Myanmar: continuano le proteste contro il golpe

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Manifestazioni e attacchi hacker contro il governo militare

Il 1° febbraio 2021 l’esercito ha assunto il controllo politico della repubblica di Myanmar (ex Birmania). Il colpo di Stato ha determinato il trasferimento di tutti i poteri al generale Min Aung Hlaing, che ha destituito il governo democratico guidato dal partito della Lega Nazionale per la Democrazia (LND). La dittatura militare ha annunciato lo stato d’emergenza per un anno e ha assegnato la presidenza della repubblica birmana al generale e politico Myint Swe.

L’arresto di Aung San Suu Kyi: processo e nuove accuse

Aung San Suu Kyi, leader della Lega Nazionale e Premio Nobel per la pace, è stata arrestata insieme ad altri funzionari del partito. Attualmente, secondo alcune fonti, la leader democratica sarebbe condannata agli arresti domiciliari a Naypyidaw, la capitale del Paese. Il portavoce dell’esercito, infatti, aveva denunciato la manomissione dei risultati elettorali dello scorso novembre, quando il partito della Lega Nazionale aveva ottenuto la maggioranza. Inoltre, i militari denunciano numerosi casi di frode, tra cui l’importazione illegale di walkie-talkie e l’inclusione di centenari e minori tra i votanti alle elezioni.

Tuttavia, l’esercito birmano ha anche reso nota la possibilità di indire nuove elezioni “libere e regolari” alla fine dello stato d’emergenza, anche se il regime non ha ancora stabilito una data precisa.

Il 16 febbraio scorso ha avuto inizio il processo contro Aung San Suu Kyi, ma all’udienza non era presente il suo legale. Pare, infatti, che non sia stato avvisato e che, al suo arrivo in tribunale, il primo incontro fosse già concluso. La leader democratica è anche accusata di aver infranto la legge sulla gestione dei disastri naturali durante un incontro con una folla di sostenitori, mentre la situazione legata alla pandemia rendeva necessaria l’adozione di misure preventive. La prossima udienza, infine, è fissata per il 1°marzo.

Golpe in Myanmar: manifestazioni e blocco di Internet in tutto il Paese

Le accuse che il governo militare ha indirizzato alla leader democratica sono considerate false e infondate dalla popolazione. Riversatosi per le strade, il popolo birmano ha avviato una serie di manifestazioni pacifiche per protestare contro il golpe e chiedere il rilascio di Aung San Suu Kyi e degli altri funzionari politici. Allo stesso tempo, però, la giunta militare ha bloccato in tutto il Paese l’accesso alla rete Internet. Non a caso, Netblocks – un’organizzazione che monitora la sicurezza informatica e registra possibili blocchi di Internet per stimarne le conseguenze economiche – ha segnalato la presenza di tali restrizioni. L’oscuramento dei social media, in particolare, ha negato la possibilità agli attivisti di esprimere idee e proteste e di organizzare incontri e manifestazioni.

La politica internazionale condanna il colpo di Stato in Myanmar

Numerosi stati hanno sollecitato il governo birmano ad “aderire a standard democratici” e a rilasciare i funzionari politici. In aggiunta, l’ONU ha condannato il blocco di Internet come un atto volto a minare i principi democratici e la libertà d’espressione, oltre che a danneggiare il regolare funzionamento di dispositivi e servizi pubblici. Josep Borrell, l’alto rappresentante dell’UE per la politica estera, ha esortato i militari a interrompere la violenza contro i civili. La condanna dell’uso della forza contro i manifestanti pacifici riecheggia nelle parole del segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres.

Attacchi hacker ai siti governativi: continuano le proteste contro il golpe

Il gruppo Myanmar Hackers ha attaccato alcuni siti informatici gestiti dal governo militare, come quello della Banca Centrale, il sito dell’emittente tv statale MRTV e quelli dell’Autorità portuale e dell’Agenzia farmaceutica. Oltre agli attacchi informatici, in Myanmar continuano le proteste contro il golpe, malgrado il divieto imposto dalla giunta militare. Medici, infermieri, insegnanti e studenti hanno protestato all’interno degli ospedali e delle università, mostrando il saluto a tre dita dei movimenti democratici tailandesi. Alcune persone sono rimaste ferite, mentre l’esercito ha impiegato proiettili di gomma e gas lacrimogeni per disperdere la folla.

A questo proposito, è recente la notizia della morte di Mya Thwate Thwate Khaing, la ventenne ferita alla testa da un colpo d’arma da fuoco durante le manifestazioni del 9 febbraio. Mya è, con molta probabilità, la prima vittima delle repressioni dell’esercito birmano. La notizia del suo decesso, avvenuto la mattina del 19 febbraio, è stata comunicata dall’ospedale in cui era ricoverata in condizioni critiche.

Mya è diventata il simbolo della lotta contro un regime dittatoriale che non rinuncia alla forza e alla violenza per imporre il suo potere.

Repressioni a Mandalay: morti due manifestanti. Intanto Facebook ha bloccato l’account del regime

Nei giorni che seguono il decesso di Mya, in Myanmar continuano le proteste contro il golpe, coinvolgendo anche altre numerose città. A Mandalay, la seconda città del Paese, nel corso delle repressioni operate dalle forze armate, due manifestanti sono morti. Una delle vittime è stata colpita alla testa da un proiettile, mentre il secondo dimostrante è stato ferito all’altezza del cuore ed è deceduto in ospedale. Per di più, alcune fonti hanno segnalato la presenza di numerose persone rimaste gravemente ferite.

Allo stesso tempo, Facebook ha provveduto alla chiusura dell’account impiegato dal governo militare, la pagina Tatmadaw – True News Information Team. Il social medium ha denunciato la violazione delle regole della piattaforma operata dal regime attraverso ripetuti incitamenti alla violenza.

Photocredits:@instamyanmar

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.