Myanmar: 19enne uccisa in nome della democrazia durante le proteste in piazza

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Myanmar, Angel 19enne uccisa con un colpo alla testa

Deng Jia Xi, conosciuta in tutto il mondo come Angel, era una ragazza birmana. In Myanmar la 19enne è stata uccisa da un colpo di pistola alla testa. Era stata uno dei volti protagonisti di questi giorni delle proteste contro il colpo di stato. Oltre lei, altre 54 persone hanno perso la vita dal 1 febbraio ad oggi.

E se delle ragazzine che avrebbero tanto da insegnare muoiono in nome di un ideale forte, in Italia la notizia passa in sordina, in favore di un Ibrahimovic che arriva in moto all’Ariston.

Willie Peyote, ormai maestro della denuncia sociale, apre il suo nuovo singolo proprio con una citazione che sa di predizione, ma solo perché è cosciente del contesto in cui si trova.

Il colpo di stato in Myanmar

In Myanmar, paese del sudovest asiatico, il 1 febbraio le forze armate birmane effettuano un colpo di stato, rovesciando il governo di Win Myint.

Ne conseguono gli arresti di Win Myint e Aung San Suu Kyi, quest’ultima Consigliera di Stato della Lega Nazionale per la Democrazia. Il partito aveva democraticamente vinto le precedenti elezioni del novembre 2020 con un ampio vantaggio.

Le cause del golpe

La causa del golpe sono dei presunti brogli elettorali e tensioni tra l’ex presidente ed i vertici dell’esercito, accuse mosse dal generale dell’esercito Min Aung Hlaing.

In seguito, arriva anche la dichiarazione di stato di emergenza della durata di un anno.

La risposta del popolo

La risposta del popolo non si è fatta attendere. Cruenti e repentine sono state le rivolte nelle piazze, specie nelle città più importanti. Proteste in nome della democrazia: richiesta di scarcerazione per l’ingiusta detenzione dei due esponenti del partito e la volontà di ripristino del governo.

Myanmar Angel, 19enne uccisa: cosciente di ciò a cui stava andando incontro

Angel prima di scendere per l’ultima volta in piazza, ha lasciato un messaggio ad un suo amico che recita: “Ti amo tantissimo. Non lo dimenticare”.

Piccola, ma non ingenua. Cosciente del pericolo e volenterosa di affrontare la situazione prendendola di petto e per le corna.

Lei e le altre 54 vittime erano persone che si sono fatte forza in nome di un’idea più grande. Un ormai privilegio che in Birmania è diventato una conquista da ottenere, piuttosto che un diritto da cui attingere.

L’Italia: il paese di musichette mentre fuori c’è la morte

In Italia, invece, Ibrahimovic arriva in orario per lo spettacolo.
Un cenno di sorriso e lo show può iniziare: ma nel libro scritto da Willie Peyote il tutto era già scritto.

Al termine della serata cala il sipario dell’Ariston, i Maneskin festeggiano la vittoria. Potranno fare lo stesso anche i 54 milioni di birmani?

PhotoCredits: Twitter @tamyumkung

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.