Nando Morra: “La bellezza al cinema è un’arma a doppio taglio”

Nando Morra

Nando Morra è un attore napoletano che ama la sua città, proprio qui è iniziata la sua carriera, tra tanta passione e sacrificio per un mestiere che ha riempito la sua vita di immense soddisfazioni

A chi ti sei ispirato all’inizio della tua carriera?

“Questa domanda mi porta a riflettere sul fatto che, nonostante ci siano stati tanti bravissimi attori e registi che hanno donato al cinema italiano enormi capolavori assoluti, non credo di essermi mai ispirato a nessuno in particolare; la mia ispirazione è generica ed è legata ad un loro modo di fare cinema con serietà, attenzione e rispetto del lavoro e del pubblico. Se proprio devo pensare ad un attore e regista come fonte d’ispirazione, con le dovute enormi distanze, penso a Vittorio De Sica“.

A quale personaggio interpretato sei più legato?

“Ci si affeziona sempre un po’ a tutti i personaggi che si interpretano, perché dietro la costruzione di un personaggio c’è tanto lavoro ed è impossibile non legarsi a ciascuno di essi. Quello che forse fa un po’ la differenza e che ti lascia un affetto particolare per un determinato personaggio credo sia il momento della tua vita in cui lo interpreti, lì incide sicuramente anche il team di lavoro che ti circonda; per tali motivi il personaggio di Carlo Antonelli, agente dei servizi segreti corrotto, che ho interpretato nella serie televisiva  ‘La Nuova Squadra‘, sicuramente mi è rimasto molto nel cuore anche con un pizzico di nostalgia”.

Un consiglio ai giovani che vogliono intraprendere la tua carriera

“Da quando ho affiancato alla carriera di attore quella di regista ho compreso meglio delle dinamiche attoriali che prima un po’ mi sfuggivano; ho compreso che non basta soltanto essere preparati per poter superare un provino e questo dipende dal fatto che nella mente di un regista c’è già l’idea del personaggio, anche se ancora un po’ sfocata. Solo quando arriva quell’attore che gli consente di metterla a fuoco allora è quello giusto”.

Per cui sicuramente bisogna arrivare preparati al massimo al provino ma è importante anche evitare di farsi prendere da quell’ansia della telefonata che non arriva, insomma fare il provino e non pensarci più. Quello che dico oggi ai ragazzi, anche durante il corso di recitazione cinematografica che dirigo nel Centro Storico di Napoli, è di avere tanta preparazione, determinazione, umiltà e studio, ma anche tanta forza psicologica per i momenti lavorativi bui, perché arrivano, e se non si ha questa caratteristica meglio non avvicinarsi nemmeno al lavoro dell’attore, non è un mestiere per tutti!”

Il pubblico napoletano a quale personaggio si affeziona?

“Premesso che non credo ci siano grosse differenze tra pubblico napoletano, romano, siciliano etc, in generale il pubblico tende a farsi maggiormente coinvolgere da personaggi estremi, borderline, cattivi, personaggi che devi amare e odiare nello stesso momento. Il fascino del male è sempre superiore a quello del bene, a meno che non ti trovi dinanzi ad un genio assoluto come Massimo Troisi e allora tutto si ribalta”.

La tua bellezza ti ha aiutato o è stata un limite? Hai dovuto dimostrare più degli altri?

“Non mi reputo Alain Delon o Brad Pitt, credo di essere un uomo esteticamente abbastanza normale, mi sento molto più bello da un punto di vista interiore che esteriore. Credo che la bellezza nel cinema sia sempre stata un’arma a doppio taglio, da un lato può favorirti all’inizio ma può anche penalizzarti in seguito. Più che la bellezza credo serva fascino, che poi si riflette in intelligenza emotiva ed empatia, doti che ritrovo sempre in meno persone purtroppo, ma che dovrebbero essere alla base di ogni relazione sociale. Non mi interessa dimostrare più di altri, quando intraprendo una sfida è sempre e soltanto con me stesso, riuscire a superare i propri limiti quella è la vera dimostrazione, a mio avviso”.

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