Nada “la bambina che non voleva cantare” (ma che fortunatamente lo fece)

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Impressioni sull’ultimo prodotto RAI dedicato all’infanzia di Nada Malanimo

Nada Malanima, classe ’53, ha rappresentato una rivoluzione musicale e culturale per il nostro Paese. Simbolo di libertà, Nada è divenuta oggetto dell’ultimo lavoro della RAI, diretto da Costanza Quatriglio. Oltre ad un lavoro ben fatto, c’è di più. Come, ad esempio, la storia stessa della giovane protagonista che la interpreta.

La vita di Nada: dai primi anni fino all’esordio a Sanremo

Nada (nome scelto dalla madre per omaggiare una zingara che aveva previsto buona sorte) nasce nei primi anni ’50, in un paesino in provincia di Livorno. Seconda figlia della famiglia Malanimo, di cui padre contadino e madre venditrice di polli. Scoperta per caso la naturale propensione per il canto, la madre spingerà Nada a prendere lezioni di canto da un noto insegnante della zona, Leonildo.

Profetico è il nome di questa famiglia, il mal d’animo fa infatti da sfondo a tutta la vita della giovane Nada la quale cresce con una madre depressa che alterna stati d’umore quieto a stati di grave sofferenza.

Nada si sentirà “costretta” a studiare canto per la felicità (letterale) della madre, che pare riesca a riacquisire serenità attraverso l’impegno e le soddisfazioni datele dalla figlia nel canto.

L’amore disperato nel rapporto con la madre

Mentre la madre sostiene di spronare la figlia affinché possa godere di un futuro migliore, sembra inconsapevolmente più interessata a riconquistare la propria felicità, felicità che la malattia le nega. Questo continuo senso del dovere, accompagnerà e scandirà i primi anni, se non tutta la vita, della giovane Nada.

Dopo un’iniziale ostinazione e a seguito di una pesante ricaduta della madre, Nada inizierà seriamente a prepararsi, vincendo alcuni concorsi fino a classificarsi per Sanremo con Ma che freddo fa.

Quello che verrà definito negli anni successivi da Nada come un amore dipendente nei confronti della madre, verrà poi da lei compreso e “risolto” grazie alla musica stessa.

Quello con mia madre è stato un rapporto di dipendenza, soprattutto da parte mia. Scrivere di lei mi è sempre venuto fuori spontaneamente, al di là che lo voglia fare o meno, sono cose che uno ha dentro, che escono prepotentemente, esistono, le hai. Nel mio ultimo disco O madre è quasi come una liberazione, credo che si concluda questo conflitto, come se alla fine avessi capito e avessi sposato tutte le cose buone o sbagliate che può fare una madre perché fa parte della vita, dei sentimenti grandi, degli amori veri. Quando uscirà il mio prossimo disco, non ci sarà nessuna canzone dedicata a lei.

Corriere della sera

Il riadattamento della Rai

Dal libro autobiografico “Il mio cuore umano” della stessa cantante, di cui è stato prodotto anche un docufilm, è liberamente ispirato il film Rai “La bambina che non voleva cantare” e che vede radunato un grande cast italiano.

Carolina Crescentini interpreta un’intensa Viviana, la madre di Nada, mentre Paolo Calabersi è il maestro Leonildo. I due erano già stati colleghi per diversi anni sul set di Boris, la serie.

Sergio Albelli, fresco di un altro prodotto televisivo quale “Made in Italy“, è il comprensivo padre, mentre Paola Minaccioni è la toscanissima Suor Margherita. Meno toscana, ma tutta partenopea è la nonna della piccola Nada, Nunzia Schiano.

Nada/Tecla

La giovane Tecla non ha avuto un destino poi così dissimile da quello del suo ruolo: Nada. Esibitasi anche lei a Sanremo da giovanissima, esattamente nelle nuove proposte dell’anno scorso, si è rivelata essere una promettente interprete anche nella recitazione.

La sua freschezza e spontaneità, insieme alla potente voce dallo stile un pò retrò, anche se dal timbro diverso rispetto al personaggio che interpreta, hanno reso credibile la sua performance.

Tecla, 17 anni, non poteva credere alla chiamata che le confermava la parte da protagonista. Con Nada, che conosceva soltanto artisticamente e non per la sua storia, dice di aver trovato in comune un animo ricettivo, capace di sentire tanto le emozioni. Condivide, inoltre, con la cantante livornese, l’idea di una libera espressione artistica che si traduce anche nella possibilità di spaziare. Nada, tra diversi generi come il pop e il rock e Tecla, come attrice e cantante.

In conclusione, “La bambina che non voleva cantare” si dimostra una prova che riesce a rendere abbastanza le misure di una storia toccante e poco conosciuta, se non dagli appassionati, e nel complesso, risulta godibile. Nulla di eccezionale eh, ma in quanto film per il piccolo schermo, si lascia seguire.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.