nera”. Vi sarebbero scese le lacrime ugualmente? Vi avrebbe suscitato le stesse emozioni?

Quando in “Totò, Peppino e la Malafemmena il grande Teddy Reno interpreta “Chella llà”, possiamo sentire e collegare immagini e parole della canzone. Metteteci “Quando”. Vedete come cambia tutto? Grazie mi direte voi, son cose studiate. Certo, vero, ma per studiare cose del genere ci vuole cuore, anima e cervello, intelligenza ed emozioni. Chi più di noi può vantarsi di queste peculiarità?

Così come la musica riesce a legare le varie forme d’arte nessun’altra cosa può fare e noi napoletani abbiamo la fortuna di poter dire che la nostra lingua e la nostra cultura hanno lasciato, lasciano e son sicuro continueranno a lasciare molto di più di quello che il resto del mondo, almeno quello che ci vede con occhio gramo, dice…

Orgoglio!

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