Da Nagasaki 1945 a Tokyo 2020: l’occasione sprecata dei Giochi Olimpici

Settantasei anni fa, la città portuale di Nagasaki veniva completamente rasa al suolo. Tuttavia, solo tre giorni fa, nell’anniversario della bomba su Hiroshima, non è stato osservato il minuto di silenzio prima delle gare

9 agosto 1945, ore 11:02. Esattamente settantasei anni fa andava in atto uno degli atti criminali più efferati della storia. La città portuale di Nagasaki veniva completamente rasa al suolo da un ordigno nucleare. Chiamato Fat Man per la sua forma ovoidale, la bomba rilasciò una potenza di 21 chilotoni provocando la morte istantanea di 40 mila persone. Solo tre giorni prima la stessa sorte era toccata ad Hiroshima. Un disastro senza precedenti da evitare a qualsiasi costo. Un disastro il cui ricordo non è svanito e che è stato capace di ergersi a protagonista anche ai Giochi di Tokyo 2020 nonostante l’imbarazzante atteggiamento del CIO.

Le fiamme dei Giochi

Esistono fiamme che permettono di avere dei sogni per i quali lottare ardentemente; non esiste al mondo nulla di più poetico dell’uomo che lotta contro sé stesso per vedere finalmente realizzati i propri sogni.

Lottare contro sé stessi e superare i propri limiti è l’azione più carica di ribellione che ogni singolo individuo possa compiere. Proprio come, secondo la mitologia greca, Prometeo ingannò gli Dei sottraendo loro il fuoco per donarlo agli uomini, così colui che combatte si ribella al suo “destino” cambiando il corso degli eventi.

Queste sono le fiamme delle Olimpiadi: un simbolo capace di unificare le popolazioni più variegate. Le fiamme che proprio in questo mese, hanno “illuminato” le strade di Tokyo e dell’intero Giappone per la trentaduesima edizione dei Giochi Olimpici.

Ma esistono fiamme, invece, capaci di annientare qualsiasi speranza. Fiamme che spengono e che provocano silenzio.

Nagasaki e Hiroshima: le fiamme del silenzio

Proprio il mattino del 9 agosto 1945, ore 11:02, un aereo della United States Air Force, sganciò sulla città di Nagasaki il secondo ordigno atomico della storia, nome in codice Fat Man, provocando tra le 60 mila e 80 mila vittime. Solo tre giorni prima, Little Boy, così fu battezzata la prima bomba atomica sganciata su Hiroshima, causò un numero di vittime stimato tra i 90 mila e i 166 mila civili.

A tanti anni di distanza risulta evidente come in quel giorno abbia avuto luogo uno dei più efferati crimini contro l’umanità giustificato dall’esigenza di terminare il lungo conflitto mondiale. L’attacco nucleare, infatti, determinò la resa incondizionata del Giappone senza la necessità, come accaduto in Europa, di un intervento diretto sul territorio. L’ennesimo caso di danno collaterale ritenuto legittimo in funzione del raggiungimento dell’obiettivo ultimo, la cessazione delle ostilità appunto.

Le giornate del 6 e 9 agosto 1945 hanno dunque mostrato dove l’ostinazione dell’uomo può condurre lasciando profondi strascichi nella coscienza di tutti. Negli anni successivi, infatti, l’angoscia di un conflitto nucleare ha continuato ad affliggere l’uomo raggiungendo il suo apice nella crisi tra USA e URSS prima, e vivendo una stagione di policentrismo nucleare oggi. La memoria di ciò che è stato e di conseguenza di ciò che potrebbe essere assume un ruolo di fondamentale importanza, perciò, per evitare di ripetere i medesimi errori verificatisi in passato

Un’occasione sprecata

Le Olimpiadi di Tokyo 2020 svoltesi quest’anno per via del Covid in corrispondenza del 76° anniversario del disastro di Hiroshima e Nagasaki avrebbero potuto rappresentare l’occasione ideale per ricordare al mondo tutto ciò. Purtroppo, questo non è accaduto.

Nel giorno dell’anniversario della bomba su Hiroshima, a Giochi Olimpici ancora in corso, non è stato osservato il minuto di silenzio prima delle singole gare. Dietro il “no” del Comitato Olimpico Internazionale ufficialmente vi è il segmento di commemorazione per le vittime di tragedie storiche svoltosi nella giornata di ieri in corrispondenza della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi. Tuttavia, è lecito credere che il “no” del CIO dipenda principalmente dalla presenza all’interno dei Giochi degli Stati Uniti, paese che non ha mai rinnegato le azioni di guerra atomiche, neppure con Barack Obama nella sua storica visita a Hiroshima del 2016.

Ricordare i caduti per l’attacco atomico nel paese in cui tale atto criminale ebbe luogo è doveroso.
Farlo durante la manifestazione che mira alla pace dei popoli attraverso la competizione e lo sport è imprescindibile.
Un’occasione irripetibile anche  per accelerare il processo di firma e ratificazione del trattato ONU per il bando delle armi nucleari.
Ma un’occasione, l’ennesima, sprecata.


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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.